LUMINARE. - Nell'epigrafia cristiana antica ricorre talvolta questo vocabolo per indicare un'apertura verticale o obliqua praticata nel tufo dei cimiteri sotterranei per illuminare e dare aria a uno o più cubicoli o gallerie. Spesso era rinforzata in opere murarie (esempi in Roma, Napoli, Siracusa). Ma si è riscontrato che tali pozzi di aereazione furono usati e frequenti anche negli arenari o cave di pozzolana, come nell'arenario poi trasformato in cimitero di Commodilla, presso la Via Ostiense.
S. Girolamo ricorda questi l. che rompevano raramente l'orrore delle tenebre cimiteriali (In Ex. 60); anche Prudenzio descrive la luce penetrante nei cava ciscera montis delle cripte cristiane (Peristephanon, XI, V. 165). Un'iscrizione oggi perduta menzionava l'acquisto d'un sepolcro bisomo situato in luminare maiore, fatto, per due
soldi d'oro, da un tale Saturnino (G. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive, Roma 1844, p. 165); quella di un Eusebio di Antiochia, attestante l'acquisto del sepolcro « in catacumbas » presso il L, è ora nella Biblioteca Ambrosiana in Milano. Nel cimitero di Domitilla si conserva invece l'epigrafe di un Gallicano che acquistò un sepolcro bisomo, in cripta ad l. Notissima è l'epigrafe del diacono Severo, in Callisto, con la menzione del L. Talvolta questi l. erano anche rivestiti d'intonaco e più raramente decorati. Fra questi si ricordano gli affreschi nel L. della cripta di S. Cecilia, in Callisto, con le immagini dei ss. Sebastiano, Quirino e Policamo (G. Wilpert, La cripta dei papi e la cappella di S. Cecilia, Roma 1910, tav. 6); nella cripta detta di S. Gennaro, in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 34); in un cubicolo del secondo piano nel cimitero inter duas lauros (id., loc. cit., tav. 151) e nel cimitero detto di S. Gennaro dei poveri, in Napoli, con la maestosa rappresentazione di Gesù Cristo tra due angeli (H. Achelis, Die Katakomben von Neapel, Berlino 1936, tav. 42).
#### LUNA: V. NEOMENIA.