LUMINARE

LUMINARE - Iscrizione del diacono Severo (sec. IV) con la menzione di un l. - Roma, cimitero di S. Callisto.

Appartengono all'ordine discorsivo, rivestendo l'aspetto di sintesi chiare e luminose, di verità che si possono raggiungere con adeguati ragionamenti, ma che nel caso si percepiscono più rapidamente e vividamente. Si potrebbero dire conclusioni, che invece d'essere raccolte con lungo travaglio mentale da un complesso di premesse, risultano in poche operazioni. Sogliono aversi specialmente nelle persone di grande intelligenza, dedite all'orazione meditativa, ed abituate ad astrarre dal contingente le verità essenziali, ma anche in anime più semplici, ed allora d'ordinario più passivamente per doni infusi.

I l. spesso sono improvvisi, analogamente ai cosiddetti colpi di genio, e fanno approfondire molto la scienza delle cose celesti (attributi di Dio, misteri della vita, morte e risurrezione di Cristo, eventi provvidenziali, relazioni tra la Chiesa, il Pontefice e la vita spirituale ecc.). Essendo personali e non ricalcando d'ordinario soggetti e schemi già elaborati, si fissano di più nell'anima che ne fruisce, movendola con più efficacia nel bene e nella santità. Sono più frequenti nel periodo dell'ascesi detto illuminativo.

LUMINARE. - Nell'epigrafia cristiana antica ricorre talvolta questo vocabolo per indicare un'apertura verticale o obliqua praticata nel tufo dei cimiteri sotterranei per illuminare e dare aria a uno o più cubicoli o gallerie. Spesso era rinforzata in opere murarie (esempi in Roma, Napoli, Siracusa). Ma è riscontrato che tali pozzi di areazione furono usati e frequenti anche negli arenari o cave di pozzolana, come nell'arenario poi trasformato in cimitero di Commodilla, presso la Via Ostiense.

S. Girolamo ricorda questi l. che rompevano raramente l'orrore delle tenebre cimiteriali (In Ez. 60); anche Prudenzio descrive la luce penetrante nei cave viscera montis delle cripte cristiane (Peristephanon, XI, V. 165). Un'iscrizione oggi perduta menzionava l'acquisto d'un sepolcro bisnon situato in luminare maiore, fatto, per due

soldi d'oro, da un tale Saturnino (G. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive, Roma 1844, p. 165); quella di un Eusebio di Antiochia, attestante l'acquisto del sepolcro «in catacumbas» presso il l., è ora nella Biblioteca Ambrosiana in Milano. Nel cimitero di Domitilla si conserva invece l'epigrafe di un Gallicano che acquistò un sepolcro bisomo, in cripta ad l. Notissima è l'epigrafe del diacono Severo, in Callisto, con la menzione del l. Talvolta questi l. erano anche rivestiti d'intonaco e più raramente decorati. Fra questi si ricordano gli affreschi nel l. della cripta di S. Cecilia, in Callisto, con le immagini dei ss. Sebastiano, Quirino e Policamo (G. Wilpert, La cripta dei papi e la cappella di S. Cecilia, Roma 1910, tav. 6); nella cripta detta di S. Gennaro, in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 34); in un cubicolo del secondo piano nel cimitero inter duas lauros (id., loc. cit., tav. 151) e nel cimitero detto di S. Gennaro dei poveri, in Napoli, con la maestosa rappresentazione di Gesù Cristo tra due angeli (H. Achelais, Die Katakomben von Neapel, Berlino 1936, tav. 42).

Bibl.: G. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive, Roma 1844, p. 165 sq.; G. B. De Rossi, Roma sotterranea, III, 1877, pp. 422-24.

Luna: V. neomenia.