MARCIONE, ERETICO. - N. nel Ponto ca. 1855, m. a Roma nella seconda metà del sec. II. Sulla sua vita privata non si sa niente di sicuro, ma pare che sia stato noleggiato (Tertulliano, De praescr. 30, lo chiama: naucleus), professione che in quell'epoca rendeva (v. M. Rostovtzeff, Gesellschaft und Wirtschaft im römischen Kaiserreich, II, Lipsia s. d., p. 367 sg) e che spiega come «in primo calore fidei»

(Tertulliano, Adv. Marc. 4, 4) era in grado di fare un dono di 20.000 sesterzi alla comunità di Roma (Tertulliano, De praescr. 30). Nell'anno 144, data storica per i suoi aderenti, lasciò la Chiesa sotto l'influenza dello gnostico Cerdone (Tertulliano, Adv. Marcion. 1, 2), e la comunità gli restituì il denaro (Tertulliano, De praescr. 30). Si è oggi male informati sulle dottrine dello gnostico siriaco Cerdone.
La maniera come Harnack ha descritto i rapporti tra Cerdone e M. non è soddisfacente. Harnack ha voluto negare le relazioni di M. con la gnosi, ma questo tentativo non è riuscito. L'idea del Dio straniero non è caratteristica per M. solo, ma, per tutta la gnosi, la distinzione fra un Dio giusto ed ingiusto non è ugualmente esclusiva di M. (cf. Didymus, De Trinit., III, 42: PG 39, 392, riguardo a Menandro e Satornilo), e il punto di partenza di M. nella sua discussione con i presbiteri romani: la similitudine evangelica dell'albero buono e cattivo (Tertulliano, Adv. Marc., I, 2), si spiega solo con una tradizione gnostica che identificava i due alberi nel paradiso con quelli della parabola evangelica; pertanto la relazione di M. con la gnosi è innegabile. In quale misura M. abbia sostenuto speculazioni gnostiche (p. es., quelle che gli attribuisce l'armeno Eznik) non si può dire con certezza, ma che M. sia stato un « biblicista », come lo ritiene Harnack, non è verosimile. Nel libro di I. Bidez e Fr. Cumont, Les mages hellénisés (I, Parigi 1938, p. 231) è notata l'affinità di alcune idee iraniche con quelle di M. D'altra parte l'autorità assoluta che M. attribuisce a S. Paolo (in contrasto ai Dodici) non si spiega che con la teoria gnostica che Paolo era « pneumatikos » di natura (cf. Didymus, in PG 39, 1672). Per i marcioniti Paolo siede alla destra e M. alla sinistra di Dio (Origene, In Luc. hom., 25, ed. Rauer, Lipsia 1930, p. 162, 6 sg.), e questo significa: sia Paolo, sia M. sono di natura « pneumatikoi », ossia appartenenti all'albero buono. M. è autore di un'opera intitolata: Anthithesis, in cui il Dio del Vecchio Testamento è in opposizione a quello del Nuovo Testamento. Il libro portò, pare, anche il nome di Proveragineum. Un tentativo di ricostruire il contenuto dell'opera si riscontra in Harnack, Markion (2a ed., Lipsia 1924, p. 256 sg.). Si possono constatare anche qui, p. es., nella polemica contro gli insetti (cf. Harnack, op. cit., p. 270) idee iraniche, ugualmente nella teoria che il demiurgo non sapeva niente dell'esistenza del Dio superiore (cf. Zatsparám, I, presso Zaehner, in Bulletin of the School of Orient. Studies, 9 [1937-39], p. 577). L'opera punta sulla « novità » del Vangelo ed enunzia la tesi che mentre il Demiurgo era conosciuto da Adamo e dagli altri, il Padre di Cristo era sconosciuto. Il Dio del Vecchio Testamento è giusto, quello del Nuovo Testamento è buono, il primo bellicoso, il secondo pacifico, il primo ha creato questo mondo visibile, il secondo non ha creato nulla o ha creato solo il mondo invisibile, il primo vuole sacrifici, il secondo si contenta di inni e lodi. M. non si saziava di dire male della presente creazione, che era, secondo lui, un « quid malum », prodotto da una materia cattiva (hyle) per opera di un demiurgo « giusto » (Clemente Al., Strom., III, 3, 12). I patriarchi e i profeti nulla seppero del Dio buono, identificato con il Cristo (Spirito), che nel 15° anno di Tiberio si manifestò sotto la forma di un corpo apparente e che nel suo descensus ai morti non liberò i giusti, ma Caino, i Sodomiti, gli Egiziani ecc. Questo Gesù, che è « straniero » nel mondo del Creatore, rimase ignoto anche ai suoi discepoli, che mantennero contatti con la religione giudaica e con il mondo del Creatore. Pertanto a M. sembrò necessario di ricostruire, sulla base di Luca, un nuovo Vangelo, a cui mise accanto, nel suo canone del Nuovo Testamento, brani scelti dalle epistole paoline, purgate secondo la tendenza della sua dottrina. Questo Vangelo è quello di Paolo, che da Dio fu chiamato dopo il fallimento dei Dodici. Si può emettere l'ipotesi che anche la vocazione di M. si era resa necessaria dopo l'oscuramento della dottrina paolina nella Chiesa. Forse M. era al corrente della teoria di un profetismo continuato, come si rileva nella predicazione di Mani. Secondo i Kephalai dei manichei appaiono, dopo Paolo, altri
« giusti » che cercano di riparare i mali della Chiesa. Si è pensato a M. e può essere che la dottrina esposta nei Kephalai sia basi sull'affermazione di M. stesso. La setta marcionita ammetteva fra i suoi aderenti solo coloro che si astenevano dall'uso matrimoniale, praticavano digiuni severi, astinenza dal vino e dalla carne e altre opere ascetiche, portavano vestiti neri di penitenza. Sulla storia della setta cf. Harnack, op. cit., p. 153 sg.; a p. 177 sg. anche sulle sue ramificazioni.
« ADVERSUS MARCIONEM », - Poema in cinque libri contro l'eresia di M., a torto attribuito a Tertulliano.
Il manoscritto originale che servì a G. Fabricius per la prima edizione (Basilea 1564) è perduto. Per la ricostruzione del testo sono importanti due centones attribuiti ad un Victorinus nel codice Vat. Regin. 582 (secc. IX-X). Il poema non insegna nulla di nuovo su M. e contiene anzi errori. La data è molto discussa. Mentre K. Holl (Gesammelte Aufsätze zur Kirchengeschichte, III, Tubinga 1928, p. 13 sg.) pensava al sec. V (ca. 475-525), M. Müller (Untersuchungen zum Carmen adversus Marcionem, Lipsia 1936) si è espressa di nuovo per il sec. IV. Ma i forti argomenti di Holl non sembrano essere confutati. Isidoro di Siviglia (De viris illustr., 8) conosce un Victorinus episcopus, che avrebbe composto « versibus duo opuscula admodum brevia », uno contro i manichei e l'altro contro i marcioniti. Non appare possibile identificare l'opusculum admodum breve del Victorinus con il presente Carmen adversus Marcionem in 5 libri. Secondo Holl, l'autore sarebbe vissuto in Gallia.