MARIA MADDALENA (MAGDALEENE), SANTA

MARIA MADDALENA (Magdaleene), santa. - Donna chiamata così per-
MARIA MADDALENA (Magdaleene), santa. - Donna chiamata così per-

bito a parlare delle pie donne guarite da spiriti immondi e da infermità che seguivano Gesù: tra queste elenca M. M. senza accennare alla peccatrice (Lc. 8, 1-2). Più innanzi (ibid. 10, 38-42) parla delle sorelle Marta e Maria senza identificare quest'ultima con qualcuna di quelle presentate prima. Parlerà ancora di M. M. tra le pie donne recatesi al sepolcro (ibid. 24, 10), chiamandola con lo stesso nome di 8, 2, senza identificarla con altre.

Mt. 26, 6-13 e Mc. 14, 3-9 parlano di una donna, che in casa del fariseo Simone il lebbroso unse il capo di Gesù suscitando commenti per lo spreco. S. Giovanni precisa che la donna che unse il Signore era Maria, sorella di Lazzaro e di Marta: il banchetto era stato offerto a Bethania in ringraziamento della risurrezione di Lazzaro (Io. 12, 1-8; cf. 11, 2). Nessun accenno alla peccatrice od a M. M. Non è possibile identificare questa unzione che precedette di poco la Passione con quella riferita da Lc. 7, 36-50, per la diversità del tempo e del luogo.

Chi sostiene l'identità di Maria di Bethania con la peccatrice si fonda specialmente sul fatto che Giovanni (11, 2), presentando per la prima volta Maria sorella di Lazzaro, dice che era quella «che aveva un'oro (ἡ ἀλεξίωσα) il Signore e che gli aveva asciugato (καὶ ἐκμάξασα) i piedi con i capelli». Dai participi aoristi (ἀλεξίωσα, ἐκμάξασα) potrebbe sembrare che Giovanni alluda ad un'azione precedente, e precisamente a quella di Lc. 7, 36-50. Ecco dunque identificata Maria di Bethania con la peccatrice anonima! Rispondono i sostenitori della distinzione che i participi aoristi possono riferirsi ad un fatto non ancora narrato (e precisamente all'unzione che sarà riferita nel cap. 12), ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

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Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

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Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

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Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

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Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

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Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15, 9); ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ περὶ ἁρμοδόξ) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva un'oro il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).

Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: «Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di gratitudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania».

Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece

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41; Le. 23, 55) e che lo assistevano nei viaggi (Le. 8, 2). La sorella di Lazzaro invece è presentata come di Bethania, presso Gerusalemme.

BINL.: Faber Stapulensis (Lefèvre d'Estaples), De Maria Magdalene, Parigi 1516; J. Sickenberger, Ist die Magdalenen-frage wirklich unlosbar?, in Biblische Zeitschrift, 17 (1925), pp. 67-74; G. Mezzacasa, De tribus et unica Magdalena, in Perfice munus, 3 (1928), pp. 434-38; U. Holzmeister, S. M. Magdalena estue una eademque cum peccatrix et Maria sorore Lazari?, in Verbum Domini, 16 (1936), pp. 193-90; F. Prat, Gesù Cristo, trad. di T. Pelizzari, II, Firenze 1948, pp. 490-

504. La questione delle tre Marie nella tradizione fu studiata accuratamente da M

J. Lagrange, Gesù a-t-il été oint plusieurs fois et par plusieurs femmes?, in Rev. bibl., 9 (1912), pp. 504-32 e da U. Holzmeister, Die Magdalenenfrage in der christlichen Überlieferung, in Zeitschrift. f. kath. Theol., 46 (1922), pp. 406-22, 504-32. Per altri particolari bibliografici V. H. Simón - G. G. Dorado, Prat. bibl. Nov. Test., I, Torino 1947, nn. 398-505.

Pietro De Ambroggi

ARCHEOLOGIA. - Secondo G. Wilpert l'apparizione di Gesù risorto a M. M. sarebbe scolpita in uno dei fianchi d'un sarcofago trovato nel sec. XVI in S. Pietro in Vaticano (Sarcofagi, tav. 121, 2-4).

In una capsella marmorea in S. Giovanni Battista a Ravenna, Gesù appare a M. M. e all'altra Maria (R. Bartocini, La capsella marmorea cristiana rinvenuta a Ravenna, in Riv. di archeol. crist., 8 [1930], pp. 299-302; riprodotta alla V. MARIA [varie donne bibliche]; la stessa scena è in una miniatura dell'evangelario di Rabbùl dell'anno 586 (H. Leclercq, Croix et Crucifix, in DACL, III, 11, fig. 3380).

L'apparizione dell'angelo a M. M. e all'altra Maria presso il sepolcro, secondo i testi evangelici (Mt. 28, 1-10; Mc. 16, 1-13; Lc. 24, 1-12; Io. 20, 1-18), è quella che si rappresenta più spesso nell'arte cristiana antica.

La si trova infatti in sarcofagi cristiani, come nello scomparso sarcofago Vaticano edito da A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 79; Wilpert, Sarcofagi, p. 325) e nel sarcofago di S. Celso a Milano (id., loc. cit., p. 330; e tav. 243, 6); nel sarcofago di Servanne invece c'è anche M. Salome ricordata da S. Marco (16, 1-7; id., loc. cit., tav. 15, 2). Si ha anche in una serie di ampolle di Bobbio e di Monza (H. Leclercq, Ampolles, in DACL, I, 11, figg. 457, 458, 459; id., Monza, ibid., XI, 11, fig. 8439). Ricorre poi in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina in Roma (sec. v); in una valva del dittico eburneo di Monaco (sec. v); nel dittico eburneo del duomo di Milano (Venturi, I, fig. 390); in uno dei musei di S. Apollinare nuovo in Ravenna (a. 493-526); in una copertura metallica di libro liturgico con figure a sbalzo (sec. ix) nel museo del Louvre a Parigi (Venturi, II, p. 643 e fig. 483); nel sec. ix nella custodia d'argento di Pasquale I del tesoro del «Sancta Sanctorum» (Ph. Lauer, Le trésor du Sancta Sanctorum, in Mémoires et Monuments Piot, 15 [1907], tav. 9); in un avorio della collezione Saltkoff (H. Leclercq, Ascension dans l'art, in DACL, I, 11, fig. 989), e più tardi in uno dei musei del duomo di Monreale.

Lazzaro (v.) fiorì in Provenza quella di S. M. M. In Provenza, presso St-Maximin, esisteva una grande caverna detta S. Maria de Balma o Ste Marie-de-la-Baume. In questo luogo dalla metà del sec. XIII fu localizzato l'episodio della penitenza di S. M. M. desunto dalla leggenda fiorita sulla vita di S. Maria Egiziana a Vezelay, dove dalla metà del sec. XI era apparso il culto di S. M. M., immaginando che M. M. e Massimino fossero venuti dalla Palestina in Provenza dove si additavano i loro sepolcri che dal 1279 si ritenne fossero invece a St-Maximin (L. Duchesne, La légende de ste Marie Madeleine, in Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2ª ed., Parigi 1907, pp. 321-59).

ICONOGRAFIA. - Giotto e la sua scuola eseguirono due importanti serie di affreschi sempre con la storia di M. M., nella cappella della Santa ad Assisi e nel Bargello di Firenze. Mentre questi ultimi sono ormai perduti, la serie di Assisi è tuttora conservata, e presenta scene della vita, fra cui notevole iconograficamente quella in cui porge

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(fot. Brann)
Maria Magdalena, santa - Gesù appare a M. M., dipinto di M. Schongauer - Colmar, Museo.

la mano al vescovo Pontano, fondatore della Cappella. Dagli affreschi di Firenze derivò il ciclo della Cappella Rinuscini in S. Croce, opera di Giovanni da Milano e datato nel 1365, nel quale compare un raro miracolo della Santa, che avrebbe fatto ritrovare viventi ad un principe o mercante, al suo ritorno a Marsiglia, la moglie ed i figlioleti abbandonati cadaveri in un'isola. I cicli con storie della Santa si diffusero in tutto l'Occidente. Si sa da fra' Nicolò da Poggibonsi, nel 1346, che presso il S. Sepolcro a Gerusalemme esistevano affreschi ed una tribuna a musea con la figura della Santa. Ma se ne trovano numerosi esempi anche in Germania: così l'importantissimo altare di Tiefenbronn nel Baden, che porta al centro un gruppo plastico e che nel 1431 venne decorato sulle cuspidi e sugli sportelli da Luca Moser, con la cena in casa del fariseo, il viaggio di M. M. e di Lazzaro in una nave, il riposo dopo l'arrivo a Marsiglia, la Comunione di M. M.; così le set tavole di un altare Donaeuschingen e due a Rottweil sul Neckar, dovute ad un anonimo svizzero; così due rilievi con episodi della leggenda nel celebre altare di Riemenschneider, e così in quello in Mariastern, opera del sec. XV, come in un trittico di Gillis Van Coninxloo del 1508 a Bruxelles.

In scene della Crocifissione M.M. sta accanto alla Croce, pregando con le mani alzate (si veda l'affresco di Giotto ad Assisi e la cuspidi del polittico di Pisa, del Masaccio, nel Museo di Napoli). Luca da Leyda in una incisione di Marco Koffemann in un grande quadro la raffigurano, nel Cinquecento, come danzatrice.

Nelle immagini devote, risalenti al sec. XV, M. M. viene raffigurata inizialmente come portatrice del vaso d'unguenti. Così Piero della Francesca nel duomo di Arezzo, Carlo Crivelli in una tavola del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, il Chiodarolo a Bergamo nell'Accademia Carrara, Timoteo Viti nella cattedrale di Gubbio Bartolomeo Montagna nella chiesa di S. Corona a Vicenza (M. M. qui è raffigurata in sacra conversazione con altri santi), inoltre in quadri di Piero di Cosimo, del Luini, del Giampietrino, ecc. Frequenti sono le immagini della Santa anche nei paesi nordici e frequenti sono in quelle