MATTEO DI CASTRO

MATTEO di CASTRO. - Bramino indiano, n. da cristiani a Divar, piccola isola a nord di Goa, ca. il 1594. Venuto a Roma nel 1625, vi compì i suoi studi e vi fu ordinato sacerdote alla fine del 1629 o al principio del 1620. Ritornato in patria con facoltà speciali, concessegli dalla S. Congregazione de Propaganda Fide per agevolargli l'opera missionaria tra i connazionali, venne in urto con l'amministratore della diocesi vacante di Goa e tornò a Roma all'inizio del 1636.

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Matteo di Giovanni (Matteo di Siena) - Strage degli Innocenti (1488) - Napoli, Museo nazionale, Pinacoteca.

in urto con l'amministratore della diocesi vacante di Goa e tornò a Roma all'inizio del 1636.

Consacrato vescovo il 30 nov. 1637, con il titolo vescovile di Crisopoli, fu inviato in qualità di vicario apostolico nel regno d'Idalcan, piccolo Stato musulmano, ora scomparso, nei pressi di Goa. Vescovo in partibus, inviato dalla S. Sede con i poteri di vescovo residenziale ad amministrare un territorio non ancora eretto in diocesi. M. attuò per primo, in modo perfetto, i requisiti di un vicario apostolico odierno. La sua presenza in India sollevò tuttavia ostilità così gravi, da costringerlo nel 1643 a tornare a Roma. Qui, nel sett. 1645, fu nominato vicario apostolico di Etiopia. Non avendo potuto penetrarsi, si recò di nuovo nell'Idalcan, donde, per le rinnovate avversità, rientrò a Roma nel 1658. Qui, divenuto sordo e quasi cieco, morì intorno al 20 luglio 1677.

Bibl.: Th. Ghesquière, Mathieu de Castro, St-André-lez-Bruges 1936; C. Cavallera, M. di C. Mahalo, tesi di laurea presso l'Ateneo di Prop. Fide, 1936.