MELISMA. - Termine generalmente riservato alla musica liturgica antica, orientale (bizantina, siriaca, ecc.) o occidentale (gregoriana, ambrosiana, gallicana, visigotica); consiste in un vocalizzo con cui la sillaba di un testo viene arricchita con un commento di pura musica. Nel canto gregoriano i m. ornano di preferenza la sillaba finale, poi la sillaba accentata.
Secondo l'assenza o la presenza e l'importanza dei m., una melodia scritta con una sola nota per sillaba è detta di stile sillabico, mentre neumi di poche note su alcune o su tutte le sillabe caratterizzano lo stile neumatico (Introiti e Communi, in genere); allo stile melismatico o fiorito appartengono molti Graduali e Offertori e, di regola, gli Alleluia. Il m. dell'Alleluia, o Jubius, ha dato origine a quella forma poetica-musicale apparsa nel sec. IX o già alla fine del sec. VIII, detta « Sequenza » dove ogni nota del m., dapprima cantata sulla « a », finale dell'Alleluia, viene cantata sillabicamente su un testo poetico di struttura più o meno libera.
I versetti d'Offertorio, composti nel sec. VIII-IX e ora scomparsi, abbondavano di m. Nel Kyriale i canti più facilmente trattati in stile neumatico sono il Kyrie; più raramente il Gloria. Il Credo è sempre sillabico con qualche neuma semplice. Il Sanctus e l'Agnus Dei sono generalmente neumatici. Il Gloria « more ambrosiano » rappresenta una forma melismatica caratteristica della composizione antica: si trova nei versetti ornati dell'Ufficioatura e forse in qualche inno antico; il testo è quasi interamente declamato senza ornamenti melodici e l'ultima sillaba di questo recitativo si abbellisce di un fregio ben ricavato.
Dal punto di vista storico, non ha trovato credito l'opinione, secondo cui i canti melismatici sono posteriori nel repertorio gregoriano ai canti sillabici, e appaiono soltanto alla fine del sec. VII (F. A. Gevaert, La mélopée antique dans le chant de l'Eglise latine, Gand 1895). Il canto dell'Alleluia esisteva certamente al tempo di s. Agostino e sebbene il canto del Graduale fosse pressoché sillabico nel sec. IV, non lo è più nel sec. VI, quando una Schola Cantorum è necessaria per la formazione di cantori esperti. D'altra parte l'influsso orientale è innegabile agli inizi della liturgia e del canto occidentale, e, tra l'altro, questo influsso si manifesta con l'introduzione dei
m., assenti invece nei pochi frammenti finora conosciuti di musica ellenica, altra fonte della tecnica musicale latina. I documenti di musica creduti pregregoriani, Antifonario ambrosiano e forse Antifonari dell'Archivio di S. Pietro, sono i più ricchi di m. Per il suo alto valore estetico il m. viene giustamente apprezzato e considerato come una delle caratteristiche della musica liturgica antica. I nuovi ideali consigliarono ai polifonisti del Cinquecento e del Seicento di sopprimere i m. nelle edizioni di canto fermo, ma nella restaurazione sono stati in gran parte ripristinati, sebbene in forme purtroppo assai lontane dalla espansiva libertà dello slancio originale.