MELI, GIOVANNI

MELI, GIOVANNI. - Poeta, n. a Palermo il marzo 1740, m. ivi il 20 dic. 1815. Allievo dei Gesuiti, medico condotto a Cinisi per cinque anni, in seguito docente di chimica nella palermitana Accademia degli Studi. Fu detto «abate» e vestì l'abito talare, senza avere neppure gli Ordini minori.

Della poesia arcadica mantenne solo, e non sempre, i motivi esteriori: sua vera ispiratrice fu l'aspirazione, alla giustizia e alla pace, cercata nella vita dei campi e nella comunione con la saggezza del suo popolo (a programmi riformistici sono esplicitamente intese le sue Ri-

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(da G. Algranati, Basilicata e Calabria, Torino 1571, p. III) Melfi e Rapolla, diocesi di - Cattedrale (sec. xvir).

musive di leoni rampanti ai lati delle bifore, che rappresentano gentilizi normanni. Si segnala : il portale a sguancio di S. Maria la Nuova; due medaglioni raffiguranti l'Annunciazio

m., assenti invece nei pochi frammenti finora conosciuti di musica ellenica, altra fonte della tecnica musicale latina. I documenti di musica creduti pregegoriani, *Antifonario ambrosiano* e forse *Antifonari dell'Archivio di S. Pietro*, sono i più ricchi di m. Per il suo alto valore estetico il m. viene giustamente apprezzato e considerato come una delle caratteristiche della musica liturgica antica. I nuovi ideali consigliarono ai polifonisti del Cinquecento e del Seicento di sopprimere i m. nelle edizioni di canto fermo, ma nella restaurazione sono stati in gran parte ripristinati, sebbene in forme purtroppo assai lontane dalla espansiva libertà dello slancio originale.

BIBL.: C. Respighi, *Nuovo studio su P. Luigi da Palestrina e l'emendazione del Graduale romano*, Roma 1901; F. P. Wagner, *Neumarkunde*, Lipsia 1912; P. Ferretti, *Estetica gregoriana*, Roma 1934; P. Thomas, *Storia del canto gregoriano*, 1951.