MELVILLE, Herman. - Romanziere e poeta americano, n. a Nuova York City il 19 ag. 1819, m. ivi il 28 sett. 1891. Frutto delle sue esperienze di mozzo e di vita avventurosa furono i suoi romanzi esotici, di cui il maggiore è Moby Dick (1851); l'anno segnante egli pubblicava Pierre, un romanzo con una complessa vicenda sentimentale, molto discusso dai critici, anch'esso in parte autobiografico. Più tardi scrisse versi e racconti.
Ma non venne abbastanza apprezzato mentre visse e fu a molti inviso per la sua spregiudicatezza nel giudi- care i connazionali. Dei contemporanei soltanto Haw-
thorne lo intese e lo apprezzo. In Inghilterra Stevenson prese le mosse da lui. Ma soltanto nel sec. XX egli è stato rivalutato in pieno e classificato tra i massimi scrittori d'America. Moby Dick è un'opera caotica e in molte parti farraginosa e infarcita di cognizioni eterogene, tuttavia si leva a tratti al tono dell'epopea, ed è potenziata ed unica per il vigore della rappresentazione e un simbolismo religioso e visionario che fa della «bella bianca» non soltanto un personaggio allegorico ma un strumento terribile di vendetta. Tutto il racconto è carico di sensi allegorici e la Bibbia, sebbene interpretata e commentata in modo quanto mai arbitrario, è forse la fonte principale dell'autore. La balena incarna l'elemento demoniaco della natura e il protagonista Ahab la comporta e la insegue con un odio e un accanimento sproporzionati alle forze umane. La lotta accanita dei due protagonisti, l'uomo e il mostro, può richiamare alla memoria l'episodio di Polifemo. Ma, in conformità al fondamentale pessimismo dell'autore, la vittoria finale non spetta già all'uomo e alla sua ragione, ma all'irazione levitano che tutto travolge. Il pessimismo gli aspetti morbosi della natura e della fantasia di M. si mostrano ancora più accentuati in Pierre or the ambiguity (il sottotitolo è assai significativo), un romanzo che è stato interpretato modernamente in senso freudiano. Qui mancano gli scenari esotici e forse per questo il libro è più sconcertante. Esso d'altra parte non è meno inorganico dell'altro e non è forse un fatto casuale che l'autore in seguito scrisse soltanto racconti. La parte più suggestiva dell'opera è costituita dai primi capitoli dove si descrive l'adolescenza del protagonista (e indirettamente dell'autore) in casa della madre. Dei racconti di M. uno dei più belli, Billy Budd, venne pubblicato postumo nel 1926.