MENSURALISMO. - Insieme delle teorie che propendono per un ritmo misurato delle melodie gregoriane, in opposizione alle teorie per un ritmo libero. Il punto di partenza è quasi unicamente la tradizione dei teorici medievali; la poca chiarezza dei loro scritti giustifica la varietà dei sistemi, tanto che i sostenitori del ritmo libero (accentualismo di Pothier e David, ictualismo di Mocquereau e scuola solennesque) spiegano in senso a sé favorevole questi testi (Pseudo Hucbald, in Gerbert, Scriptores de Musica, I, pp. 182-184; Guido d'Arezzo, Micrologus, ibid., II, 14-16; Aribo, Musica Aribonis Scholastici, ibid., II, 215-216-228, ecc.).
Le teorie mensuralistiche possono dividersi in due grandi categorie: 1° gruppo: i neumi della notazione antica rappresentano durate esatte da raggruppare in misure simili alle misure della musica moderna, 2/8, 3/8, 5/8, 7/8, 2/4, 4/4, ecc. Per il Dechevrens la restaurazione ritmica di una melodia antica si compie in 6 operazioni progressive di cui la più elementare è la traduzione dei neumi secondo un ritmo uguale suggerito dalla forma di rabile dei neumi. Per l'Houdard un neuma, sia esso di 2, 3, 4 o più note, vale sempre e soltanto un tempo ritmico: questo tempo viene suddiviso secondo il numero delle note, di maniera che il totale sia sempre uguale al tempo primo. Il p. Jeannin non ammette invece la divisibilità del tempo primo e, lasciando da parte una importantissima parte della tradizione musicale scritta, trascrive i neumi dei codici soltanto con segni o lettere ritmiche considerate da lui come rappresentativi del ritmo primitivo; i questi le lettere che hanno valore positivo sono soltanto quelle che indicano il raddoppiamento delle note (cioè soprattutto l'episema orizzontale e la lettera t = tenete) mentre la lettera c ha solo un significato negativo di non allungare la nota. Questo sistema, negando il significato di sfumatura di valore impreciso riconosciuto ai segni detti ritmici, moltiplica all'eccesso le note lunghe; l'apparato paleografico del sistema di Jeannin, molto più studio di quello di Dechevrens e di Houdard, rimane poco persuasivo per la insufficiente concordanza tra codici e il troppo eccessivo arbitrio della distribuzione dei valori nelle caselle delle misure moderne. Meno approfondito risulta il sistema di P. Wagner di Friburgo. Appoggiandosi un'elementare su testi di teorici e in prima linea sull'anonimo Vaticano del cod. lat. Reg. 235, conclude, senza dimostrazione paleografica, che la virga (dritta o jacens) vale 2 tempi, la virga con episema (dritta o jacens) 4 tempi e il punctum 1 tempo: questi valori sono mantenuti per i singoli elementi di neumi più complessi. Dalle equivocazione paleografica, dalle leggi di composizione gregoriana e dalle conseguenze estetiche nell'applicazione pratica la scuola opposta conclude invece che i neumi radicali (virga, punctum) non hanno valore di esatta durata ma stanno ad indicare l'altezza relativa del suono prima della apparizione del rigo musicale.
2° Gruppo. Poiché i teorici medievali avevano paragonato il ritmo gregoriano alla scansione dei versi metrici, i teorici moderni tentano di ritrovare nei neumi i vari raggruppamenti di brevi e di lunghe tali da rappresentare il quadro di tutti i piedi metrici classici. A questo gruppo appartengono il vescovo di S. Dié, Foucault, il prof. G. Stouté e, in un primo tempo, il Ferretti. Nel campo scientifico la ricerca non è chiusa e alcuni fatti certi rendono precario il valore della teoria mensuralistica. In campo pratico nelle funzioni liturgiche le melodie gregoriane non sono da eseguire secondo un sistema mensuralista (cf. Responsum della S. Congr. dei Riti al vescovo di Roccamonde, 25 luglio 1934: Acta Sanctae Sedis, 40 [1907], p. 533; 43 [1910], p. 148).