MENDEZ DE SAN JUAN, JOSÉ

MENDEZ DE SAN JUAN, José. - Minimo, teologo moralista, n. a Madrid nel 1605, m. ivi il 17 luglio 1680. Fu successivamente lettore di teologia dogmatica e morale. Qualificatore della S. Inquisizione a Valenza, visitatore generale di tutte le biblioteche della Spagna, provinciale di Castiglia per il suo Ordine, fu anche spesso consultore del Re.

Pubblicò un intero corso di teologia morale (6 voll., Madrid 1641-78), cui aggiunse: Praxis theologiae mysticae (ivi 1674). Si conservano ancora manoscritti: un corso completo di filosofia ed un altro di teologia dogmatica; un trattato sulla Comunione frequente e quotidiana; questioni sull’Immacolata Concezione della B. Vergine Maria, De statu religioso ecc.

BIBL.: N. Antonius, Bibliotheca Hispana Nova, I, 2ª ed., Madrid 1783, p. 810; Biographia ecclesiastica completa, XIII, ivi 1862, pp. 783-84; G. Roberti, Disegno storico dell’Ordine dei Minimi, II, Roma 1909, pp. 656-57; G. Moretti, Acta Capituli, Gen. M., I, Roma 1916, pp. 412, 425, 467. Gennaro Moretti

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(per cortesia dei pp. Soltsiani)
Mendez, vicariato apostolico di - Jivaro a caccia con la cerbottana.

nel 1674, e l'Albergo dei poveri fondato a Napoli da Carlo di Borbone nel 1751. Nei paesi cattolici, con la Riforma cattolica, si ebbe un grande risveglio di azione caritativa, con una serie di nuove istituzioni di beneficenza legate ai nomi di grandi santi, come Camillo de Lellis, Vincenzo de' Paoli, Caterina da Genova, Ignazio di Loyola, Gaetano Thiene, Filippo Neri, ecc.

Con l'illuminismo prima e con la Rivoluzione Francese poi si modificò ancora la concezione della m.: essa non è più considerata un vizio dell'individuo, ma della società. Il povero ha diritto all'assistenza, che diventa compito fondamentale dello Stato e solo in via sussidiaria delle varie associazioni religiose o professionali. Questo concetto è espresso chiaramente nel 1790 dal «Comitato di m.» dell'Assemblea nazionale francese, che per primo parla di misure preventive da prendersi dallo Stato per l'eliminazione della m.

Nelle nazioni protestanti l'assistenza statale è tutt'oggi prevalente, mentre in quelle cattoliche si tende a rivalutare l'importante tradizione della carità privata e a vedere nello Stato solo l'ente coordinatore e di controllo.

La legislazione italiana si è più volte occupata del problema della m.: la legge di pubblica sicurezza del 20 marzo 1865 limitava la m. ai soli inabili muniti di certificato di indigenza, rilasciabile solo dai comuni, privi di ricovero di m.; la legge Crispi del 1889 e il successivo decreto, che ne precisa le modalità di attuazione, restringe la possibilità di concessione di tali certificati, ammettendo il ricovero in altro comune e stabilendo una graduatoria fra gli enti a cui è accollato l'onere del ricovero (opere pie, comuni, Stato). Complementari alle disposizioni di pubblica sicurezza sono quelle del Codice penale, tuttora vigenti, che puniscono con l'arresto il mendicante privo di certificato e coloro che impieghino per questura ragazzi minori di anni 18 di altrui famiglia. La legge di pubblica sicurezza del 22 luglio 1897 stabilisce le modalità per

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La legislazione italiana si è più volte ocupata del problema della m.: la legge di pubblica sicurezza del 20 marzo 1865 limitava la m. ai soli inabili muniti di certificato di indigenza, rilasciabile solo dai comuni, privi di ricovero di m.; la legge Crispi del 1889 e il successivo decreto, che ne precisa le modalità di attuazione, restringe la possibilità di concessione di tali certificati,

VITA (v.), venne maestrescuela del Capitolo salmanticense, arca diacono di Toledo, vescovo di Coria (1535). Mandato a Roma da Carlo V, vi rimase quasi ininterrottamente fino al 1557, favorendo efficacemente gli interessi della Spagna, in particolare nella questione del Concilio di Trento e nei conclavi.

Amico intimo di s. Ignazio di Loyola, che aveva conosciuto e ammirato fin dal 1527 nelle carceri di Salamanca, ne difese la dottrina ascetica, ne favorì l'opera (nella fondazione dei Collegi Germanico, di Salamanca e di Burgos, nella diffusione della Compagnia) e ne rivendicò la memoria. Creato cardinale nel 1544 da Paolo III ad praeces Caesaris, nel 1550 divenne vescovo di Burgos, che, indotto da s. Ignazio, raggiunse personalmente nel 1557. Rinnovò la sua diocesi con la visita pastorale, l'erezione del seminario con ricca biblioteca, il miglioramento economico della mensa capitolare, il restauro dell'episcopio, l'abbellimento della Cattedrale, la promulgazione delle decreti tridentini (11 giugno 1564). Tante attività l'avevano segnalato alla benevolenza di Filippo I, che lo fece promuovere arcivescovo di Valenza, ma la morte gli impedì di prendere possesso della nuova sede.

Formatosi nel clima del nascente Umanesimo spagnolo, il M. y B. ne divenne un distinto rappresentante. Stimato da Erasmo, in contatto con i migliori uomini del Rinascimento italiano e della Riforma cattolica, assiduo cultore di s. Tommaso e dei più grandi scolastici, appassionato raccoglitore di manoscritti, nel 1557 ritornò nella Spagna con molte casse di codici e con un maggior bagaglio di cognizioni patristiche e teologiche, che utilizzò nella redazione di un'opera eucaristica, concepita in difesa della reale presenza contro i protestanti, in particolare contro Ecolampadio: l'ampio trattato De naturali cum Christo unitate, quam per dignam Eucharistiae sumptionem fidei consequuntur. Scritto tra il 1561 e il 56 volge con calore e straordinaria erudizione una tesi di spinta originalità: l'Eucaristia degnamente ricevuta produce due unioni, una spirituale per mezzo della Grazia santificante (comune a tutti i Sacramenti), l'altra naturale (nel senso di vera e reale), che consiste nella comunicazione di tutte le proprietà della natura umana di Cristo a tutta la sostanza del fedele (pertanto non solo all'anima, ma anche al corpo, per quandam redundantiam), per virtù della Grazia sacramental, propria dell'Eucaristia. Questo speciale carisma è un donum quoddam christificum, che rende « cristiforme » il comunicante, come la Grazia abituale rende « deforme » il battezzato. Tale unione perdura anche dopo svanire le specie e produce nei fedeli la più profonda corporatio tra di loro, una incoercibile propensione verso l'unità con il Padre nel cielo e un'intima esigenza alla resurrezione somatica alla fine dei tempi (v. Comunione Eucaristica). L'autore sviluppa questo tema in cinque libri, in cui la vasta cultura positiva si fonde con la migliore speculazione tomista.

L'opera, rimasta inedita e pertanto mal compresa, fu occasione di molte dispute, vivente lo stesso autore, di cui dopo quarant'anni conservava vivo il ricordo Gabriele Vásquez (Commentarii et disputationes in III Sum. Theol. disp. 204, cap. 1). La decisa contrarietà dei contemporanei ebbe il suo epilogo in un avverso giudizio del Suárez. Il Vásquez, l'unico che avesse letta l'opera in un manoscritto di Toledo, attenuità di molto lo sfavorevole vertito del Dottore Esimio e da allora nella teologia eucaristica si determinò una triplice corrente di decisi oppositori (Henríquez, Tanner, Wiggers, Fugandez, Martínez del Prado, Becano, Mastrio, Granado, Salmanticensi), di moderati difensori (Pietro Martínez, Diego de Tapia, Luis de Léon, Andrea de la Guadalupe Thomassin) e di segretari amplificatori del pensiero mendoziano (card. Cienfuegos, De la Raguer, Selleri, card. Belluga, Rabago e Agramunt). Nel Settecento, con il decadere della teologia, si perdette quasi ogni traccia del M. y B. e della sua dottrina.

Ritrovato nel 1937 il manoscritto mendoziano da A. Piolanti nella biblioteca del Seminario Romano (a cui proveniva, per testamento, da mons. Ubaldo Mannucci), fu dal medesimo edito con introduzione e note nella collezione Lateranum. Nell'odierno fervore per la dottrina del Corpo Mistico, l'opera del M. y B. ridiventa attuale ed è suscettibile di ulteriori approfondimenti, poiché s'inserisce nella tradizione sempre viva del realismo greco e della speculazione tomista.

BIBL.: I. Vascas, Chronicon Hispaniae, Colonia 1577, p. 207; A. Schottus, Hispaniae Bibliotheca, Francoforte 1668, p. 544; G. Gonçalves Davila, Teatro eclesiástico de las iglesias de los reynos de las dos Castillas, III, Madrid 1650, p. 88; A. Oldoinus, Athenaeum Romanum, I, Perugia 1676, p. 237; N. Antonius, Bibliotheca Hispania nova, I, Madrid 1783, p. 447; F. Schroeder, Monumenta quae spectant primordia Collegii Germanici-Hungarici, Roma 1866, pp. 179-81, 272-74; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, II, 1922, p. 600; Pastor, V, pp. 412-14; VI, pp. 3-34; S. Ruiz, Bobadilla, in DHG, IX, coll. 268-70; A. Piolanti, L'Eucaristia e il Corpo Mistico in un trattato inedito del card. M., in La scuola cattolica, 66 (1938), pp. 69-78; J. Blázquez, F. de M. y su doctrina acerca del Cuerpo mistico, in Revista española de teologia, 4 (1944), pp. 257-313; A. Volpicella, Il card. F. M. y B. e il suo trattato inedito, Roma 1946; F. Mendoza, De naturali cum Christo unitate libri quinque, quos primum edidit, prolegomenis criticisque animadversionibus locupletavit A. Piolanti (Lateranum, nuova serie, 13, 1-IV), ivi 1947 (a pp. XI-LXXVII vita, pensiero, storia della controversia; a pp. XXII-XXV descritte le opere minori del M. y B.); P. Palazzini, Un inedito del '500, in L'osservatore romano, 11 marzo 1949, p. 3, coll. 6; E. Longpre, L'Eucharistie et l'union mystique selon la spiritualité franciscaine, in Revue d'ascétique et mystique, 25 (1949), pp. 327-31; F. Carpino, Nel mistero eucaristico, in Tabor, 5 (1950, II), pp. 81-84; F. S. Pelster, Il card. M. e la sua dottrina sull'unione con Cristo, in Civ. Catt., 1950, II, pp. 65-69; J. Blázquez, La edición romana de la obra « De naturali cum Christo unitate » del card. M., in Revista española de teologia, 10 (1950), pp. 433-39.

Antonio Piolanti