MENDICITÀ

MENDICITÀ. - È il mendicare per mestiere, una delle conseguenze del fenomeno del pauperismo. Generalmente accompagnato da vagabondaggio, dall'attenuarsi dal senso morale e dalla trascuratezza delle più elementari norme di igiene, la m. può rappresentare un pericolo per la collettività organizzata; nei riguardi degli individui che la praticano, la m. rappresenta una tragica situazione di esclusione dalla vita sociale, di impossibilità sociale ad ogni affermazione della personalità e della dignità umana.

Le cause principali della m. sono: la incapacità al lavoro dovuta al sesso, all'età, alle minorazioni fisiche o psichiche congenite o sopravvenute al soggetto; la capacità di lavoro non assorbita dalla società (disoccupazione involontaria); il vizio che provoca malattie, imprevidenza, disoccupazione volontaria; i pregiudizi sociali che escludono determinate categorie dalla vita sociale.

La m. fu diversamente considerata nelle varie epoche storiche e pertanto furono diverse le misure prese per la sua attenuazione o eliminazione.

Nell'epoca romana i poveri sono generalmente considerati come strumento per esercitare la propria liberalità, con fini politici più che assistenziali. Le distribuzioni grandiose di frumento (frumentazioni), di olio, di carni, in origine munificenze private, sono in seguito forma comune di liberalità statale. Non mancano anche nella legislazione romana esempi di leggi repressive della m.; una costituzione di Graziano, raccolta in seguito nel Codice di Giustiniano, stabilisce infatti che i mendicanti abili divengano servi di chi denuncia il loro mendicare (Cod., XI, 25).

Con il diffondersi del cristianesimo la m. è considerata sotto un nuovo aspetto: al concetto di liberalità si sostituisce quello di carità. Il precetto evangelico « Fate elemosina di quanto avanza » (Lc. 11, 41) informa di sé la mentalità dei primi cristiani e lascia tracce profonde per tutto il medioevo. La matrona romana Fabiola, che per prima istituì un ospedale per gli infermi poveri; Pammachio, che creò a Porto Romano un asilo per i pellegrini; Belisario, che nel sec. vi fondò a Roma un ospizio per i poveri, sono i primi esempi di una tradizione di elemosina e di assistenza al mendico per amore di Dio che diventerà una caratteristica del mondo cristiano di ogni tempo, adattandosi all'ambiente economico e sociale.

Per tutto il medioevo l'opera delle Chiese a favore dei poveri si estese sotto la direzione unitaria del papato, ma con la possibilità di aderire ai multiformi aspetti della povertà attraverso l'azione dei vari Ordini religiosi e delle confraternite a sfondo professionale. Il cristiano del medioevo si preoccupa del mendico, più che delle cause della m., e cerca in ogni modo di aiutarlo, non solo perché il mendico è un fratello, ma anche perché il mendico è mezzo con il quale il benefattore acquista meriti soprannaturali.

Con l'attenuarsi dello spirito cristiano in conseguenza del diffondersi dell'umanesimo e della « riforma » e con l'aumentare del numero dei mendicanti in conseguenza delle modificazioni strutturali dell'economia europea, l'opera della Chiesa diventa insufficiente. In Francia e in Inghilterra si hanno i primi esempi di intervento statale con la trasformazione del regime amministrativo degli ospizi, con il controllo sulle elargizioni, con l'istituzione di tasse per i poveri, con la punizione della m. non autorizzata, ecc. Nel sec. XVI e nel XVII la m. è considerata un vizio e si pretende di risolverne il problema, perseguitando il mendico od' obbligandolo al lavoro forzato. A questo proposito è significativa la « legge sui poveri » emanata sotto il regno di Elisabetta di Inghilterra (1801), che istituiva case di lavoro forzato e comminava pene severissime per tutti coloro che erano sorpresi a mendicare (mutilazione di orecchie, marchio, ecc.). L'orrore dei vagabondi suggerì anche grandiose opere di assistenza statale, come, p. es., il famoso Hôtel royal des invalides, fondato a Parigi da Luigi XIV

nel 1674, e l'Albergo dei poveri fondato a Napoli da Carlo di Borbone nel 1751. Nei paesi cattolici, con la Riforma cattolica, si ebbe un grande risveglio di azione caritativa, con una serie di nuove istituzioni di beneficenza legate ai nomi di grandi santi, come Camillo de Lellis, Vincenzo de' Paoli, Caterina da Genova, Ignazio di Loyola, Gaetano Thiene, Filippo Neri, ecc.

Con l'illuminismo prima e con la Rivoluzione Francese poi si modifica ancora la concezione della m.: essa non è più considerata un vizio dell'individuo, ma della società. Il povero ha diritto all'assistenza, che diventa compito fondamentale dello Stato e solo in via sussidiaria delle varie associazioni religiose o professionali. Questo concetto è espresso chiaramente nel 1790 dal « Comitato di m. » dell'Assemblea nazionale francese, che per primo parla di misure preventive da prendersi dallo Stato per l'eliminazione della m.

Nelle nazioni protestanti l'assistenza statale è tutt'oggi prevalente, mentre in quelle cattoliche si tende a rivalutare l'importante tradizione della carità privata e a vedere nello Stato solo l'ente coordinatore e di controllo.

La legislazione italiana si è più volte occupata del problema della m.: la legge di pubblica sicurezza del 20 marzo 1865 limitava la m. ai soli inabili muniti di certificato di indigenza, rilasciabile solo dai comuni, privi di ricovero di m.; la legge Crispi del 1889 e il successivo decreto, che ne precisa le modalità di attuazione, restringe la possibilità di concessione di tali certificati, ammettendo il ricovero in altro comune e stabilendo una graduatoria fra gli enti a cui è accollato l'onere del ricovero (opere pie, comuni, Stato). Complementari alle disposizioni di pubblica sicurezza sono quelle del Codice penale, tuttora vigenti, che puniscono con l'arresto il mendicante privo di certificato e coloro che impieghino per questuare ragazzi minori di anni 18 di altrui famiglia. La legge di pubblica sicurezza del 22 luglio 1897 stabilisce le modalità per

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MENDOZA Y BOBADILLA, FRANCISCO de - Ritratto di anonimo. Burgos.
la determinazione del domicilio di soccorso, che non è necessariamente il comune di origine, e quella del 6 nov. 1926 istituisce in ogni comune una Congregazione di carità (più tardi trasformata in Ente comunale di assistenza, E.C.A.) a cui è devoluta l'amministrazione di tutti i beni destinati ai poveri. Quest'ultima legge modifica la graduatoria degli enti a carico dei quali è l'onere del ricovero, menzionando prima i comuni, poi gli enti privati di beneficenza e poi lo Stato.

Insieme alle misure dirette prese dall'autorità nei confronti della m., si devono oggi prendere in considerazione anche tutte le forme indirette di intervento (estendersi delle assicurazioni sociali, assistenza all'infanzia, migliorate condizioni igieniche, ecc.), che agendo sulle cause della m. ne hanno notevolmente ridotta l'entità e la gravità.

BIBL.: L. Rivière, Mendiants et vagabonds, Parigi 1902; B. Seebohm-Rowntree, Poverty, Londra 1902; A. F. Gamberucci, Commento organico alla legge sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, Padova 1920; H. Daniel-Rops, La miseria e noi, Milano 1936; A. Fanfani, La miseria e i cultori di scienze sociali, in Rivista internazionale di scienze sociali, 49 (1941), pp. 133-39; id., Colloqui sui poveri, Milano 1944. Francesca Duchini
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“MENDICITÀ.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 412. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/mendicita.