MATTEI GENTILI, PAOLO. - Giornalista e uomo politico, n. a Pennabilli (Pesaro) il 15 ott. 1874, m. a Roma il 28 nov. 1935. Entrò, giovanissimo, nel Circolo universitario cattolico fondato da R. Murri e collaborò a *La vita nova e Cultura sociale*; in seguito assunse la direzione de *L'Ateneo*. Laureatosi in legge, nel 1907 fu direttore del *Corriere d'Italia*.
Costituitosi il grande raggruppamento della stampa cattolica, grazie soprattutto al conte Giovanni Grosoli Pironi, fu a capo del gruppo e fondò *L'Italia* di Milano. Riassunse poi la direzione del *Corriere d'Italia* che mantenne sino alla fine del giornale nel 1929. Entrato nella vita politica, fu tra i fondatori della Democrazia Italiana, poi Partito Popolare Italiano. Deputato per Ancona nella 25a legislatura, rappresentò le Marche anche nella 26a, 27a e 28a legislatura. Nel 1923, nella discussione sulla legge elettorale, avendo dissentito dalla politica del Partito, ne fu espulso. Nel 1924, dopo la secessione dell'Aventino, fondò con E. Martire e Carapelle il Centro Cattolico Nazionale. Nel luglio 1924, quale sottosegretario
di S. Lorenzo in Damaso il 16 maggio 1288, conservò il governo dell'Ordine fino al Capitolo generale di Rieti, nel 1289. In quest'anno, se non già alla fine del 1288, fu eletto penitenziere maggiore e nel 1291 vescovo di Porto e S. Rufina. Cardinale e legato del Papa, ebbe parte importantissima negli affari ecclesiastici del suo tempo; si adoperò per comporre le discordie fra Guelfi e Ghibellini, e il dissidio fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello, rivendicando al Papa la plenitudo potestatis, anche con discorsi famosi: ad Orvieto l'11 luglio 1297 in occasione della canonizzazione di Luigi IX, re di Francia, e nella Basilica Lateranense il 6 genn. 1300 in occasione del grande Giubileo, e nella risposta in Concistoro ai legati di Filippo il Bello, l'anno 1302.
Né minore è l'importanza di M. d'A. nella storia del pensiero teologico e filosofico del sec. XIII, anche se non ha un proprio sistema. Propende per il Dottore serafico, di cui si dimostra fedele discepolo, e dalle opere di lui spesso attinge letteralmente. Continuatore, così, di quella corrente agostiniana, che nell'Ordine aveva predecessori, oltreché in Bonaventura, in G. de Barlo, in G. di Bruges e in G. Peckam. Profondità di pensiero e straordinaria chiarezza di esposizione fanno di M. d'A. uno dei più insigni maestri della scuola francescana prescotista.
Ricca la sua produzione letteraria, di cui una parte notevole è conservata nei codici autografi delle biblioteche di Assisi e di Todi. Le opere scritturistiche comprendono alcuni Introitus, l'esposizione dell'Ecclesiaste, le Postillae in Ps. 1-50, in Job, in Apoc. Più numerose le opere a carattere teologico e filosofico: Comment. in I-II, IV Sent., Concordantiae II. Sent. per alphabetum, Breviloquium de S.ma Trinitate, Tract. de aeterna Spiritus S. processione, Quodlibeta VI, ecc. Si conservano pure di lui ca. 200 Sermones dominicales et festivi. Di tutta questa vasta produzione sono edite solo le Quaestiones de fide et de cognitione, Quaestiones selectae de Christo, Quaestiones de Gratia, nella Bibliotheca Franc. Schol. Medii Aevi, I-II, XI (Quaracchi 1903, 1914, 1934) e qualche altra questione pubblicata in studi speciali.