MASARYK, TOMÁS GARRIGUE

MASARYK, TOMÁS GARRIGUE. — Uomo politico
e sociologo ceco, n. il 7 marzo 1850 a Hodonín (Mo-
ravia), m. il 14 sett. 1937 a Lány (Boemia). Il suo nome
è legato alla fondazione della repubblica cecoslovacca.

Nel dic. 1914 abbandonò l’Austria e passò nel campo
dell’Intesa, svolgendo i propaganda per il sorgere di uno
Stato cecoslovacco indipendente e per organizzare in «le-
gioni» i numerosi prigionieri, disertori e volontari ceco-

slovacchi. Soggiornò anche in Russia (1917) allo scopo di ricondurre in Occidente i numerosi legionari cecoslovacchi, minacciati di vedersi preclusa la strada del ritorno dalla rivoluzione bolscevica. Fu proclamato presidente del nuovo Stato il 14 nov. 1918 e poi rieletto.

La figura di M. si identifica con una fase significativa del risorgimento nazionale ceco. Sotto la sua guida, la lotta «legale» entro alla cornice dell'Impero austriaco divenne lotta rivoluzionaria per uno Stato indipendente. In nome di una concezione nazionalista ceca volle includere nel nuovo Stato stirpi diverse: più di tre milioni di tedeschi, centinaia di migliaia di ungheresi, gli slovacchi che, per quanto di stirpe slava, erano in buona parte ostili al predominio ceco ed al centralismo. In nome dei suoi principi democratici, fu avverso a ogni forma di antisemitismo, a concezioni totalitarie, a forme romantiche di patriotismo (si consideri la sua battaglia per svelare la falsità di certi pretesi antichi documenti politici, opera di un falsario-poeta). La sua mentalità fondamentalmente positivistica e umanitaria subì influssi svariati del protestantesimo e in particolare di vari pensatori anglosassoni. I suoi spunti polemici anticattolici risalgono a questi peculiari aspetti della sua cultura ed alle tradizioni uscite, caratteristiche per molti esponenti del risorgimento cecoslovacco. M. non fu un filosofo nel pieno senso della parola, ma come pensatore scrisse parecchi libri di vivo interesse. Fra questi da ricordare in particolare: Blais Pascal, vita e filosofia (1883); Suicidio, fenomeno sociale frequente della moderna civiltà (1881); Questione ceca (1895); Giovanni Hus, il nostro risorgimento e la nostra riforma (1896); Havlíček, sforzi e desideri della nostra rinascita (1896); Poligamia e monogamia (1899); Gli ideali umanitari (1899); Russia ed Europa, il mondo e gli Slav (1913); La rivoluzione mondiale (1925).

T. G. M. pone al centro della sua «Weltanschauung» l'uomo che non si aspetta miracoli da Dio a cui crede e di cui è un «indispensabile» collaboratore. L'uomo come tale deve cercare di somigliare a Dio, riformando il proprio cuore, la propria ragione, i propri pensieri e costumi, perfezionandosi, procedendo dal difficile al più difficile cioè dal bene al meglio e non soffermandosi al solo passaggio dal male al bene. Questa riforma sarà raggiunta solo amando se stesso sopra ogni misura, non dimenticando però che amare se stesso significa curare la propria intelligenza, coltivare la virtù, creandosi cioè una religione individuale e scientifica che prescinde da ogni tradizione e da ogni autorità.

M. auspica l'avvento dell'umanitarismo, cioè di una èra religioso-etica in cui solo «homo homini frater» avrà valore. Il raggiungimento di questo ideale è basato sulla evoluzione e non sulla rivoluzione. Stato, Patria, Chiesa, Nazione si trovano sul cammino evolutivo come fasi temporanee e vengono definiti fenomeni della società.

BIBL.: O. Donath, Aus Th. G. M. Leben, Berlino 1920; G. Flusser, Aus M. Werken, Praga 1921; Blaha-Herben-Harbi, T. G. M., sa vie, sa politique, sa philosophie, Praga 1923; E. Lo Gatto, in La Cecoslovacchia, Roma 1925. Miroslav Stumpf