MATERIE PRIME

MATERIE PRIME. - Sono dette, impropriamente, anche gregge, come quelle che si ricavano direttamente, con lavoro cosiddetto di prima mano, dalla natura: terra, mare ed atmosfera. In verità sono quelle più importanti, che interessano i consumi di massa: opportunamente trasformate, servono alla preparazione di tutte le altre materie che si dicono, a seconda della loro più o meno immediata utilizzazione, semi-lavorate e manufatti. D'ordinario si intendono quelle che danno vita alle industrie: ma evidentemente rientrano nel novero anche le materie alimentari, il terreno agricolo e le fonti di energia, sia elettrica, come le cadute d'acqua, sia calorifica, come i combustibili solidi liquidi o gasformi, oppure atomica, come è oggi l'uranio; e, per estensione, anche le risorse di clima e di uomini.

Le m. p. rappresentano quindi la vera e fondamentale ricchezza materiale per la vita degli uomini e delle nazioni, costituendo uno dei motivi-base attorno ai quali si aggira, e con i quali si spiega, una grande parte degli eventi sociali. Il frazionamento, per motivi storici o arbitrar, della superficie terrestre in tanti appezzamenti distinti, o Stati politici, ha creato alle m. p. una distribuzione geografica che non ha riferimento con le reali necessità di consumo quali sono determinate dal diverso addensione.

samento delle popolazioni e dal loro grado di civiltà. L'attrezzatura di scambio, particolarmente monetaria e creditizia, che avrebbe potuto e dovuto correggere tale situazione, non ha mai funzionato a dovere, principalmente per la preminenza abituale delle ragioni politiche sulle ragioni economiche: preminenza alla quale si deve se la tecnica degli scambi è rimasta in uno stadio di sviluppo imperfetto, e inadeguata alle esigenze della umanità (v. PROGRESSO; SCAMBIO).

La distribuzione delle m. p. non è, d'altra parte, neppure un dato fisso naturale, in quanto le materie utili e il loro grado di utilità relativa variano di epoca in epoca, seguendo il progresso scientifico e tecnico e le abitudini degli uomini: alcune vengono a un certo momento surrogate da altre, certe sostanze divengono improvvisamente utilizzabili, mentre prima non lo erano, altre ancora perdono di pregio, per ragioni economiche, col mutare dei gusti e col perfezionarsi della tecnica produttiva dei prodotti sintetici. Per questa ragione l'addensamento delle popolazioni, che agli inizi della storia dovette senza dubbio modellarsi sulla distribuzione geografica delle m. p. allora conosciute e utilizzate, non ha potuto conservarsi coerente a questo criterio naturale: e si sono perciò andate formando, col tempo, situazioni locali di ricchezza e di miseria, seguite da programmi di espansione (imperialismi), da rivendicazioni e da accaparrimenti che riflettono piuttosto le preoccupazioni per il futuro che i reali bisogni dell'oggi. Tali situazioni appariscono perciò ingiuste e perfino crudeli.

L'autosufficienza in quanto a m. p. diviene a poco a poco l'ideale pratico di ogni politica nazionale: quando gli Stati non si fecero addirittura avveduti mercanti di m. p. al doppio scopo sia di arricchimento nazionale, sia di egemonia economica e politica, esercitata dosando o negando ai paesi sprovveduti, attraverso il giuoco dei prezzi, delle dogane e delle politiche economiche in genere, le m. p. di cui questi avevano bisogno. In tal modo venne data allo sviluppo delle società umane una impostazione profondamente materialistica che ha intaccati in modo grave, deviati o sommersi gli ideali più nobili e le preoccupazioni di ordine spirituale, compreso l'esercizio della retta e sana ragione anche nelle politiche attività: diventando poi facile appellarsi, in momenti di particolare attrito sociale, a una vera e propria dottrina generale, il materialismo storico, per il quale la natura sembrava già offrire, con l'ineguale distribuzione delle m. p., un imbasamento di inderogabile fatalità. Il rapido tramonto del colonialismo, dopo l'ultima conflagrazione mondiale, e il sorgere di giovani e potenti nazionalismi, hanno poste nuove pietre sulla desiderata redistribuzione: né l'attuale Conferenza permanente per le m. p. in seno all'O.N.U. (limitata a pochissime materie di importanza bellica), o i provvedimenti a seguito del IV punto di Truman sulle aree depresse, accennano ancora a una soluzione equa e radicale del problema. Il quale è poi tutt'uno con quello della redistribuzione delle popolazioni e con l'altro della disoccupazione cronica o periodica.

Uno strano semplicismo ha talvolta tentato di negare l'esistenza di un problema delle m. p.: si ricordino le ripetute dichiarazioni del ministro A. Eden di Gran Bretagna durante l'ultimo conflitto mondiale: «Il problema delle m. p. non esiste in via assoluta. Le m. p. sono a disposizione di tutti: basta pagarle»: dichiarazioni che illustri economici nostri fecero proprie. Il problema viene in tal modo semplicemente spostato dal piano territoriale a quello della disponibilità dei mezzi di pagamento e della libertà di scambio: vale a dire al campo dell'organizzazione generale dell'economia. Alla negazione del problema avrebbe pertanto dovuto seguire il suggerimento di abbandonare la soluzione politica e di ripiegare su quella economica di una maggiore libertà di sfruttamento e di scambio, assistita da un più idoneo ordinamento dei mercati e del credito. Una soluzione del genere, l'unica veramente razionale, sarà facilitata se le politiche nazionali lascieranno più libero corso allo svilupparsi delle solidarietà pratiche dei popoli, destinare a rafforzare la convinzione che la povertà degli uni rappresenta un costo sempre più elevato e una costante miglioramento della ricchezza degli altri. Purtroppo, invece, nelle società umane l'egoismo individuale si spunta come egoismo collettivo di categorie, di classe o di nazione, altrettanto cieco e pericoloso, armato come è della forza politica ed esasperato da questioni d'ingegno e dallo spirito di partito di rappresentanza. La permanente inquietudine, alimentata dalla speranza delle m. p. e che è lo stesso, dalla deficienza dei mezzi di pagamento e dagli intralci al commercio, provoca una continua e nervosa elaborazione di difese, rivendicazioni e ritorsioni: per cui va

Article illustration

sita N. Marconi, Ridrati Noditritanti
nella piu antica ritiolano lactale. Milano
nno crescendo a dismisura le vecchie e nuove burocrazie (amministrativa, politica, sindacale, militare) e i vari parassitismi di natura affaristica e intermediaria, oltre a una vasta opera di corruzione politica: il tutto ad incremento indefinito del lavoro improduttivo o scarsamente produttivo, e a progressiva riduzione di quello utile. Si soggiacce, infatti e generalmente, alla suggestione che la disciplina dei problemi vasti e complessi esige organizzazioni statali accentrate e compressive: mentre invece dovrebbe consigliare il ricorso ad automatismi più estesi, ad articolazioni decentrate della privata iniziativa nel quadro di una vera libertà economica, servita e controllata da perfetti strumenti monetari, creditizi, di mercato e di scambio. Senza di che non si riuscirà a spezzare il circolo vizioso per cui l'economia non si sviluppa perché compressa dalla politica, mentre questa non può cedere il passo se non siano prima scomparsi i pericoli di crisi e di guerre, immanenti nel problema delle m. p. e nelle sue dirette conseguenze.

BIBL.: vari autori, *Mineral raw materials*, Nuova York 1977; W. Pahl, *La lotta mondiale per le m. p.*, Firenze 1942; F. Friedensburg, *Die Bergwirtschaft der Erde*, Stoccarda 1948; U. N. Department of Economic Affairs, *European Steel Trends in the setting of the World Market*, Ginevra 1949; U. S. Department of the interior, Bureau of Mines, *Mineral Yearbook 1948*, Washington 1950; A. M. Bateman, *Economic mineral deposits*, Nuova York 1950; E. W. Zimmermann, *World resources and industries*, ivi 1951. Mario Baronei