MATER MATUTA e MATRALIA. - Mater Matuta è un'antica dea della religione centro-italica e romana. Un suo santuario importante era quello di Satricum (Conca), del quale son rimaste molte statuette votive raffiguranti donne con bambini in braccio. A Roma, il suo tempio era al Foro Boario, attiguo a quello di Fortuna con un identico giorno di dedica: l'11 giugno che nel calendario più antico figura come festa della dea, Matralia.
Gli antichi identificavano la dea con la greca Ino Leukothea, nutrice di Dioniso. La mettevano in relazione sia con la maternità sia con l'aurora, anche in base al suo doppio nome. Il suo culto conservava diversi e singolari tratti arcaici, difficilmente interpretabili. Nel suo tempio non potevano entrare che donne *univirae* (non risposate). Nel giorno della sua festa ciò non ostante si conduceva nel tempio una schiava, ma solo per maltrattarla e scacciarla fuori. Le donne pregavano la dea non
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per i propri figli, ma per i figli delle loro sorelle (cf. il mito di Ino, sorella della madre di Dioniso).
Angelo Breilch
MATERNITÀ DIVINA DI MARIA S.MA. È il principale privilegio di Maria, e la radice di tutti gli altri. La natura e i fondamenti della m. sono stati lumeggiati da Pio XI nell’enciclo. Lux veritatis, per il XV centenario del Concilio di Efeso.
La maternità umana, in genere, implica una relazione permanente della madre con il figlio e viceversa, fondata sulla generazione. Importa perciò che una donna (principio generante) comunichi al figlio (termine generato) una natura identica alla sua (termine secondo il quale il soggetto è generato) per mezzo di vera e propria generazione (concepimento, gestazione e parto). Si ha pertanto una vera relazione, i cui elementi costitutivi sono: il principio generante, il termine generato (il soggetto o persona generata secondo una determinata natura) e il fondamento, ossia, la generazione. Applicando queste nozioni alla m. d. di M., si può dire che consiste in una relazione permanente di Maria (principio generante) con Cristo (termine o persona generata, secondo la natura umana), fondata sulla generazione. Avendo Maria realmente generato la persona divina del Verbo secondo la natura umana, gode di una vera e propria m. d. Tutto ciò si comprende bene se si tiene presente che in Cristo vi è una sola persona (quella divina del Verbo) nella quale sussistono due nature, la divina e l’umana. Conseguentemente, una stessa persona (quella divina del Verbo) genera una divina dell’eternità dal Padre secondo la natura divina, è stata generata nel tempo da Maria secondo la natura umana. La negazione dell’unicità della persona in Cristo spinge Nestorio (v.) ad ammettere che Maria era soltanto Xristotóxos (Madre di Cristo) e non già Eeotóxos (Madre di Dio). Ammetteva infatti in Cristo non solo due nature ma anche due persone, la divina e l’umana, in una perfetta unione morale di volontà. Questa eresia fu solennemente condannata nel Concilio di Efeso (431) con singolare esaltanza di tutti i fedeli (cf. Denz-U, 148).
Questo dogma è esplicitamente contenuto nella Rivelazione. Nella S. Scrittura Maria viene presentata come madre di Gesù, da lei concepito e dato alla luce (Is. 7, 14; Mt. 2, 11; Lc. 1, 31; 2, 7; Io. 2, 1, 3, 5, 12; 19, 25-26; Gal. 4, 4). Gesù poi viene presentato come Dio. Maria quindi, essendo madre di Gesù, vero Dio, è in senso vero e proprio madre di Dio. Così del resto la salutò s. Elisabetta quando ispirata da Dio, esclamò: «E donde a me questo che la Madre del mio Signore venga da me?» (Lc. 1, 43). Il termine «Signore» è sinonimo di «Dio», poiché nello stesso capitolo viene usato 14 volte sempre nel senso di «Dio», e la stessa Elisabetta soggiunge: «si compiranno in te le cose che ti sono state dette dal Signore», ossia, da «Dio» (Lc. 1, 43).
La tradizione cristiana, fin dall’età apostolica, ha attestato sempre in modo esplicito la m. d. di M.: s. Ignazio d’Antiocchia (Ephes., 7), s. Ireneo (Adv. haer., III, 16, 22; PG 7, 921, 955), Tertulliano (De carne Christi, 17; PL 2, 781-82), s. Ippolito (Contr. haeres. Nocti, 17; PG 10, 825-28). Riguardo al termine tecnico Eeotóxos era già così universale, da permettere a s. Cirillo d’Alessandria di appellarsi, contro Nestorio, all’uso comune dei ss. Padri che lo avevano preceduto (Liber ad Reginas, De recta in D. N. I. C. fide: PG 76, 1218).
La dignità che deriva a Maria dalla m. d. è del tutto singolare e, in un certo senso, ossia moralmente, è infinita, poiché il Figlio, come asseriva s. Alberto Magno, rende infinita la bontà della Madre (Mariale, q. 197). Essa fa entrare la Vergine in strettissima relazione con la singole persone della S.ma Trinità. Da sola, la m. d. supera incomparabilmente tutto l’ordine di natura, di grazia e di gloria, poiché solleva la Vergine al supremo fra tutti gli ordini creati, all’ordine dell’Unione apostolica, al quale appartiene quale causa strumentale dell’Incarnazione del Verbo. Per questo i ss. Padri, i Dottori della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici hanno usato i titoli più belli per esaltare la trascendente dignità della Madre di Dio.
Festa liturgica. — Una festa particolare in onore della m. di M. fu istituita solo nel sec. XVIII. Dietro preghiera del clero portoghese e del rione Giuseppe Emmanuele, Benedetto XIV, con decreto della S. Congregazione dei Riti (22 gen. 1751) la concesse al Portogallo, da celebrare con rito doppio maggiore, la prima domenica di maggio, ed egli stesso ne preparò la Messa e l’Ufficio (cf. Benedicti XIV, Opera, VI [Prato 1842], pp. 212). In seguito di tempo fu estesa anche al Dominico Veneto (1752), al Regno di Napoli (1778), alla diocesi di Perugia (1800), alla Toscana (1807), all’Inghilterra (1843), ecc. A ricordo poi del XV centenario del Concilio di Efeso, Pio XI (encic. Lux veritatis, 25 dic. 1931; AAS, 23 [1931], pp. 516-17) la estesa alla Chiesa universale con rito doppio di 2° classe e Messa e Ufficio propri (cf. F. G. Holwick, Fasi Mariani, Friburgo in Br. 1892, pp. 224-25). Vedi tav. XXVII.
MATERNITÀ SPIRITUALE DI MARIA S.Ma. —
I. Il Fatto
Che Maria S.ma, oltreché madre naturale di Cristo, l’Uomo-Dio, sia anche madre spirituale di tutti i cristiani membri del corpo mistico di Cristo, è un fatto incontestabile, poiché è nella predicazione del magistero ordinario della Chiesa e nella persuasione di tutti i fedeli. Nelle parole rivolte da Gesù Crocifisso alla Madre e a s. Giovanni: «Ecco il tuo figlio... Ecco la madre tua» (Io. 19, 26), non pochi esegue, sia antichi che moderni, hanno veduto la promulgazione solenne del fatto della m. s. di M. (ad es., s. Ambrogio, s. Giovanni Damasceno, Giorgio di Nicomedia, Eademor, Filippo di Harvest, Ruperto di Deutz, Geroh di Reichersberg). In due strofe di una sequenza latina del sec. XV sulla compassione della Vergine è detto: «La madre è data al discepolo, ed è ciò un gran mistero; sotto il nome di Giovanni, ogni fedele è compreso» (cf. U. Chevalier, Repertorium hymenologicum, I, Lovanio 1802, p. 418, n. 6983).Anche i romani pontefici, in documenti ufficiali, hanno interpretato in tale senso le parole di Cristo rorente. Benedetto XIV, nella bolla Gloriosa Dominae del 27 sett. 1748, affermò che «la Chiesa cattolica, sotto l’illuminazione dello Spirito Santo, ha professato sempre il culto più filiale per la B. Vergine, vedendo in essa la madre più amante, una madre lasciata dal suo Sposo morente con le sue ultime parole» (Bullarium, II, Prato 1846, p. 428). Leone XIII, nella encic. Adiutricem populi del 5 sett. 1895, ha insegnato esplicitamente che «secondo il senso perenne della Chiesa (quod perpetuo sensi Ecclesia)», Cristo, nella persona di Giovanni, ha designato tutto il genere umano, specialmente coloro che gli sono uniti mediante la fede» (A. Tondini, Encicliche Mariae, Roma 1950, p. 22). Altrettanto hanno dichiarato Pio VIII, Benedetto XV e Pio XI.
II. NATURA
Quando si asserisce che Maria è madre nostra, non s’intende dire che essa lo sia insenso metaforico, ad es., perché ama come una madre, ma in senso proprio. E neppure s'intende dire che essa sia madre nostra in senso soltanto giuridico, in quanto cioè ci ha adottati per figli, ma realmente, nel senso cioè di una comunicazione diretta di vita. È necessario però tener presente che la vita comunica direttamente da Maria non è la vita naturale ma quella soprannaturale della Grazia divina, incomparabilmente superiore a quella della natura comunica direttamente dalla madre terrena.
III. IL FONDAMENTO
La ragione fondamentale di questa maternità soprannaturale è da ricercare nella dottrina del corpo mistico di Cristo. Infatti, per l'Incarnazione nel seno di Maria, il Verbo fatto uomo è diventato capo mistico di tutta l'umanità (che è la sintesi di tutta la creazione) e l'umanità è diventata il suo mistico corpo. Pertanto, generando naturalmente Cristo, Maria genera anche, soprannaturalmente, le mistiche membra di Cristo, ossia tutta l'umanità. Il Capo e le sue membra divennero frutto del seno della Vergine e Maria divenne la madre del Cristo totale, capo e membra: naturalmente madre di Cristo e soprannaturalmente madre di tutte le sue membra mistiche.È tuttavia da notare che l'universale e soprannaturale maternità di Maria, nel momento dell'Incarnazione e in virtù della medesima, fu soltanto allo stato potenziale (non ancora in actu) poiché soltanto in modo iniziale l'umanità tutta fu allora inclusa in Cristo o, meglio, nella umanità da lui assunta. Questa inclusione potenziale dell'umanità e dei suoi singoli membri diventa attuale, personale, quando i singoli uomini vengono incorporati al Cristo mistico, mediante la fede e il Battesimo, indispensabili al conseguimento della vita eterna (cf. Mc. 16, 15-16; Io. 3, 5-6), poiché fanno di Cristo e di noi una incondibile realtà soprannaturale, una sola persona mistica. Anche questa generazione soprannaturale attuale dell'individuo alla vita soprannaturale della Grazia divina non avviene che in Maria, mediante l'operazione dello Spirito Santo. Nel Battesimo, infatti, ha luogo in modo attuale per l'individuo ciò che si verificava in modo potenziale, per tutta l'umanità, nell'Incarnazione. Nel Battesimo, la Vergine attua misticamente la sua maternità potenziale.
Oltre a comunicare direttamente, insieme con Cristo, la vita soprannaturale della Grazia, Maria alimenta e sviluppa in ciascuno dei suoi figli questa stessa vita mediante le grazie attuali, le quali passano tutte attraverso le sue mani. Quest'azione materna perdura fino a che l'uomo non abbia raggiunto in cielo la pienezza dell'età di Cristo.
IV. L'ESTENSIONE
Se la m. s. di M. ha il suo fondamento nella nostra incorporazione a Cristo, ne segue che essa si estende tanto quanto si estende in Cristo la sua qualità di capo del suo corpo mistico. Ora, la qualità di capo, in Cristo, si estende a tutte le creature, sia angeli sia uomini, poiché tutti, sebbene in modo diverso, sono mistiche membra di Cristo, e perciò in tutti circola la vita soprannaturale della Grazia divina derivata dal Capo.Pertanto anche la m. s. di M. si estende a tutte le creature, angeli e uomini, avendo Essa cooperato ad unirle, a incorporarle a Cristo, come membra al capo. Non tutti però lo sono nel medesimo modo e nel medesimo grado. Di alcuni infatti Cristo è capo in atto, di altri è capo soltanto in potenza, e di altri in nessun modo. È capo in atto dei fedeli, peccatori, giusti e beati, ma in grado molto diverso. Dei fedeli peccatori (privi della Grazia, ma uniti a Cristo con la fede) Cristo è capo (e Maria è madre) sotto un certo rispetto soltanto; dei fedeli giusti Cristo è capo (e Maria è madre) sotto ogni rispetto; dei beati poi, sia angeli che uomini, Cristo è capo (e Maria è madre), in modo più eccellente. Cristo è capo in potenza (e la Madonna è madre in potenza) degli infedeli, i quali forse un giorno si uniranno a Cristo con la carità o almeno con la fede. Cristo in nessun modo è capo (e Maria, in nessun modo è madre) di coloro che, sia angeli sia uomini, sono dannati, poiché in nessun modo, né in atto né in potenza sono uniti a Cristo, essendo definitivamente separati da lui.