MATERNITÀ DIVINA DI MARIA S.ma. - È il principale privilegio di Maria, e la radice di tutti gli altri. La natura e i fondamenti della m. d. sono stati lumeggiati da Pio XI nell'encicl. Lux veritatis, per il XV centenario del Concilio di Efeso.
La maternità umana, in genere, implica una relazione permanente della madre con il figlio e viceversa, fondata sulla generazione. Importa perciò che una donna (principio generante) comunichi al figlio (termine generato) una natura identica alla sua (termine secondo il quale il soggetto è generato) per mezzo di vera e propria generazione (concepimento, gestazione e parro). Si ha pertanto una vera relazione, i cui elementi costitutivi sono: il principio generante, il termine generato (il soggetto o persona generata secondo una determinata natura) e il fondamento, ossia, la generazione. Applicando queste nozioni alla m. d. di M., si può dire che consiste in una relazione permanente di Maria (principio generante) con Cristo (termine o persona generata, secondo la natura umana), fondata sulla generazione. Avendo Maria realmente generato la persona divina del Verbo secondo la natura umana, gode di una vera e propria m. d. Tutto ciò si comprende bene se si tiene presente che in Cristo vi è una sola persona (quella divina del Verbo) nella quale sussistono due nature, la divina e l'umana. Conseguentemente, una stessa persona (quella divina del Verbo) generata fin dall'eternità dal Padre secondo la natura divina, è stata generata nel tempo da Maria secondo la natura umana. La negazione dell'unicità della persona in Cristo spinse Nestorio (v.) ad ammettere che Maria era soltanto Χριστοτόκος (Madre di Cristo) e non già Θεοτόκος (Madre di Dio). Ammetteva infatti in Cristo non solo due nature ma anche due persone, la divina e l'umana, in una perfetta unione morale di volontà. Questa eresia fu solennemente condannata nel Concilio di Efeso (431) con singolare esultanza di tutti i fedeli (cf. Denz-U, 148).
Questo dogma è esplicitamente contenuto nella Rivelazione. Nella S. Scrittura Maria viene presentata come madre di Gesù, da lei concepito e dato alla luce (Is. 7, 14; Mt. 2, 11; Lc. 1, 31; 2, 7; Io. 2, 1, 3, 5, 12; 19, 25-26; Gal. 4, 4). Gesù poi viene presentato come Dio. Maria quindi, essendo madre di Gesù, vero Dio, è in senso vero e proprio madre di Dio. Così del resto la salutò s. Elisabetta quando, ispirata da Dio, esclamò: « E donde a me questo che la Madre del mio Signore venga da me? » (Lc. 1, 43). Il termine « Signore » è sinonimo di « Dio », poiché nello stesso capitolo viene usato 14 volte e sempre nel senso di « Dio », e la stessa Elisabetta soggiunge: « si compiranno in te le cose che ti sono state dette dal Signore », ossia, da « Dio » (Lc. 1, 45).
La tradizione cristiana, fin dall'età apostolica, ha attestato sempre in modo esplicito la m. d. di M.: s. Ignazio d'Antiocchia (Ephes., 7), s. Ireneo (Adv. haer., III, 16, 22; PG 7, 921, 955), Tertulliano (De carne Christi, 17; PL 2, 781-82), s. Ippolito (Contr. haeres. Noeti, 17; PG 10, 825-28). Riguardo al termine tecnico Θεοτόκος era già così universale, da permettere a s. Grillo d'Alessandria di appellarsi, contro Nestorio, all'uso comune dei ss. Padri che lo avevano preceduto (Liber ad Reginas, De recta in D. N. I. C. fide; PG 76, 1218).
La dignità che deriva a Maria dalla m. d. è del tutto singolare e, in un certo senso, ossia moralmente, è infinita, poiché il Figlio, come asseriva s. Alberto Magno, rende infinita la bontà della Madre (Mariale, q. 197). Essa fa entrare la Vergine in strettissima relazione con la singole persone della S.ma Trinità. Da sola, la m. d. supera incomparabilmente tutto l'ordine di natura, di grazia e di gloria, poiché solleva la Vergine al supremo fra tutti gli ordini creati, all'ordine dell'Unione apostolica, al quale appartiene quale causa strumentale dell'Incarnazione del Verbo. Per questo i ss. Padri, i Dottori della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici hanno usato i titoli più belli per esaltare la trascendente dignità della Madre di Dio.
FESTA LITURGICA
Una festa particolare in onore della m. di M. fu istituita solo nel sec. XVIII. Dietro preghiera del clero portoghese e del re Giuseppe Emmanuele, Benedetto XIV, con decreto della S. Congregazione dei Riti (22 genn. 1751) la concesse al Portogallo, da celebrare con rito doppio maggiore, la prima domenica di maggio, ed egli stesso ne preparò la Messa e l'Ufficio (cf. Benedetti XIV, Opera, VI [Prato 1842], pp. 212). In seguito di tempo fu estesa anche al Dominio Veneto (1752), al Regno di Napoli (1778), alla diocesi di Perugia (1800), alla Toscana (1807), all'Inghilterra (1843), ecc. A ricordo poi del XV centenario del Concilio di Efeso, Pio XI (encicl. Lux veritatis, 25 dic. 1931; AAS, 23 [1931], pp. 516-17) la estesa alla Chiesa universale con rito doppio di 2ª classe e Messa e Ufficio propri (cf. F. G. Holweck, Fasti Mariani, Friburgo in Br. 1892, pp. 224-25). - Vedi tav. XXVII.
Bibliografia9 opere
Gabriele Roschini

