VENETO

**VENETO - S. Giorgio uccide il drago.** Affresco (fine sec. XIV-inizio sec. XV). Verona, basilica di S. Zeno Maggiore.
**VENETO - S. Giorgio uccide il drago.** Affresco (fine sec. XIV-inizio sec. XV). Verona, basilica di S. Zeno Maggiore.

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**Fonti:**
- (fot. Alinari)
- (v. S. Giorgio uccide il drago, Affresco (fine sec. XIV-inizio sec. XV). Verona, basilica di S. Zeno Maggiore).

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**Pittura:**
La scultura del ’500, che nel V. LOMBARDIA, riceve nuovo impulso da Jacopo Sansovino, toscano, cui giustamente il Vasari riconosce i facilità, dolcezza, grazia e un certo che il leggia do è questo maestro, oltre alle statue della Loggetta, lasciò il monumento Venier e i Giganti della scala omomima (opera della sua scuola). Tra i suoi seguaci: Danese Cattaneo, Tiziano Minio, Tiziano Aspetti bronzista assai raffinato, G. Campagna di Verona e A. Vittoria di Trento, che dominò a Venezia con una spiccata tendenza a pittorici effetti di luce e ombre.

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**Pittura:**
Alla fine del sec. XVI V. SCAMOZZI, VINCENZO, dottissimo teorico, diffonde con le sue opere un accademismo che blocca il naturale svolgimento delle architetture rinascimentali nel V. Il primo a ritornare alla tradizione fu

Nel 700 la pittura si avvia nuovamente a riconquistare il primato attraverso l'Armigoni, G. A. Pellegrini e S. Ricci. Piazzetta (v.) e che spalancando ad un tratto le porte del Settecento reca alla pittura veneziana la volontà e il senso essenziale di uno stile che significa costruzione plastica, severità lineare, concisione coloristica, che è semplificazione della tavolozza a pochi toni quasi per ridurla a forza energetica di ombra e luce (Pallucchiini). Nella sua orbita ha inizio l'attività di G. B. Tiepolo (v.), che poi attraverso il Ricci si rifà ai modi di Paolo Veronese. Nell'orbita di G. B. Tiepolo e di S. Ricci vanno ricordati, per apporti minori ma sempre validi, G. B. Pittoni, F. Fontebasso, G. B. Cignaroli e nel campo della pittura decorativa G. Diziani, J. Mareschi, lo Zugno, il Guarana, il padovano Crosato e infine il Novelli. Intorno al Piazzetta si trovano G. Angeli, il Cappella, i due Maggiotto, il dalmata Filippo Bencovich, la fama dei quali si sparsa per tutta Europa specialmente attraverso le incisioni. Interpreta profondo ed acuto del 700 veneziano è Pietro Longhi, che nelle sue piccole tele fissa episodi di vita quotidiana di una società che si avvia al tramonto. Il figlio di lui Alessandro fu celebre come ritrattista; in questo genere ebbe grandissima fama per i suoi pastelli Rosalba Carriera. Nel 700 fu particolarmente importante a Venezia e nel V. la scuola dei vedutisti veneziani, aperta dal friulano L. Carlevaris; alla sua bottega si iniziò il Canaletto sulla cui pittura influì lo svedese Richter. Da lui deriva il nipote Bernardo Bellotto. Mentre nel Canaletto «la realizzazione pittorica è mediata dall'inquadratura prospettica», su premesse completamente diverse si forma la pittura di F. Guardi, artista solitario. In lui il rapporto tra figura e spazio è essenzialmente pittorico: «egli realizza una luce atmosferica, pulviscolare, dentro la quale la forma è come dispersa, immersa nella natura stessa della luce» (Pallucchiini).

Baldassare Longhena, scolaro dello Scamozzi, il cui linguaggio barocco porta fino alle estreme conseguenze quegli elementi di pittoricismo già presenti nel Palladio, nel Sansovino e nel Sannicheli (Palazzo Belloni-Battaglia, chiesa della Salute, Ca' Pesaro, Ca' Rezzonico, duomo di Chioggia, interno degli Scalzi, Scuola di S. Giorgio dei Greci e dei Carmini, scalone di S. Giorgio Maggiore, Villa Rezzonico a Bassano e Widmann a Bagnoli, ecc.). Negli non ebbe veri e propri seguaci.

Nel Seicento, la pittura a Venezia subisce una battuta d'arresto: gli epigoni dei grandi veneziani o si limitano all'imitazione dei maestri o si lasciano attrarre dal manierismo più comune, o continuano a sfruttare il colore di Tiziano. Pure in questo momento «l'Europa parla in pittura una stessa favella, la veneta». E a Venezia e nel V. il filone autentico riprese valore soprattutto per opera di artisti forestieri: D. Fetti che ebbe grande influenza anche su G. Liss, un tedesco che lavorò a Venezia in quegli stessi anni (fino al 1630), portando la pittura ad una grande libertà unita a raffinati preziosissimi di stile. Nel 1630 giunse a Venezia B. Strozzi (Genova), che nell'eredità del Fetti chiarisce le qualità del suo estroso temperamento. Il filone più vivo della tradizione veneta continua con F. Maffei (Vicenza) e S. Mazzoni, il Mola, il Ruschi, lo Zanchi e il Langetti.

In questo periodo la scultura si sviluppa come decorazione: alla Salute lavorano molti artefici sotto la guida del fiammingo Giusto Le Court. Si recano a lavorare a Venezia scultori di ogni città d'Italia: il Parodi (Genova), il Mazza (Bologna), il francese Perreau e i tedeschi Weyering (S. Moisè) e Barthel (monumento Pesaro ai Frari). Tutti finiscono per assumere i modi pittorici locali.

Nel Settecento a Venezia l'architettura ritorna ai modi dell'allaianesi; esterni maestosi a cinque ordini corrispondono ai leggeri e capricciosi interni rococò. G. Massari (prima metà del '700) è l'autore di Palazzo Grassi, delle chiese della Fava e dei Gesuiti. Da ricordare anche T. Temanza (chiesa della Maddalena) e A. Tiralì (chiesa di S. Vitale e prona dei Tolentini).

Tra gli scultori del sec. XVIII si ricordano qui il Marchiori, il Bonazza e il Morlaiere, che continua la sensibile tradizione pittorica dei veneti. Nello stesso ambiente si forma A. Canova, che poi diventerà il massimo esperto della corrente neoclassica.

Nell'Ottocento, la tradizione coloristica continuerà nei limiti dell'aneddoto provinciale; hanno tuttavia una loro notevole personalità, rientrando nella storia della pittura italiana del tempo, G. Favretto, l'Hayez, di educazione lombarda, M. Grigoletti, G. Ciardi cui i rapporti con i macchiai di danno una maggiore vivezza, L. Nono, A. Milesi, Zandomeneghi, che emigrò a Parigi e fu influenzato dagli impressionisti. Fra gli scultori devono essere soprattutto ricordati il Selva, il Dal Zotto e specialmente il Borro.

Fra i contemporanei il maggior pittore è G. Rossi e lo scultore più importante A. Martini di Treviso, che attraverso molteplici esperienze influì decisamente sulla scultura italiana moderna.

BIBL.: R. Cattaneo, L'archit. in Ital. dal sec. VI al Mille circa, Venezia 1888; Venturi, 22 voll., Milano 1901-34, V. indice; L. Simeoni, Verona, Verona 1910; A. Kingsley Porter, Lombard archit., New Haven 1917; R. Van Marle, The ital. schools of painting, 18 voll., L'Aia 1923-36, V. indice; P. Toesca, Stor. dell'arte ital., Torino 1927; Studi Aqulieiesi offerti a G. Brusin. Aquileia 1953.

III. VENEZIA GIULIA

Tra i sec. VII e VIII, la regione subì il dominio longobardo. A Cividale, che fu la capitale longobarda del Friuli, resta, insigne monumento di questo periodo, l'oratorio di S. Maria in Valle, costruito probabilmente sotto il patriarcato di S. Paolino, con elementi romani e bizantini; ha stucchi meravigliosi e affreschi coevi agli stucchi. Nel Museo archeologico locale e nel duomo sono raccolti frammenti con monumenti romani, barbarici e preistorici ed importanti opere d'arte dell'età posteriore. Nei putei di Cittanova d'Istria si notano, oltre a motivi decorativi classici, raffigurazioni di animali di vigorosa fantasia, preludio all'arte romana, la quale non portò tante modificazioni negli elementi funzionali, quanto in quelli decorativi. Si ricordano S. Anastasia di Zara a tre navate (sec. XIII) con capitelli di vario stile, S. Lorenzo del Pasenatico, la basilica di Muggia Vecchia.

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Veneto - Facciata posteriore della chiesa di S. Francesco (sec. xiv) - Pola.