VENEZUELA

VENEZUELA. -

I. GEOGRAFIA

Il più settentrionale degli Stati atlantici dell'America meridionale, l'unico il cui territorio si trovi per intero a N. dell'Equatore.

Ampio quasi tre volte l'Italia (912.050 kmq.), è diviso, dalla larga fascia di pianure (llanos) in cui scorre l'Orinoco, in due parti distinte. Quella ch'è a settentrione alterna una regione montuosa (la Cordigliera di Mérida, che si eleva fin oltre i 5000 m. ed i Monti Caraibici assai più bassi) sul confine occidentale e parallelamente all'Atlantico, con una serie di piatte cimose litoranee, estese soprattutto attorno alla Laguna di Maracaibo. Il V. meridionale corrisponde invece ad un lembo dell'altopiano tabulare della Guiana, che s'estolle oltre i 2500 m., pressoché disabitato, ma rivestito di magnifiche foreste. Il clima del V., tropicale nei llanos (con una stagione asciutta di 5-7 mesi), trapassa a poco a poco a quello equatoriale, più umido e malsano, verso mezzodì e nel delta dell'Orinoco, vasto quanto la Sicilia.

La popolazione (5 milioni di ab., ca. 6 a 8 kmq.) è costituita per 9/10 da sanguemisti (meticci e mulatti), con appena un 4% di bianchi (65 mila italiani): essa vive per 3/4 nelle regioni settentrionali, mentre il resto del paese è quasi deserto (nel territorio di Amazonas si ha un ab. per ogni 33 kmq.).

Nell'economia del V. è patente il contrasto fra le enormi possibilità e le modeste realizzazioni. Le colture fondamentali sono il caffè e il cacao, che alimentano l'esportazione, ma i cereali non bastano al consumo interno e l'importanza degli altri prodotti (canna da zucchero, tabacco, cotone, ecc.) è modesta. Anche l'allevamento è agli inizi (tuttavia vi sono 6,8 milioni di bovini; mancando una moderna attrezzatura, la qualità è scadente), mentre quasi intatte sono ancora le enormi riserve forestali. La massima risorsa del paese è il petrolio (regioni settentr.), per il quale il V. occupa il secondo posto fra i produttori mondiali (78 milioni di tonn. nel 1950). Ancora limitati invece i quantitativi di altre materie prime minerali estratte (oro, diamanti, rame, mer-

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(da K. van Schumacker, Sudamerika, Berlino 1931, tov. 96) VENEZUELA - Veduta di Caracas.
curio e recentemente ferro), e limitata, nonostante la varietà dei suoi rami, l'industria.

Dei centri abitati, oltre la capitale, Caracas (500 mila ab.), notevoli Maracaibo (232 mila ab.), il principale porto esportatore; Barquisimeto (105 mila ab.) e Valencia (90 mila ab.), nell'interno.

Il V. è una Repubblica federale di 20 Stati, 2 territori ed un distretto federale, con un governo parlamentare bicamerale ed un presidente eletto ogni 5 anni.

BIBL.: E. Fergusson, V., Nuova York 1939; N. Roosevelt, V.'s place in the Sun, ivi 1940; G. Lafond, V., Parigi 1948.

Giuseppe Caracci

II. STORIA

In una lettera del 18 luglio 1500, di ritorno da un viaggio nel Nuovo Mondo, Americo Vespucci, descrivendo a Lorenzo de' Medici le contrade visitate, così scriveva: «... gli abitanti tenevano le loro chase fondate sul mare chome a Vinega, con molto artificio et maraviglia»; da questa somiglianza con la Serenissima, il nome di piccola Venezia dato all'Isola di Aruba passerà, successivamente, alla contigua costa che, da quel tempo, si chiamerà V. Avvistato nel terzo viaggio colombiano (1498), visitato sommariamente nel 1499 dalla spedizione di Ojeda della quale faceva parte A. Vespucci, gli Spagnoli non si curarono di occupare il V., limitandosi a stabilirsi sulle coste per la pesca delle perle e per farvi incetta di indigeni da vendere come schiavi a Cuba e ad Hispaniola. Nel 1527 lo spagnolo Juan de Ampuez vi fondò la prima colonia (Santa Ana de Coro) reggendola saggiamente; sarà però merito di elementi tedeschi tentare di effettuare una seria penetrazione nell'interno del paese in seguito a regolare licenza per venti anni loro concessa, nel 1528, da Carlo V; i più notevoli fra essi, che agivano per conto dei banchieri Welser di Augusta, furono Ambrosius Alfinger, che trovò la morte sul rio Magdalena; Georg von Speier che, alla ricerca del mitico «El dorado» si spingerà fino al rio Guaviara, Nicolas Federman che raggiungerà la regione dei Muisca quasi contemporaneamente alle spedizioni spagnole del Belalcazar, proveniente da Quito, e del Quesada, che vi giunse da S. Marta. Dopo queste, devono particolarmente essere ricordate le esplorazioni compiute dal p. Samuele Fritz, seguito da molti gruppi di animosi religiosi francescani e gesuiti durante il sec. XVII; l'attuale capitale Caracas (Santiago de León de Caracas) verrà fondata nel 1567, al tempo del governatore Ponce de León, dal capitano Losada; successivamente, o contemporaneamente, verrà data vita a Borburata, a Barquisimeto, a Valencia, a Trujillo.

Organizzato come le altre terre spagnole d'America, il V., fino al 1742 incorporato nel vicerame della Nuova Granada, in tale anno verrà elevato a capitaneria generale; malgrado le indubbie risorse agricole (cacao, tabacco, cotone, indigo) esso vivrà quasi esclusivamente sul con-

trabbando e sul movimento commerciale dei galeoni spagnoli che andavano e venivano dall'Europa (Maracaibo, Puerto Caballo) per l'intero sec. XVII. Verso il 1728 si porrà fine a tale situazione affidando ad una compagnia guipuzcoana l'esclusività del traffico, a patto di combattere il contrabbando e la pirateria effettuati da Olandesi (Curaçao) e da Inglesi (Margarita, Trinidad, Isole sotto vento). Sviluppatasi notevolmente la colonia in seguito a tali provvedimenti, si ebbe ragione di due movimenti insurrezionali provocati da proprietari fondiari e da impiegati governativi (1749, 1752), si aprì una università e si stabilì a Caracas la sede dell'arcivescovato (1803). Pur scarso di abitanti (412 mila ca. di cui 12.000 spagnoli; 100 mila spagnoli d'America; 300 mila indigeni, negri e mulatti) sparsi su una superficie di un milione e mezzo di kmq., il V. balzerà all'avanguardia per la sua attività rivoluzionaria contro l'antiquato regime colo-

niale iberico. Nell'azione tendente all'indipendenza del paese si notano Francisco de Miranda, precursore della rivoluzione sudamericana (1750-1816), e Simone Bolivar (1783-1830), attuatore di essa.

L'intera storia venezuelana dal 6 maggio del 1830, quando il gen. Paez ed il Bermudez proclamarono al Congresso riunito a Valencia la separazione della regione dalla Grande Colombia e la nascita dello Stato del V., può dirsi racchiusa nella politica dei due partiti - il conservatore ed il liberale - e nell'attività di quattro statisti che, ognuno a suo modo, imposero la propria volontà alla Repubblica; in ordine di tempo essi furono: José Antonio Paez, eroe delle guerre per l'indipendenza; José Tadeo Monagas; Guzman Blanco; Juan Vincente Gomez. Attraverso la multiforme capacità di questi uomini si è svolta, per intero, la vita politica del V. fino ai giorni nostri, nei quali il potere è nelle mani di una giunta militare presieduta dal col. C. Delgado Chalbaud che, sciolto il Parlamento, governa dal dic. del 1948. La peculiarità dei ricordati uomini, militari e politici a seconda che le circostanze interne imponevano, non si esplicò soltanto negli anni nei quali questi furono direttamente alla presidenza, ma si protrasse attraverso i successivi presidenti da loro fatti eleggere, imponendo al paese la loro volontà anche per il tramite di terze persone. Fra queste ultime si posero in rilievo altre personalità le quali portarono il paese verso la normalizzazione della vita interna, al riconoscimento da parte delle altre potenze, a porsi decisamente sulla via delle riforme sociali, a risanare il debito pubblico e successivamente a potenziare a fondo, valendosi di capitali esteri, lo sfruttamento del petrolio, principalissima ed incessante ricchezza della regione.

Negli anni più a noi vicini, va ricordato in special modo l'operato del Gomez: alla testa del V. dal 1908, «pressocché illetterato, ma dotato di naturale intelligenza, di astuzia, di rimarchevole senso negli affari», riuscì a mantenere la Repubblica in buone relazioni con l'estero, a liquidare favorevolmente contestazioni in Olanda, Belgio, Stati Uniti, a mantenersi neutrale durante la prima guerra mondiale, ad aderire alla Società delle Nazioni, nel 1920, a definire questioni confinarie con Columbia (1922) e Brasile (1929), a riassorbire nel 1930-35 il complesso del debito pubblico estero. Il suo successore, gen. Lopez Contreras, in carica dal 1936 al 1941, contribuì in modo rilevante alla riforma della Costituzione, rese al popolo la libertà politica, di stampa, di riunione, fu l'anima di un piano triennale per l'incremento dell'economia, della agricoltura, delle migliorie sociali. Dopo di lui divenne presidente il suo ministro della guerra, il gen. Medina Angarita, il quale ruppe le relazioni con i paesi dell'Asse, dopo l'attacco nipponico a Pearl Harbour, fornì ingenti materie prime agli Stati Uniti dai quali fu fortemente aiutato nella industrializzazione e nello sfruttamento delle riserve naturali, intensificò la lotta contro l'analfabetismo, allargò le disposizioni sulla previdenza

sociale, pose fuori legge i comunisti, sciogliendone le leghe (ma nel 1945 dovette riconoscere la legalità di tale partito).

Alla fine del 1945, obbligato il Medina a rifugiarsi negli Stati Uniti col Lopez Contreras da una sollevazione popolare, divenne presidente, dopo un breve interregno di una giunta popolare, l'economista Romulo Bethancourt. Questi, pur avendo compiuti buoni atti durante gli anni di governo, non corrispose all'attesa del paese, tanto da provocare, dopo alcuni movimenti insurrezionali, un colpo di Stato, alla fine del 1948. Da tale anno, come si è detto, il col. Chalbaud è alla testa della Repubblica.

BIBL.: R. M. Baralt y R. Diaz, Resumen de la historia de V., Parigi 1841; J. Gil Fortuol, Historia constitucional de V., Berlino 1909; N. Naldoni, La guerra di corsa in America (1500-1700), Roma 1935; H. D. Barbajelata, Hist. de l'Amérique espagnole, Parigi 1940.

III. EVANGELIZZAZIONE

Un primo tentativo missionario nel V. fu fatto nel 1513 dal domenicano Francisco de Cordoba, che insieme ad un fratello laico parti da Haiti verso la Costa delle Perle, all'ovest dell'Isola di Trinidad. Per colpa dei trafficanti di perle, che vendevano gli indigeni in schiavitù, il tentativo finì con il massacro dei due missionari. Un secondo tentativo, intrapreso dal 1516 al 1519 da Domenicani e Francescani, fallì parimenti dopo i primi successi a causa della caccia agli schiavi da parte degli Spagnoli e si chiuse con l'uccisione dei missionari. La medesima sorte toccò alla colonizzazione della Costa delle Perle, ideata da Bartolomeo de Las Casas.

Nel sec. XVI la colonizzazione spagnola e la missione domenicana e francescana si limitarono alla parte nord-occidentale ove sorsero fiorenti città come Coro e dal 1578 Caracas come sede del governo. Nel 1531 Coro fu eretta a diocesi, trasferita poi a Caracas nel 1637. Il V. orientale invece, come la regione bassa dell'interno, rimasero inesplorate. Dopo vari tentativi falliti, i Francescani riuscirono a fondare un convento nell'Isola di Trinidad, alla fine del sec. XVI. Da lì si spinsero avanti verso il delta dell'Orinoco, al principio senza successo. Solo dopo il 1656 fondarono una fiorente missione tra le tribù indiane in Piritù e nel corso del sec. XVIII penetrarono anche nelle regioni al sud del fiume Orinoco. Dal 1760 all'incirca le missioni dipendevano dal Collegio apostolico dei Francescani di Piritù.

I Francescani furono aiutati, dal 1650 in Cumanà, dal 1678 nella Guyana, dai Cappuccini, i quali eressero belle riduzioni. Al principio del sec. XVIII i Gesuiti fondarono alcune missioni nella regione dell'Alto Orinoco. Con la cosiddetta « Concordia » del 1734 i vari campi di azione dei Francescani, Cappuccini e Gesuiti ebbero confini ben determinati. Dopo l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 subentrarono nelle loro missioni dell'Alto Orinoco i Francescani. Nel 1787 i Francescani ressero 68 missioni con ca. 35 mila indiani cristiani, i Cappuccini, nel 1789, 30 missioni con ca. 25 mila indiani cristiani.

Fino alla fine del sec. XVIII Caracas rimase la sola diocesi; nel 1777 la gerarchia fu ampliata con l'erezione della diocesi di Merida, seguita nel 1790 da quella di Guyana. Nel 1803 Caracas fu elevata a metropoli. Durante le lotte per l'indipendenza nelle prime decadi del sec. XIX le fiorenti missioni francescane e cappuccine furono radicalmente distrutte. Le continue lotte contro la Chiesa nel sec. XIX non permisero la restaurazione delle missioni. È vero che nel 1862 fu stipulato un Concordato con la S. Sede e che furono erette le nuove diocesi di Calabozzi nel 1863, di Zulia nel 1897, di Barquisimeto nel 1907 ed inoltre nel 1922 seguirono le diocesi di Coro, Cumanà, Valencia e S. Cristoforo, e Merida fu elevata a metropoli, ma solo nel 1918 i Cappuccini poterono tornare nella loro vecchia missione, dove nel 1922 fu eretto il vicariato apost. Caronì (v.). Nel 1943 fu loro affidato anche il nuovo vicariato apost. Machiques (v.) nel V. occidentale, dove vivono i Motiloni, feroci indiani. I Salesiani nel 1933 iniziarono la missione nella regione dell'Alto Orinoco, che nel 1932 fu eretta in prefettura apost. Nel territorio si trovano numerose tribù indiane ancora pagane.

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(per cortesia di mons. A. P. Frutari) VENEZUELA - Cattedrale di Caracas (sec. XVII).
BIBL.: M. Ruiz Blanco, Conversión de Piritù, de Indios Cumanagotes y otros, Madrid 1892; B. de Lodares, Los Franciscanos capuchinos en V., 3 voll., Caracas 1929-30; M. Watters, History of the Church in V., Capel Hill 1933; N. E. Navarro, I Gesuiti nel V., in Il pensiero missionario, 7 (1935), pp. 61-82; id., Anales Eclesiasticos Venezolanos, 2ª ed., Caracas 1931; B. Biermann, Die erste Dominikanermission auf dem südamerikanischen Festland, in Missionswissenschaftliche Studien, Aachen 1951, pp. 408-25; A. Caulin, Historia corografica, natural y evangelica de la Nueva Andalucía, in Analecta de Historia Patria, Caracas s. d., pp. 189-436. V. anche V. Misionera, rivista dei Cappuccini, dal 1939.

IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA

Essa è dominata e caratterizzata dalla questione del Patronato nazionale. Sin dal tempo della separazione dalla Spagna della « grande Colombia » (Columbia, V., Equatore, Panama), il nuovo governo pretese di continuare ad esercitare il Patronato come erede dei privilegi concessi dalla S. Sede ai Re di Spagna, e in seguito arbitrariamente ampliati. Tali pretese furono asserite e condensate nella Ley de Patronato Eclesiastico del 28 luglio 1824, confermata definitivamente, per quanto riguarda il V., dal Congresso Costituente con legge del 15 marzo 1833, e ritenuta sempre dal governo come base e fondamento dei rapporti tra Chiesa e Stato. Tutte le Costituzioni, compresa quella in vigore dall'apr. 1953 (art. 50), vi fanno esplicito riferimento. Alcuni numerosi diritti che il governo intende esercitare in virtù del Patronato, quali, p. es., quelli relativi alle celebrazioni dei Concili, alle visite pastorali ecc., non sono praticamente fatti valere. Ad altri invece, come creazione di nuove diocesi, nomina ai benefici cattedrali e parrocchiali, elezione dei vescovi, il governo tiene in modo assoluto. Da parte sua lo Stato corrisponde alla Chiesa rilevanti sovvenzioni economiche. La S. Sede non ha mai riconosciuto questi diritti, ma li ha solo tollerati. Tale stato di cose non ha

potuto non essere nocivo alla vita ed allo sviluppo della Chiesa nel V., privandola in modo particolare della necessaria libertà nella nomina dei vescovi e favorendo una ingerenza tanto vasta quanto indebita delle autorità statali nel campo ecclesiastico.

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La Costituzione garantisce a tutti gli abitanti della Repubblica la libertà religiosa sotto il controllo statale (art. 35, 6°) e sfiora appena gli argomenti che maggiormente interessano la Chiesa, la scuola, cioè, il matrimonio, la famiglia, il problema sociale, rimettendosi di continuo alle leggi speciali, le quali, per lo più, sono tuttora ispirate ai principi atei ed anticlericali del secolo scorso. Vige il matrimonio civile ed è concesso con facilità il divorzio. L'insegnamento, sia pubblico che privato, è regolato dallo Statuto provvisorio di Educazione del 25 maggio 1949. Esso prevede un intervento statale così minuzioso da ostacolare il libero svolgimento delle attività dei collegi privati, e da ridurre a ben poca cosa la libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione (art. 35, n. 13) e ribadita nell'art. 2° dello Statuto. Va riconosciuto, però, che esso ha segnato un considerevole miglioramento in confronto alla precedente Legge Organica, promulgata nell'ott. 1948, eliminando in parte le odiose differenze tra insegnamento privato ed ufficiale e togliendo diffidenze verso l'opera dei collegi cattolici. Il medesimo Statuto ha inoltre ristabilito nelle scuole statali l'insegnamento religioso, con due ore settimanali, per gli alunni i cui genitori o loro rappresentanti ne facciano domanda.

Con decreto del Ministero della difesa nazionale, in data 10 luglio 1946, fu istituito il «Servizio di Cappellania delle Forze Armate», per l'assistenza religiosa alle forze armate.

La S. Sede istituì nel 1876 una delegazione apostolica nel V., S. Domingo e Haiti con residenza nelle due ultime Repubbliche; primo delegato fu mons. F. Rocco Cocchia; nel 1909 fu nominato delegato apostolico per il V. mons. G. Averse e nel 1913 con carattere definitivo mons. C. Pietropaoli; il papa Benedetto XV elevò la delegazione apostolica a internunziatura nel 1916 e successivamente, nel 1920, a nunziatura; primo nunzio fu mons. F. Marchetti Selvaggiani, già internunzio dal 1917, poi cardinale. Il papa Pio XII con lettera apostolica del 7 ott. 1944 costituì la B. Maria Vergine «de Coromoto», venerata in Guanare de los Cospes, precipua celeste patrona della Repubblica del Venezuela (AAS, 41 [1949], pp. 318-19).

V. CIRCOSCRIZIONE ECCLESIASTICA

Ecclesiasticamente è diviso nelle due sedi metropolitane di Caracas (con suffraganei a Barquisimeto, Calabozo, Coro, Cumanà, Guayana, Valencia del V.) e di Merida (con suffraganei a S. Cristoforo di V. Zulia), nei vicariati apostolici di Caroni, di Machiques o Missione di Guajira-Perjia e nella prefettura apostolica dell'Alto Orinoco.
BIBL.: J. Cunillera, Anuario eclesiástico Venezolano 1933. Caracas 1953. Ippolito Rotoli

VI. Per la letteratura: V. ISPANO-AMERICANA LETTERATURA, XII.

VII. ARTE

Gli studiosi della civiltà precolombiana assegnano il V. ad una regione chiamata «intermedia» comprendente, oltre le Repubbliche dell'istmo dell'America centrale, anche la Colombia e l'Equador. Mediatrice fra le influenze delle progredite culture settentrionali (atzeca, maya, totonac) e meridionali (chimu, preinca, inca), la regione non rivela nel complesso caratteri di spiccata originalità. Gli attuali confini politici dei vari Stati non corrispondono nemmeno approssimativamente alla distribuzione delle antiche culture. Per quel che interessa, ad es., del tutto arbitraria sarebbe la separazione delle province occidentali del V. da quelle nord-orientali della Colombia. L'esplorazione sistematica di questo sterminato ed arduo territorio è tuttavia appena incominciata, a cura soprattutto di studiosi nord-americani, ed è quindi ancora impossibile tracciare un panorama completo e soddisfacente delle civiltà primitive che ivi sono fiorite. I principali ritrovamenti archeologici riguardano le cosiddette calzadas, strade selciate, frequenti soprattutto nel territorio di Barinas (v. di nord-ovest),

(da Pal Kelemen, Medieval American art. II, Nuova York 1956, tov. Fil. 69, C)

VENEZUELA - Oggetto ornamentale in oro, con figura antropomorfica, proveniente da La Guajira, ora nella collezione del dr. R. Requena - Nuova York.

che rivelano una progredita tecnica costruttiva, al servizio di una civiltà fondata sugli scambi.

Sembra tuttavia che non esistano monumenti architettonici di qualche importanza. Sono state ritrovate, nell'Ovest Zulia, pietre incise con ideogrammi e figurazioni allusive, risalenti ad una non ancor bene definita civiltà dei Tiot-tio. Altre scoperte epigrafiche di notevole interesse sono state fatte da Aguirre e Vigirama, lungo la costa del mar dei Caraibi.

Più intensamente esplorata, anche dagli studiosi indigeni, fin dal secolo scorso, è stata la zona del lago di Valencia ad Ovest di Caracas, dove nella penisolella lacustre di La Caprera si scoprì una importante necropoli, che ha restituito molto materiale fittile di sommo interesse dal lato artistico. Largamente esplorata risulta pure una profonda striscia del territorio montano, da Barquisimeto a S. Cristobal, lungo la Cordigliera de Merida.

Fra i più singolari manufatti della zona nord-occidentale, si annoverano le lisce pietre da macia (metates), scolpite a foggia di animali selvaggi (per lo più puma o giaguari) e con bordi ornati di grafiti e rilievi geometrici. La ceramica è stata distinta in sei diverse aree.

Molte forme fittili sono dissuete sia all'arte degli Incas che a quelle delle civiltà messicane. In genere il simbolismo antropomorfico viene esasperato con stilizzazione sommaria e impressionista. Ma si sono anche rinvenute piccole teste in terracotta, di una finezza d'esecuzione paragonabile a quella dei prodotti dell'arte arcaica egiziana o cinese (Kelemen). Si è di fronte, insomma, a un'altra civiltà fittile, inferiore a quella peruviana nella finezza degli ornati, ma egualmente progredita nella plastica. Durante il primo periodo della colonizzazione spagnola l'architettura ebbe nel V. sviluppo modesto, sia per la limitata emigrazione europea, sia perché le autorità spagnole si preoccuparono d'impedire quanto era successo nel Messico, dove i conquistadores s'erano creati monopoli pericolosi, erigendo fastose dimore e sottraendosi al controllo della madre-patria. Permaneva inoltre la difficoltà di procurarsi il materiale necessario a solide costruzioni. Così l'edilizia civile è prevalentemente in legno, e solo quella sacra impiega il laterizio.

Gli unici edifici religiosi di importanza artistica di cui si abbia notizia nel sec. XVI sono il convento e l'annessa chiesa di S. Francesco a Caracas, oggi talmente trasformati, che solo dalle piante e disegni conservati nell'Archivio delle Indie a Siviglia è possibile rendersi

conto della loro consistenza originaria. Autore dei progetti è Antonio Ruiz Ullán (1593). La chiesa era a tre navate, soluzione assai rara nell'arte coloniale spagnola.

Il prospetto della facciata, con l'attico centrale a loggia, alto sugli spioventi delle navi minori, rivela che l'architetto ebbe presenti i modelli del tardo rinascimento, derivando dalle opere del Serlio e del Vignola gli elementi della decorazione.

In seguito trionfano le forme dell'esuberante barocco spagnolo. Sorgono a Caracas l'ibrida Cattedrale, ispirata alle opere architettoniche dei Gesuiti, la chiesa di Altagracia, la Cattedrale di Coto, S. Rosalia; a Maracaibo, la chiesa di S. Francesco. Anche i palazzi pubblici ostentano forme sontuose, e pervengono talora a risultati di gusto sicuro (Palazzo de Miraflores a Caracas). Il neoclassico s'insinua nell'epoca napoleonica e domina nel periodo delle guerre d'indipendenza (casa di Bolívar a Caracas).

Nella seconda metà del sec. XIX anche l'architettura venezuelana segue la sorte di tutti i paesi americani: il frenetico incremento edilizio accoglie le più disparate influenze europee e nord-americane, e in un'ibrida commistione di cattivo gusto accademico e di insipienza funzionale promuove l'erezione di intieri nuovi quartieri a Caracas e nelle città che intanto vengono acquistando importanza economica e commerciale: Trujillo, S. Cristobal, Mérida, ecc. Nell'edilizia religiosa prevalgono il neo-romanico e il neo-gotico, con prevalenza di modelli spagnoli. L'ultima architettura, specie nel nuovo centro di Caracas, ha invece una dignità formale che la colloca fra i migliori prodotti della urbanistica moderna.

Nelle altre arti il livello si mantiene modesto fino alle guerre d'indipendenza. Scultura e pittura sono esercitate quasi esclusivamente in funzione sacra, e più che a un impulso nativo, come avviene in altre regioni dell'America latina, obbediscono a una precettistica esteriore e programmatica.

Ottima, per contro, la produzione artigiana, specialmente del legno intagliato (coro della Iglesia di S. Francesco a Caracas) e nell'arredo sacro.

Dalle drammatiche e gloriose vicende delle guerre d'indipendenza la scultura trae nella prima metà, e poi per tutto il sec. XIX, lo spunto per una riproduzione intensa, di un realismo stentato e spesso ottuso. Maggiori assensi raccolgono i nomi di Rafael de la Cova (autore della statua e del monumento) equestre in bronzo del Libertador) e di Eloy Palacios (1847-1909), popolare scultore di monumenti celebrativi sparsi nelle principali città dello Stato (è sua, fra l'altro, la famosa India desnuda). Alla scultura sacra si dedicò in particolare E. Rubin Hernandez (statue di S. Gabriele a Saragozza, José Felix Ribas a Tucupido, Francisco Cabral ad Arragua di Barcellona, Padre Guasco a Valle de la Pascua).

L'intenzione illustrativa non supera l'esito oleografico nella maggior parte dei pittori che si raccolsero intorno a Pedro Lovera, Domingo de Tovar, Antonio José Carranza, fondatori della scuola locale. Fra costoro il migliore è forse Carmelo Fernández. Ma lo scambio con i paesi d'Europa si fa presto frequente e ne traggono vantaggio Manuel Cruz, che dall'ambiente italiano ricavò i modi e gli stessi temi della sua pittura di genere, Celestino Martínez, diligente accademico, esecutore di quadri sacri nelle chiese di Caracas, Ramor Bilet, iniziatore della pittura di paesaggio locale.

Maggior vigore rivelano gli artisti della seconda generazione, di rinomanza non più provinciale, come Tovar y Tovar, autore di quadri di battaglie prossimi in qualche spunto al gusto di quelli del nostro Fattori, conservati nel Campidoglio di Caracas, Michelena, Herrera-Toro, Maury, Rivero Sanabria.

Sugli altri si leva, per l'accesa fantasia e la sicurezza della tavolozza, Cristobal Rojas, uno dei massimi artisti del Romanticismo sud-americano. Il suo quadro più celebre è il Purgatorio ma non meno degni di attenzione sono Orfandad, La Taberna, La miseria, Beatriz andando por la senda de los lirios.

Anche Tito Salas, educatosi a Parigi e curioso dell'arte contemporanea europea, acquistò qualche merito.

È opera del suo pennello il ciclo storico che decora la casa di Bolívar a Caracas.

BIBL.: A. Caulin, Hist. coro-graphica natural y evangelica de la Nueva Andalusia, ecc., Caracas 1841; H. Bingham, The journal of an expedition across V. and Columbia 1906-1907, Nueva Haven 1909; anon., s. V. in Enc. Eur. Am., LXVII, pp. 1084-86; E. de Peridiello, La mission de V., Caracas 1930; J. Buschiazzo, La arquitectura colonial venezolana, Buenos Aires 1940; Wm. Duncan Strong, Cross section of New World prehistory (rapporto sulle ricerche archeologiche negli anni 1941-42), in Mithonian miscellaneous collection, CIV, n. 2, Washington 1943, pp. 14-15; A. Kidder, Archaeology of Northwestern V. (quadrarro del «Peabody Museum» della Harvard University promotore delle ricerche), XXVI, n. 1, Cambr. Mass. 1944; D. A. Inaugur, Historia del Arte hispano-americano, Barcelona-Buenos Aires 1945; P. Kelemen, Medieval American Art, 2 voll., Nueva York 1946. Riccardo Averini

VIII. ORDINAMENTO SCOLASTICO

Nella Repubblica del V. l'ordinamento scolastico è simile a quello delle altre Repubbliche dell'America centro-meridionale; in tutte le quali si nota un crescente sviluppo della istruzione, che cerca di estendersi possibilmente a tutti i paesi rurali ed è il frutto della importanza sempre più vasta che vanno prendendo i problemi scolastici per avviare la popolazione tutta ad una ripresa culturale.

Si ha perciò l'insegnamento primario obbligatorio a cominciare dai 7 anni fino al 14; dopo i quali si entra nell'insegnamento secondario, che viene suddiviso: a) nei collegi, con corso di 5 anni che danno accesso alla università, o b) nei diversi tipi di scuole specificate: «normali», di 4 anni, per la formazione dei maestri delle scuole primarie urbane; «scuole di maestri» di 2 anni per la formazione degli insegnanti delle scuole primarie rurali; «scuole professionali», generalmente di 3 anni, che abbracciano i tipi: agricolo, commerciale, tecnico-industriale, arti e maestri. L'insegnamento superiore o universitario conta nel V.: l'Università di Los Andes a Mérida, la Università Centrale di Caracas (fondata nel sec. XVIII), ricostruita e modernizzata nel 1944, l'Università di Zulia nel Maracaibo e l'Istituto Pedagogico. Inoltre nel 1947 fu istituita a Caracas l'Università operaia.

Una idea dello sviluppo preso dall'istruzione viene dato dai due censimenti del 1941 e del 1950. Il censimento del 1941 indicava che il 56,6% degli abitanti dai 10 anni in giù erano analfabeti; quello del 1950 portava 1374 centri di istruzione per adulti con 33.000 frequentanti.

BIBL.: D. Goetz, Education in V., Washington 1948. Celestino Testore
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“VENEZUELA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 785. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/venezuela.