IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
Essa è dominata e caratterizzata dalla questione del Patronato nazionale. Sin dal tempo della separazione dalla Spagna della « grande Colombia » (Columbia), V. Equatore, Panama), il nuovo governo preteese di continuare ad esercitare il Patronato come erede dei privilegi concessi dalla S. Sede ai Re di Spagna, e in seguito arbitrariamente ampliati. Tali preteese furono asserite e condensate nella *Ley de Patronato Eclesiástico* del 28 luglio 1824, confermata definitivamente, per quanto riguarda il V., dal Congresso Costituente con legge del 15 marzo 1833, e ritenuta sempre dal governo come base e fondamento dei rapporti tra Chiesa e Stato. Tutte le Costituzioni, compresa quella in vigore dall'apr. 1953 (art. 59), vi fanno esplicito riferimento. Alcuni numerosi diritti che il governo intende esercitare in virtù del Patronato, quali, p. es., quelli relativi alle celebrazioni dei Concili, alle visite pastorali ecc., non sono praticamente fatti valere. Ad altri invece, come creazione di nuove diocesi, nomina ai benefici cattedrali e parrocchiali, elezione dei vescovi, il governo tiene in modo assoluto. Da parte sua lo Stato corrisponde alla Chiesa rilevanti sovvenzioni economiche. La S. Sede non ha mai riconosciuto questi diritti, ma li ha solo tollerati. Tale stato di cose non hapotuto non essere nocivo alla vita ed allo sviluppo della Chiesa nel V., privandola in modo particolare della necessaria libertà nella nomina dei vescovi e favorendo una ingerenza tanto vasta quanto indebita delle auto-rità statali nel campo ecclesiastico.
La Costituzione garantisce a tutti gli abitanti della Repubblica la libertà religiosa sotto il controllo statale (art. 35, 6°) e sfiora appena gli argomenti che maggiormente interessano la Chiesa, la scuola, cioè, il matrimonio, la famiglia, il problema sociale, rimettendosi di continuo alle leggi speciali, le quali, per lo più, sono tuttora ispirate ai principi atei ed anticlericali del secolo scorso. Vige il matrimonio civile ed è concesso con faci-lità il divorzio. L'insegnamento, sia pubblico che privato, è regolato dallo Statuto provvisorio di Educazione del 25 maggio 1949. Esso prevede un intervento statale così minuzioso da ostacolare il libero svolgimento delle attività dei collegi privati, e da ridurre a ben poca cosa la libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione (art. 35, n. 13) e ribadita nell'art. 2° dello Statuto. Va riconosciuto, però, che esso ha segnato un considerevole miglioramento in confronto alla precedente Legge Organica, promulgata nell'ott. 1948, eliminando in parte le ediose differenze tra insegnamento privato ed ufficiale e togliendo diffidenze verso l'opera dei collegi cattolici. Il medesimo Statuto ha inoltre ristabilito nelle scuole statali l'insegnamento religioso, con due ore settimanali, per gli alunni i cui genitori o loro rappresentanti ne facciano domanda.
Con decreto del Ministero della difesa nazionale, in data 10 luglio 1946, fu istituito il «Servizio di Cap-pellania delle Forze Armate», per l'assistenza religiosa alle forze armate.
La S. Sede istituì nel 1876 una delegazione apostolica nel V., S. Domingo e Haiti con residenza nelle due ultime Repubbliche; primo delegato fu mons. F. Rocco Cocchia; nel 1909 fu nominato delegato apostolico per il V. mons. G. Averse e nel 1913 con carattere definitivo mons. C. Pietropaoli; il papa Benedetto XV elevò la delegazione apostolica a internunziatura nel 1916 e successivamente, nel 1920, a nunziatura; primo nunzio fu mons. F. Marchetti Selvaggiani, già internunziano dal 1917, poi cardinale. Il papa Pio XII con lettera apostolica del 7 ott. 1944 costituì la B. Maria Vergine de Coromoto, venerata in Guanare de los Cospes, precipua celeste patrona della Repubblica del Venezuela (AAS, 41 [1949], pp. 318-19).
V. CIRCOSCRIZIONE ECCLESIASTICA
Ecclesiastica-mente è diviso nelle due sedi metropolitane di Caracas (con suffraganei a Barquisimeto, Calabozo, Coro, Cumaná, Guayana, Valensia del V.) e di Merida (con suffraganei a S. Cristoforo di V. Zulia). nei vicari apostolici di Caroni, di Machiques o Missione di Guajira-Perija e nella prefettura apostolica dell'Alto Orinoco.VI. Per la letteratura: V. ISPANO-AMERICANA LET-TERATURA, XII.
VII. ARTE
Gli studiosi della civiltà precolombiana assegnano il V. ad una regione chiamata «intermedia» comprendente, oltre le Repubbliche dell'istmo dell'America centrale, anche la Colombia e l'Equador. Media-trice fra le influenze delle progredite culture settentrionali (atzeca, maya, totonac) e meridionali (chimu, preinca, inca), la regione non rivela nel complesso caratteri di spiccata originalità. Gli attuali confini politici dei vari Stati non corrispondono nemmeno approssimativamente alla distribuzione delle antiche culture. Per quel che interessa, ad es., del tutto arbitraria sarebbe la separazione delle province occidentali del V. da quelle nord-orientali della Colombia. L'esplorazione sistematica di questo sterminato ed arduo territorio è tuttavia appena incominciata, a cura soprattutto di studiosi nord-americani, ed è quindi ancora impossibile tracciare un panorama completo e soddisfacente delle civiltà primitive che riviscono fiorite. I principali ritrovamenti archeologici riguardano le cosiddette calzadas, strade selciate, frequenti soprattutto nel territorio di Barinas (v. di nord-ovest), che rivelano una progredita tecnica costruttiva, al servizio di una civiltà fondata sugli scambi.
che rivelano una progredita tecnica costruttiva, al servizio di una civiltà fondata sugli scambi.
Sembra tuttavia che non esistano monumenti architettonici di qualche importanza. Sono state ritrovate, nell'Ovest Zulia, pietre incise con ideogrammi e figurazioni allusive, risalenti ad una non ancor bene definita civiltà dei Tiot-tio. Altre scoperte epigrafiche di notevole interesse sono state fatte da Aguirre e Vigriama, lungo la costa del mar dei Caraibi.
Più intensamente esplorata, anche dagli studiosi indigeni, fin dal secolo scorso, è stata la zona del lago di Valencia ad Ovest di Caracas, dove nella penisoletta lacustre di La Caprera si scoprì una importante necropoli, che ha restituito molto materiale fittile di sommo interesse dal lato artistico. L'argomento esplorata risulta pure una profonda striscia del territorio montano, da Barquisimeto a S. Cristobal, lungo la Cordigliera de Merida.
Fra i più singolari manufatti della zona nord-occidentale, si annoverano le lisce pietre da maci-na (metates), scolpite a foggia di animali selvaggi (per lo più puma o giaguari) e con bordi ornati di grafiti e rilievi geometrici. La ceramica è stata distinta in sei diverse aree.
Molte forme fittili sono dissunte sia all'arte degli Incas che a quelle delle civiltà messicane. In genere il simbolismo antropomorfico viene esasperato con stilizzazione sommaria e impressionista. Ma si sono anche rinvenute piccole teste in terracotta, di una finezza d'esecuzione paragonabile a quella dei prodotti dell'arte arcaica egiziana o cinese (Kelemen). Si è di fronte, insomma, a un'altra civiltà fittile, inferiore a quella peruviana nella finezza degli ornati, ma egualmente progredita nella plastica. Durante il primo periodo della colonizzazione spagnola l'architettura ebbe nel V. sviluppo modesto, sia per la limitata emigrazione europea, sia perché le autorità spagnole si preoccuparono d'impedire quanto era successo nel Messico, dove i conquistadores s'erano creati monopolisti pericolosi, erigendo fastose dimore e sottraendosi al controllo della madre-patria. Permaneva inoltre la difficoltà di procurarsi il materiale necessario a solide costruzioni. Così l'edilizia civile è prevalentemente in legno, e solo quella sacra impiega il laterizio.
Gli unici edifici religiosi di importanza artistica di cui si abbia notizia nel sec. XVI sono il convento e l'annessa chiesa di S. Francesco a Caracas, oggi talmente trasformati, che solo dalle piante e disegni conservati nell'Archivio delle Indie a Siviglia è possibile rendersi
conto della loro consistenza originaria. Autore dei progetti è Antonio Ruiz Ullán (1593). La chiesa era a tre navate, soluzione assai rara nell'arte coloniale spagnola.
Il prospetto della facciata, con l'attico centrale a loggia, alto sugli spaventi delle navi minori, rivela che l'architetto ebbe presenti i modelli del tardo rinascimento, derivando dalle opere del Serlio e del Vignola gli elementi della decorazione.
In seguito trionfano le forme dell'esuberante barocco spagnolo. Sorgono a Caracas l'irida Cattedrale, ispirata alle opere architettoniche dei Gesuiti, la chiesa di Altagracia, la Cattedrale di Coro, S. Rosalia; a Maracaibo, la chiesa di S. Francesco. Anche i palazzi pubblici ostentano forme sontuose, e pervengono talora a risultati di gusto sicuro (Palazzo de Miraflores a Caracas). Il neoclassicismo s'insinua nell'epoca napoleonica e domina nel periodo delle guerre d'indipendenza (casa di Bolivar a Caracas).
Nella seconda metà del sec. XIX anche l'architettura venezuelana segue la sorte di tutti i paesi americani: il frenetico incremento edilizio accoglie le più disparate influenze europee e nord-americane, e in un'irida commistione di cattivo gusto accademico e di insipienza funzionale promuove l'erezione di interi nuovi quartieri a Caracas e nelle città che intanto vengono acquistando importanza economica e commerciale: Trujillo, S. Cristobal, Merida, ecc. Nell'edilizia religiosa prevalgono il neo-romantico e il neo-gotico, con prevalenza di modelli spagnoli. L'ultima architettura, specie nel nuovo centro di Caracas, ha invece una dignità formale che la colloca fra i migliori prodotti della urbanistica moderna.
Nelle altre arti il livello si mantiene modesto fino alle guerre d'indipendenza. Scultura e pittura sono eserciate quasi esclusivamente in funzione sacra, e più che a un impulso nativo, come avviene in altre regioni dell'America latina, obbediscono a una precettistica esteriore e programmatica.
Ottima, per contro, la produzione artigiana, specialmente del legno intagliato (corso della Iglesia di S. Francesco a Caracas) e nell'arredo sacro.
Dalle drammatiche e gloriose vicende delle guerre d'indipendenza la scultura trae nella prima metà, e poi per tutto il sec. XIX, lo spunto per una riproduzione intensa, di un realismo stentato e spesso ottuso. Maggiori assensi raccolgono i nomi di Rafael de la Cova (autore della statua e del monumento) e queste in bronzo del Libertador) e di Eloy Palacios (1847-1909), popolare scultore di monumenti celebrativi sparsi nelle principali città dello Stato (è sua, fra l'altro, la famosa India desnuda). Alla scultura sacra si dedicò in particolare E. Rubin Hernandez (statue di S. Gabriele a Saragozza, José Felix Ribas a Tucupido, Francisco Cabral ad Arragua di Barcellona, Padre Guasco a Valle de la Pascua).
L'intenzione illustrativa non supera l'esito oleografico nella maggior parte dei pittori che si raccolsero intorno a Pedro Lovera. Domingo de Tovar, Antonio José Carranza, fondatori della scuola locale. Fra costoro il migliore è forse Carmelo Fernández. Ma lo scambio con i paesi d'Europa si fa presto frequente e ne traggono vantaggio Manuel Cruz, che dall'ambiente italiano ricavò i modi e gli stessi temi della sua pittura di genere, Celestino Martinez, diligente accademico, esecutore di quadri sacri nelle chiese di Caracas, Ramor Bilet, iniziatore della pittura di paesaggio locale.
Maggior vigore rivelano gli artisti della seconda generazione, di rinomanza non più provinciale, come Tovar y Tovar, autore di quadri di battaglie prossimi in qualche spunto al gusto di quelli del nostro Fattori, conservati nel Campidoglio di Caracas, Michelena, Herrera-Toro, Maury, Rivero Sanabria.
Sugli altri si leva, per l'accusa fantasia e la sicurezza della tavolozza, Cristobal Rojas, uno dei massimi artisti del Romanticismo sud-americano. Il suo quadro più celebre è il Purgatorio ma non meno degni di attenzione sono Orfandad, La Taberna, La miseria, Beatriz andando por la senda de los lirios.
Anche Tito Salas, educatosi a Parigi e curioso dell'arte contemporanea europea, acquistò qualche merito.
È opera del suo pennello il ciclo storico che decora la casa di Bolivar a Caracas.
RICCARDO AVERINI
VIII. ORDINAMENTO SCOLASTICO
Nella Repubblica del V. l'ordinamento scolastico è simile a quello delle altre Repubbliche dell'America centro-meridionale; in tutte le quali si nota un crescente sviluppo della istruzione, che cerca di estendersi possibilmente a tutti i paesi rurali ed è il frutto della importanza sempre più vasta che vanno prendendo i problemi scolastici per avviare la popolazione tutta ad una ripresa culturale.Si ha perciò l'insegnamento primario obbligatorio a cominciare dai 7 anni fino al 14; dopo i quali si entra nell'insegnamento secondario, che viene suddiviso: a) nei collegi, con corso di 5 anni che danno accesso alla università, o b) nei diversi tipi di scuole specificate: a) normali, di 4 anni, per la formazione dei maestri delle scuole primarie urbane; e) scuole di maestri di 2 anni per la formazione degli insegnanti delle scuole primarie rurali; e) scuole professionali; generalmente di 3 anni, che abbracciano i tipi: agricolo, commerciale, tecnico-industriale, arti e mestieri. L'insegnamento superiore o universitario conta nel V. 1° Università di Los Andes a Mérida, la Università Centrale di Caracas (fondata nel sec. XVIII), ricostruita e modernizzata nel 1944, l'Università di Zulia nel Maracaibo e l'Istituto Pedagogico. Inoltre nel 1947 fu istituita a Caracas l'Università operaia.
Una idea dello sviluppo preso dall'istruzione viene dato dai due censimenti del 1941 e del 1950. Il censimento del 1941 indicava che il 56,6% degli abitanti dai 10 anni in giù erano analfabeti; quello del 1950 portava 1374 centri di istruzione per adulti con 33.000 frequentanti.