VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA

VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA. - Festa della Chiesa universale, che si celebra il 2 luglio con il rito doppio di II classe.
VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA. - Festa della Chiesa universale, che si celebra il 2 luglio con il rito doppio di II classe.

La base della festa è il fatto storico evangelico (Lc. 1, 39-56), della visita che fece la Madonna, dopo l'annunzio del mistero dell'Incarnazione, ad Elisabetta, madre del Precursore, con la breve, ma mirabile scena della salutazione, che si chiuse col Magnificat. La Madre divina poi rimase nella casa dei parenti per ca. tre mesi.

L'episodio entrò nella pratica ufficiale della Chiesa romana quando vi si sviluppò la liturgia dell'Avvento, cioè sin dal sec. VI: la pericope in parola fu posta al venerdì delle Tempora d'Avvento, ma solo come ricordo in preparazione del Natale (Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum, I, Münster in V. 1935).

Alla stessa data romana del 2 luglio, la Chiesa greca celebra una festa mariana. Se si può prestare delle aposteriori tradizioni, sotto l'imperatore Marciano (450-57) sarebbe stata portata a Costantinopoli la cassa di legno nella quale sarebbe stato deposto il corpo della Madonna dopo la sua morte; questa reliquia fu depositata nella chiesa delle Blacherne. La celebrazione liturgica appare sotto il titolo «σφόδος τῶν βλαχερνῶν». Ma un'altra tradizione riduce la stessa festa alla κατὰδήγησις, cioè alla deposizione, nella stessa chiesa, sotto l'imperatore Leone I, nel 469, di un capo di vestiario della Madonna, secondo il Metafraste del «maphorion» (= velo), secondo Niceforo Callisto dell'«omophorion» (= scapolare). Altri credono che la «cassa» non fu altro che il reliquiario prezioso nel quale era inclusa quella veste. L'imperatore Costantino VI donò poi a Carlomagno questa veste, che da allora si mostrò ad Aquisgrana, specialmente nella celebre «Heiltumsfahrt» che si ripete ogni nove anni. Però anche a Soissons si asserisce di possedere la stessa veste, portata via da Costantinopoli nel 1204, anno della conquista della città da parte dei Latini. Si è cercato di trovare un'altra base per la data del 2 luglio, dalla stessa narrazione evangelica. Ritenendo il 25 marzo come data dell'Annunziazione, e computando tre mesi di permanenza della Madonna presso Elisabetta, tenendo conto che la nascita del Battista cade il 24 giugno, giudicando che la Madonna fosse ancora presente il giorno ottavo, quando il bambino fu circonciso, ella sarebbe ripartita appunto il 2 luglio, all'indomani dell'ottava di s. Giovanni.

Comunque sia, al tempo delle Crociate gli occidentali trovarono in Oriente alla data del 2 luglio una festa mariana, e ne portarono la notizia in Occidente. Furono soprattutto i Frati Minori a diffondere la conoscenza di questa data mariana. S. Bonaventura, generale dell'Ordine, nel Capitolo generale di Pisa del 1263 fece introdurre in tutto l'Ordine francescano la festa della V., in data 2 luglio, donde la sua rapida diffusione.

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VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA - La V. Gruppo in terracotta invetrata della scuola dei Della Robbia - Pistoia, Chiesa di S. Giovanni Fuoricivitas.

Tra i suoi più ferventi propagatori fu il potente arcivescovo di Praga, Giovanni di Jenstein (1388-96), che compose, per implorare l'aiuto di Maria, un Ufficio rimasto, fissando la festa, per motivi ignoti, al 28 apr.

Urbano VI, dopo le tragiche vicende del suo pontificato, nel Concistoro dell'8 apr. 1389 deliberò con i cardinali l'introduzione della festa al 2 luglio, con una vigilia di digiuno e con ottava e fece anche preparare dal card. Adamo Easton, vescovo di Londra, un Ufficio rimasto secondo il gusto dell'epoca. Ma egli morì prima di poter pubblicare i relativi documenti (15 ott. 1389). Il successore Bonifacio IX fece sua l'idea e pubblicò in data 9 nov. 1389, appena eletto, la bolla *Superni benignitas conditoris* (Bull. Rom., ed. Torino, IV, pp. 602-604) prescrivendo la detta festa, con rito doppio, vigilia e ottava, e con larghe indulgenze. Il Concilio di Basilea, nella sess. XLIII, il 19 luglio 1441 riconfermò la bolla di Bonifacio IX (Mansi XXIX, 211-14) ma causa lo scisma una parte della Chiesa non accettò la festa. Tuttavia l'Ufficio, composto a nome del Concilio da Tommaso de Corcellis, ebbe una certa diffusione. Invece nel Concilio ecumenico di Firenze, sotto la presidenza di Eugenio IV, accolsero la festa i patriarcati siro, maronita e copto, che la celebrano ancora alla data romana. Niccolò V, con la bolla *Romanorum gesta Pontificum* (26 marzo 1451), ripubblicò per intero la bolla di Bonifacio IX, nell'intenzione di indurre tutte le Chiese particolari ad accettare unanimi la festa (Bull. Rom., ed. Torino, V, pp. 106-107). Sisto IV, francescano, introdusse nei libri liturgici francescani (1475) un nuovo Ufficio proprio con ottava, dedicando la sua chiesa di S. Maria della Pace al mistero della V. Pio V nella riforma generale dei libri liturgici romani abollì i vari uffici e messe in uso per detta festa, ne tolse la vigilia e l'ottava, e adottò l'Ufficio nella Natività di Maria, con poche necessarie modifiche, e con altre lezioni. D'allora in poi fu unica la data della festa, mentre prima era celebrata, per es., a Parigi il 27 giugno, a Reims e Ginevra l'8 luglio, a Praga e Ratisbona il 28 giugno, ad Avranches il 1° apr. a York il 2 apr., ecc. Clemente VIII finalmente, nella nuova riforma dei libri liturgici (1602), elevando la festa al nuovo rito da lui introdotto di doppio maggiore, fece rivedere dal minimo p. Ruiz l'Ufficio della Visitazione; furono allora aggiunte antifone e responsori propri, spostate e introdotte le lezioni, e dopo ciò l'Ufficio ebbe la forma che conserva ancora. Pio IX, dopo il periodo della Repubblica romana, che cessò appunto il 2 luglio 1849, elevò la festa al rito doppio di II classe, che ritiene ancora (decr. *Quam Sanctissimus* 31 maggio 1850).

Bibl.: N. Nilles, *Kalend. man. utriusque Eccl. Orient. et Occid., 2 voll., Innsbruck 1896, passim; N. Ackerl, *Warum ist das Fest Maria Heimsuchung auf den 2. Juli agestet?*, in *Theol. prakt. Quart., 52* (1899), p. 987; K. A. H. Kellner, *L'anno ecclesiast. e le feste dei Santi*, trad. II. di A. Mercati, 3ª ed., Roma 1914, pp. 235-237; K. Kastner, *Prakt. Brevier-kommentar*, II, Breslavia 1924, pp. 191-193; F. G. Holweck, *Calendar. lit. Fest. Dei et Dei Matris Mariae*, Philadelphia 1925; L. Eisenhofer, *Handb. der kath. Liturgik*, I, Friburgo 1932, p. 597; E. Campana, *Maria nel culto catt., I*, Torino 1933, pp. 278-288; Moroni, s. v., CI, pp. 139-145.

ARTE. — La più antica raffigurazione conosciuta della V. si ha in una formella in avorio della sedia del vescovo Massimiano a Ravenna (sec. VI). La sacra scena vi è figurata senza l'ampeloso della Vergine e di s. Elisabetta, oggi tradizionale, che si ha invece in una miniatura del libro delle omelie del monaco greco Giacomo, del sec. XI, oggi alla Biblioteca nazionale di Parigi.

Nel sec. XII il tipo della scena semplicissima con le due dame era già fissato, come si vede in un altorilievo marmoreo nel Palazzo vescovile di Fano, in una formella della porta laterale di bronzo del duomo di Pisa, opera di Bonanno, databile intorno al 1180, nel candeliere pasquale della cattedrale di Gaeta, ove alla sacra scena assiste un angelo. Segue lo stesso schema la V. S. Giovanni, opera bizantinenggiente del primo ventennio del sec. XIII, conservato alla Galleria di Siena.

Le raffigurazioni del tardo medioevo vengono di isolato arricchite dalla presenza di due ancelle alle spalle rispettivamente della Vergine e di s. Elisabetta. La più antica raffigurazione conosciuta della V. FAUNO, in una formella della porta laterale di bronzo del duomo di Pisa, opera di Bonanno, databile intorno al 1180, nel candeliere pasquale della cattedrale di Gaeta, ove alla sacra scena assiste un angelo. Segue lo stesso schema la V. S. Giovanni, opera bizantinenggiente del primo ventennio del sec. XIII, conservato alla Galleria di Siena.

In alcune raffigurazioni trecentesche della v., dovute all'arte fiorentina, interviene solo l'ancella a seguito della Vergine. Così fece Andrea da Pontedera in una formella della sua porta del Battistero fiorentino, fusa in bronzo nel 1336, e Taddeo Gaddi in una tavoletta dipinta verso il 1340, ora al Museo dell'Accademia di Firenze. Il Beato Angelico verso il 1440 nella predella dell'Annunciazione di Cortona e in quella dell'Annunciazione di Montecarlo a S. Giovanni Valdarno, seguì lo schema delle due ancelle; così il suo allievo Zenobi Strozzi nella predella dell'Annunciazione, ora al Prado di Madrid. L'arte tardogotica oltremontana non usò dipingere le ancelle; così sul pannello di un anonimo maestro quattrocentesco della scuola sueva, nel Museo civico di Vipietano, e su quello di Rogier Van der Weyden, del Museo di Torino.

Fu il Rinascimento ad introdurre cambiamenti nella scena, anzitutto nell'atteggiamento di s. Elisabetta, che si vede spesso inginocchiata davanti alla Vergine: come in una terracotta intervista della scuola dei Della Robbia su un altare a Pistoia, e Domenico Ghirlandaio in un quadro del 1491 (Louvre, Parigi), dove si vedono ancora due ancelle. Ma verso il 1500 esse sono sostituite da un fastoso corteggio. Un affresco del Ghirlandaio (verso il 1490) nella cappella maggiore di S. Maria Novella a Firenze preannuncia questo schema. Nell'affresco del Pinturicchio dell'Appartamento Borgia, ultimato nel 1497, la Vergine è accompagnata da s. Giuseppe. Allo stesso modo che nella vetrata di Guglielmo de Marcellac, nel coro di S. Maria del Popolo a Roma. Nella V. attribuita ad Andrea del Sarto (Galleria Spada a Roma) la scena è messa in una piazza, come pure nel pannello di Vittore Carpaccio, del Museo di Venezia. Il Pontormo, nell'affresco dipinto nel 1516 nel chiostro dei Voti della S. Maria Annunciata a Firenze, e il Sodoma in quello dipinto verso il 1530 nell'oratorio di S. Bernardo di Siena, fecero della V. una grandiosa cerimonia aulica, seguiti verso la metà del Cinquecento da Francesco Salviati nell'affresco dell'oratorio di S. Giovanni Decollato a Roma. Richiama invece il conciso modello figurativo medievale l'opera del fiorentino Mariotto Albertinelli, ora agli Uffizi, dipinta nel 1503. Una ripresa di essa, con una rappresentazione dell'Annunciazione al primo piano, fu eseguita alcuni anni dopo dal senese Girolamo del Pacchia, ora nella Galleria di Siena. Di Giacomo Pacchiarotti si conserva nella stessa Galleria di Siena una bella V. che si svolge sul fondo di un magnifico arco romano posto in prospettiva e alla quale assistono sei diversi santi raggruppati ai lati. Dello stesso Pacchiarotti si ha pure nella Galleria di Siena un'altra V., con due ancelle, dipinta nella parte centrale di un trittico dove s. Gioacchino sta vicino a s. Elisabetta.

Le raffigurazioni della V. del tardo Cinquecento danno talvolta l'immagine di un patetico raccoglimento: notevole la pala d'altare del Barocci nella Chiesa Nuova a Roma. Un'opera secentesca squisita per il suo soave valore di scena di genere è la V. Borghese, già attribuito a P. P. Rubens (del 1630 ca.), ora ritenuto del suo allievo Martin Mandreken. — Vedi tav. CL.

Bibl.: A. Venturi, *La Madone: repréentations de la Vierge dans l'art ital., Parigi* (1920); K. Künstle, *Homog. der Christl. Kunst*, I, Friburgo in Br. 1928, pp. 341-44. Witold Wehr