SCAMBIO. - Fenomeno basilare della vita asso
ciata ed oggetto specifico della scienza economica, la
quale potrebbe anche definirsi «scienza dello s. »:
ovvero del contratto, in quanto ogni libera operazione
di s. presuppone, tacito o espresso, un contratto,
esprimente la convinzione dei contraenti che le cose
scambiate hanno per essi, in quel momento, valori
equivalenti. Massimo problema, dunque, di una
scienza economica così definita è la misurazione del
valore, premessa indispensabile alla concreta rea
lizzazione di una giustizia commutativa, e quindi
anche distributiva.
I. EVOLUZIONE DELLE FORME DI S
L’evoluzione delle forme di s., da quello in natura, o baratto, a quello mo netario e poi creditizio, segna le grandi tappe della evolu zione sociale (v. PROGRESSO). La legge dello s. si è andata profondamente più come opposta a quella che governa la produzione: mentre in questa il successo pratico è direttamente proporzionale alle forze impiegate, e il rendimento è legato ad una crescente divisione e specializ zazione del lavoro, nello s. il risultato appare inversamente proporzionale al numero degli addetti (commercianti, intermediari, bottegai, burocrati ecc.), e il rendimento, in bontà e basso costo dei servizi, sembra dipendere dalla concentrazione dei mezzi, dal coordinamento dei servizi stessi, e dalla unificazione dei tipi e dei contratti (v. TIPO).Ciò è essenziale nella vita economica, in quanto per l’a
narchico ingrossarsi del congegno di s., il crescente costo
di compravendita riesce a neutralizzare in gran parte i
benefici del progresso industriale, consistenti principali
mente nella continua riduzione dei costi di produzione:
onde il paradosso del persistere della miseria e dell’in
quietudine in un mondo continuamente gratificato da me
ravigliose conquiste scientifiche e industriali, che l’hanno
reso capace di produzioni immense e svariatissime.
II. TEORIA DEGLI SBOCCHI E ALTRE TEORIE
Domina il fenomeno dello s., la cui pratica manifestazione è il commercio, la celebre teoria degli sbocchi che G. B. Say (v.)formulò fin dal lontano 1806: i prodotti si scambiano, in
ultima analisi, con altri prodotti, onde ciascun prodotto
troverà tanto più facilmente dei compratori, per quanto
più alta sarà la produzione di tutti gli altri prodotti con
i quali desidera scambiarsi. Ma l’aumento di ciascuna
produzione trova un limite nella discesa del prezzo,
originata dall’aumento stesso dell’offerta. I procedimenti
vinculati, che formano il ricco patrimonio delle poli
tiche economiche, combattono la discesa dei prezzi
riducendo l’offerta, cioè la produzione, e ostacolando in
mille modi lo s. Essi ignorano i mezzi per incrementare,
invece, parallelamente e proporzionalmente tutte le pro
duzioni, influendo sulla formazione dei capitali e sulla
distribuzione territoriale e qualitativa degli investimenti.
La soluzione del problema richiede una direzione
centrale dell’economia, e non può trovarsi che su due oppo
ste vie: o si costituisce effettivamente una tale direzione
centrale, identificando con un governo politico, che se
guirà i suoi particolari criteri, traducendoli in piani pro
grammati con i quali intenderà di interpretare le vere
necessità e i gusti di tutti gli individui; oppure si pone
ciascun individuo in grado di intervenire sul mercato
e di scegliervi la migliore offerta o la migliore domanda,
indicando così ai produttori, col linguaggio dei prezzi di
mercato, le produzioni da incrementare, segnando le diret
tive di un governo economico automatico della produzione.
La prima delle due vie è quella socialista-comunista,
accentratrice e autoritaria: la seconda è quella della li
bertà razionale e dell’automatismo economico. Se que
st’ultima, però, non troverà il modo di attuarsi effettiva
mente risolvendo il problema della misurazione del
valore ed esaurendo la totalità dell’offerta presente e di
quella possibile futura, lascerà aperta soltanto l’altra via,
apparentemente più facile da percorrere (v. PREZZO). Le
terze vie, oggi di moda, non sono che tentativi transitori
e di scarsa efficacia con i quali si tenta, senza speranza,
di ritardare una identificazione totale dell’autorità eco
nomica con l’autorità politica.
La soluzione razionale è attualmente vista da alcune
moderne scuole economiche (v. HALLESISMO), e dalla
stessa politica internazionale nei suoi disperati tentativi
di ricostruzione e organizzazione del mondo, come esi
genza di una maggiore perfezione tecnica, organizzativa
e unificativa dello s. e del credito, e di una rapida eli
minazione degli ostacoli al commercio.
Nonostante che le vicende di una vita economica diffi
cile abbiano suggerito o imposto l’espediente degli s. re
golati (v. SANTIFICAZIONE), l’intuizione generale e la co
mune aspirazione dei produttori e dei commercianti re
sta sempre la completa libertà degli s. Pur non realizzabile
da sola, senza cioè la preparazione e il sussidio di riso
lutivi progressi nella tecnica economica in genere e in
quella monetaria e creditizia in specie con la conse
guente eliminazione dei rischi di investimento, di immo
VALUTAZIONE (v.), tale libertà costituisce
il miraggio verso cui tendono tutte le forze economiche:
a conferma che nessun espediente politico può sostituire,
nella fiducia degli uomini, il progresso scientifico e tecnico
dell’economia, e la potenza, la prontezza e la elasticità
della libera iniziativa, una volta sollevata dal peso del
l’ignoranza e della paura.
III. S. PRODUZIONE E CONSUMO. - La scienza econo
mica ha dato finora una maggiore importanza alla produ
zione ed ha prestato allo s. una minore e insufficiente at
tenzione. Non è ancora spenta l’infatuazione per la pro
duzione, la produttività e i produttori: la ricchezza e il
benessere venivano fatti dipendere unicamente dalla po
tenzialità produttiva della nazione. Era naturale che i
fenomeni e le necessità dello s. restassero in ombra, e
pochi si preoccupassero, all’infuori dei pratici, dei pro
blemi e delle leggi del commercio.
È oggi finalmente chiaro che benessere consumo (v.). Il consumo è bensì ali
mentato dalla produzione, ma se il meccanismo dello s.
è insufficiente o si arresta, anche la produzione è costretta
ad arrestarsi, ed è la miseria per tutti. È noto del resto
che uno s. facile attiva la produzione, mentre uno s. reso
difficile, costoso o rischioso, fa l’effetto contrario.

tratto. Invisione del sec. svit. de D. P. Freher. Theatrum virorum eruditione clarorum, Norimberga 1635, p. 1499. Esemplare della Biblioteca Vaticana.
I prodotti che possono venire scambiati fra di loro sono di tre specie: prodotti del lavoro presente (merci e servigi), del lavoro passato (capitali) e del lavoro futuro (redditi). Lo s. avviene normalmente tra prodotti della prima specie e prodotti di ciascuna delle tre specie: conseguendo rispettivamente il commercio a contanti, il commercio a termine breve, o a credito, e il commercio a termine lungo e di capitalizzazione.
Il commercio a contanti e quello a credito hanno raggiunto una notevole, se non completa, perfezione tecnico-contrattuale, con un corredo sufficiente di istituti intermediari, sia contraenti che assicuratori, tanto sul piano nazionale che su quello internazionale. Il commercio di capitalizzazione, invece, pur essendo di vitale importanza per l'incremento degli altri due per la realizzazione di un equilibrio economico e di un governo nazionale della produzione e dello s., possiede un'attrezzatura ancora primitiva nei confronti della ormai pratica unificazione mondiale del mercato: per cui imprenditori e risparmiatori permangono lontani e difficili, o si ignorano completamente, restandone gravemente ostacolata la necessaria trasformazione di una parte della produzione annuale in nuovi capitali produttivi. È appunto l'incremento di questa forma di s. quello che dovrebbe e potrebbe assicurare il totale smercio a prezzi remunerativi dei prodotti del lavoro presente.
La soluzione del problema non può essere che di natura contrattuale; e le continue e crescenti ingerenze della politica economica, non tutte necessarie e non sempre occulte, nonché i pianismi, i dirigismi e le terze forze, non fanno che sviare le intelligenze e le attività dalla soluzione razionale: ritardando quel processo naturale di unificazione nel campo dei contratti che si sviluppa già naturalmente da secoli, ma oramai troppo lentamente in relazione al rapido ritmo degli avvenimenti e della evoluzione economica mondiale.