SCAMBIO

SCAMBIO. - Fenomeno basilare della vita associata ed oggetto specifico della scienza economica, la quale potrebbe anche definirsi «scienza dello s.»: ovvero del contratto, in quanto ogni libera operazione di s. presuppone, tacito o espresso, un contratto, esprimente la convinzione dei contraenti che le cose scambiate hanno per essi, in quel momento, valori equivalenti. Massimo problema, dunque, di una scienza economica così definita è la misurazione del valore, premessa indispensabile alla concreta realizzazione di una giustizia commutativa, e quindi anche distributiva.

I. EVOLUZIONE DELLE FORME DI S. - L'evoluzione delle forme di s., da quello in natura, o baratto, a quello monetario e poi creditizio, segna le grandi tappe della evoluzione sociale (v. PROGRESSO). La legge dello s. si è andata profilando sempre più come opposta a quella che governa la produzione: mentre in questa il successo pratico è direttamente proporzionale alle forze impiegate, e il rendimento è legato ad una crescente divisione e specializzazione del lavoro, nello s. il risultato appare inversamente proporzionale al numero degli addetti (commercianti, intermediari, bottegai, burocrati ecc.), e il rendimento, in bontà e basso costo dei servizi, sembra dipendere dalla concentrazione dei mezzi, dal coordinamento dei servizi stessi, e dalla unificazione dei tipi e dei contratti (v. TIPO).

Ciò è essenziale nella vita economica, in quanto per l'anarchico ingrossarsi del congegno di s., il crescente costo di compravendita riesce a neutralizzare in gran parte i benefici del progresso industriale, consistenti principalmente nella continua riduzione dei costi di produzione: onde il paradosso del persistere della miseria e dell'inquietudine in un mondo continuamente gratificato da meravigliose conquiste scientifiche e industriali, che l'hanno reso capace di produzioni immense e svariatissime.

II. TEORIA DEGLI SBOCCHI E ALTRE TEORIE. - Domina il fenomeno dello s., la cui pratica manifestazione è il commercio, la celebre teoria degli sbocchi che G. B. Say (v.)

logia classica. Profondo conoscitore delle lingue classiche e di alcune orientali, pubblicò in edizione critica molte opere di scrittori latini e greci (Varrone, Festo, Ausonio, Teocrito, Bione, Mosco e i Catalecta di Virgilio). Con il De emendatione Temporum (Leida 1583) ricostruì su basi nuove e ampie l'antica cronologia; nell'opera Thesaurus temporum (ivi 1606) pubblicò per la prima volta da un codice latino del secc. VII-VIII (Bibl. nazion. di Parigi, Lat. 4884) il Liber genealogicus, rifac-

formulò fin dal lontano 1806: i prodotti si scambiano, in ultima analisi, con altri prodotti, onde ciascun prodotto troverà tanto più facilmente dei compratori, per quanto più alta sarà la produzione di tutti gli altri prodotti con i quali desidera scambiarsi. Ma l'aumento di ciascuna produzione trova un limite nella discesa del prezzo, originata dall'aumento stesso dell'offerta. I procedimenti vincolistici, che formano il ricco patrimonio delle politiche economiche, combattono la discesa dei prezzi riducendo l'offerta, cioè la produzione, e ostacolando in mille modi lo s. Essi ignorano i mezzi per incrementare, invece, parallelamente e proporzionalmente tutte le produzioni, influendo sulla formazione dei capitali e sulla distribuzione territoriale e qualitativa degli investimenti.

La soluzione del problema richiede una direzione centrale dell'economia, e non può trovarsi che su due opposte vie: o si costituisce effettivamente una tale direzione centrale, identificandola con un governo politico, che seguirà i suoi particolari criteri, traducendoli in piani programmati con i quali intenderà di interpretare le vere necessità e i gusti di tutti gli individui; oppure si pone ciascun individuo in grado di intervenire sul mercato e di scegliervi la migliore offerta o la migliore domanda, indicando così ai produttori, col linguaggio dei prezzi di mercato, le produzioni da incrementare, segnando le direttive di un governo economico automatico della produzione.

La prima delle due vie è quella socialista-comunista, accentratrice e autoritaria: la seconda è quella della libertà nazionale e dell'automatismo economico. Se quest'ultima, però, non troverà il modo di attuarsi effettivamente risolvendo il problema della misurazione del valore ed esaurendo la totalità dell'offerta presente e di quella possibile futura, lascerà aperta soltanto l'altra via, apparentemente più facile da percorrere (v. PREZZO). Le terze vie, oggi di moda, non sono che tentativi transitori e di scarsa efficacia con i quali si tenta, senza speranza, di ritardare una identificazione totale dell'autorità economica con l'autorità politica.

La soluzione razionale è attualmente vista da alcune moderne scuole economiche (v. HALLESISMO), e dalla stessa politica internazionale nei suoi disperati tentativi di ricostruzione e organizzazione del mondo, come esigenza di una maggiore perfezione tecnica, organizzativa e unificativa dello s. e del credito, e di una rapida eliminazione degli ostacoli al commercio.

Nonostante che le vicende di una vita economica difficile abbiano suggerito o imposto l'espedito degli s. regolati (v. SANTIFICAZIONE), l'intuizione generale e la comune aspirazione dei produttori e dei commercianti resta sempre la completa libertà degli s. Pur non realizzabile da sola, senza cioè la preparazione e il sussidio di risolutivi progressi nella tecnica economica in genere e in quella monetaria e creditizia in specie con la conseguente eliminazione dei rischi di investimento, VALUTAZIONE (v.), tale libertà costituisce il miraggio verso cui tendono tutte le forze economiche: a conferma che nessun espediente politico può sostituire, nella fiducia degli uomini, il progresso scientifico e tecnico dell'economia, e la potenza, la prontezza e la elasticità della libera iniziativa, una volta sollevata dal peso dell'ignoranza e della paura.

III. S. PRODUZIONE E CONSUMO. - La scienza economica ha dato finora una maggiore importanza alla produzione ed ha prestato allo s. una minore e insufficiente attenzione. Non è ancora spenta l'infatuazione per la produzione, la produttività e i produttori: la ricchezza e il benessere venivano fatti dipendere unicamente dalla potenzialità produttiva della nazione. Era naturale che i fenomeni e le necessità dello s. restassero in ombra, e pochi si preoccupassero, all'infuori dei pratici, dei problemi e delle leggi del commercio.

È oggi finalmente chiaro che benessere consumo (v.). Il consumo è bensì alimentato dalla produzione, ma se il meccanismo dello s. è insufficiente o si arresta, anche la produzione è costretta ad arrestarsi, ed è la miseria per tutti. È noto del resto che uno s. facile attiva la produzione, mentre uno s. reso difficile, costoso o rischioso, fa l'effetto contrario.

I prodotti che possono venire scambiati fra di loro sono di tre specie: prodotti del lavoro presente (merci e servigi), del lavoro passato (capitali) e del lavoro futuro (redditi). Lo s. avviene normalmente tra prodotti della prima specie e prodotti di ciascuna delle tre specie: conseguendone rispettivamente il commercio a contanti, il commercio a termine breve, o a credito, e il commercio a termine lungo e di capitalizzazione.

Il commercio a contanti e quello a credito hanno raggiunto una notevole, se non completa, perfezione tecnico-contrattuale, con un corredo sufficiente di istituti intermediari, sia contraenti che assicuratori, tanto sul piano nazionale che su quello internazionale. Il commercio di capitalizzazione, invece, pur essendo di vitale importanza per l'incremento degli altri due per la realizzazione di un equilibrio economico e di un governo razionale della produzione e dello s., possiede un'attrezzatura ancora primitiva nei confronti della ormai pratica unificazione mondiale del mercato: per cui imprenditori e risparmiatori permangono lontani e diffidenti, o si ignorano completamente, restandone gravemente ostacolata la necessaria trasformazione di una parte della produzione annuale in nuovi capitali produttivi. È appunto l'incremento di questa forma di s. quello che dovrebbe e potrebbe assicurare il totale smercio a prezzi remunerativi dei prodotti del lavoro presente.

La soluzione del problema non può essere che di natura contrattuale; e le continue e crescenti ingerenze della politica economica, non tutte necessarie e non sempre oculate, nonché i pianismi, i dirigismi e le terze forze, non fanno che sviare le intelligenze e le attività dalla soluzione razionale: ritardando quel processo naturale di unificazione nel campo dei contratti che si sviluppa già naturalmente da secoli, ma oramai troppo lentamente in relazione al rapido ritmo degli avvenimenti e della evoluzione economica mondiale.

BIBL.: G. Toniolo, Trattato di economia sociale: Circolazione, Firenze 1929; F. Vito, Il prezzo e la distribuzione, Milano 1943; S. Fiorenzani, Roma o Bretton Woods?, Roma 1945; M. Fanno, Principi di scienza etc., parte 2: Teoria dei prezzi e dei mercati, Padova 1946; W. Ropke, Spiegazione economica del mondo moderno, Milano 1949; L. Amoroso, L'economia di mercato, Roma 1950. Mario Baronci
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“SCAMBIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 30. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/scambio.