Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Medicina pastorale Questioni generali

TIPO

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TIPO. - Si deve intendere per t. o « fenomeno tipico » quello che, data una collettività di fenomeni che entro certi limiti si differenziano l'uno dall'altro, meglio di tutti è in grado di rappresentare l'intera collettività. Gli statistici considerano come « tipico » il carattere che corrisponde, nella seriazione, alla classe più numerosa, alla variante più comune fra molte più rare, talora anche la semplice risultante da un gran numero di osservazioni. Per « abito » o « t. morfologico » si intende la particolare architettura corporea di un individuo, rilevabile con la correlazione delle misure antropometriche dei segmenti e delle cavità del suo corpo.

Una vera scienza tipologica è di origine molto recente, avendo il suo fondatore in Achille De Giovanni (1838-1916), pur tuttavia una tendenza a classificare gli individui secondo vari gruppi è quanto mai antica, tanto che Ippocrate già distingueva due t. umani patologici: il lungo (dalle membra lunghe rispetto al tronco, magro, predisposto alla tisi), e il corto (predisposto alla apoplessia). Fino al 1800, però, la classificazione degli individui più in uso era quella proposta da Galeno e propugnata dalla scuola salernitana, che più che una classificazione morfologica era una classificazione temperamentale, in quanto si basava sui caratteri clinici e funzionali determinati dalla presenza o meno di quattro presupposte sostanze (umori) nell'organismo: sangue, bile, flegma e atrabile. Da ciò quattro t. o temperamenti umani: il sanguigno, il collerico o bilioso, l'atrabiliare o melanconico, il flegmatico.

A. De Giovanni portò, invece, lo studio degli individui umani su un nuovo piano, aggiungendo alla pura osservazione clinica uno studio basato su rigorose misurazioni del corpo umano, iniziando così uno studio antropometrico della costituzione (v.) degli individui, cioè della loro fabbrica corporea, valore inteso sia in senso assoluto che nei rapporti reciproci delle singole parti del corpo fra loro. Egli creò così le sue tre « combinazioni » (o abiti), non solo individuando tre t. distinti a seconda dell'aspetto morfologico esteriore, ma anche valutando dalla costituzione esterna lo sviluppo degli organi interni, la loro funzionalità e le loro disposizioni morbose. Il De Giovanni riconobbe i brachitipi, i longitipi, i normotipi. Contemporaneamente ai suoi studi, numerosi altri ricercatori si occuparono di questa nuova branca della medicina, in Italia e in tutto il mondo, proponendo classificazioni più o meno simili. Si ricordano: Kretschmer, Stiller e Kraus in Germania, Naegeli e Jung in Svizzera, Marañon in Spagna, Obermer e Cavadias in Inghilterra, Marinescu in Romania, Charcowe Nicolaeff in Russia, Biant e Stockardt nel Nord America, Rossi, Boccia e Berardinelli nell'America latina.

L'antropometria compì un decisivo passo innanzi per opera di G. Viola il quale, per primo, ebbe l'idea di applicare alla medicina la legge degli errori (legge binomiale o legge delle probabilità) di Quetelet-Gauss, per la valutazione della frequenza di un determinato carattere in una data collettività d'individui. In tale maniera, si può ottenere graficamente una curva binomiale il cui apice rappresenta la « norma » in senso statistico, mentre sulle due branche (l'ascendente e la discendente), sono disposte le variazioni dalla norma. Viola ha così proposto il calcolo per stabilire l'entità della deviazione quantitativa dalla norma statistica e l'indice di gravità della deviazione. In base ai suoi studi egli ha formulato una nuova classificazione, basata sia sulle semplici misurazioni del tronco che sul valore del rapporto tronco-arti, considerando dei due termini il primo come espressione della vita vegetativa, il secondo come espressione della vita di relazione. Esistono così per Viola dei macrosplancnici, dei normosplancnici e dei macrosplancnici a seconda delle dimensioni del tronco, mentre in rapporto al variare della proporzione tronco-arti vi sono dei brachitipi (tronco più discosto dalla « norma », che gli arti) e dei longitipi (arti più discosti dalla norma, che il tronco), mentre se i due scostamenti dalla norma sono uguali, sia per il tronco che per gli arti, si hanno i normotipi. In tal modo i t., o meglio gli « ectipi costituzionali », sono il prodotto di un'unica legge biologica universale di deformazione del t. medio, legge enunciata e dimostrata dal Viola nel 1907: « Quanto più un organismo accelera il suo sviluppo, tanto più si differenzia morfologicamente.

ma tanto meno acquista di massa somatica e inversamente » (legge dell'antagonismo morfologico-ponderale).

N. Pende ha portato in seguito nuove modificazioni e perfezionamenti al metodo antropometrico, sostituendo, alle norme statistiche allora vigenti, norme statistiche particolari per ogni entità razziale. Spetta inoltre al Pende di aver semplificato lo studio antropometrico degli individui mediante la misurazione dei rapporti intercorrenti fra tre semplici misure: l'altezza, il perimetro toracico medio e il peso. Il rapporto statura-peso è indice del peso relativo del corpo permettendo di dividere gli individui in ipersonici, iposomici e normosomici; mentre il rapporto altezza-perimetro toracico medio dà il valore dello sviluppo di massa del corpo per cui si avranno individui normosolini, breuilinei, longilinei.

Il semplice studio tipologico e costituzionale degli individui si è andato però sempre più perfezionando e completando in questi ultimi tempi, sì che attualmente la tipologia è stata sostituita dalla « biotipologia » (v.), ossia dallo studio completo dell'individuo dal punto di vista somatico, funzionale o endocrino e neuro-psichico.

Bibliografia7 opere
BIBL.: M. Barbara, I fondamenti della biotipologia umana, Milano 1929; G. Viola - P. Benedetti, s. v. in Enc. Ital., XXXIII, pp. 882-87; N. Pende, Tratt. di biotipol. umana individuale e sociale, Milano 1939; M. Martiny, Essai de biotipol. humaine, Parigi 1948; M. Bufano, Tratt. di patologia spec. medica e terapia, Milano 1949; G. De Ninnio, Quest. medico-morali, Roma 1951;

Alessandro Marolla

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 125–127.

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Marolla, Alessandro. “Tipo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 125–127. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/tipo.

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Marolla, Alessandro. “Tipo.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 125–127. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/tipo.

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