VALUTAZIONE. - Si è veduto un rapporto tra la dottrina degli A. e quella degli angeli nel Vecchio Testamento, e si è fatta derivare la seconda dalla prima. E con termine biblico gli A. vengono da taluni designati con il nome di arcangeli o di angeli. Ma le differenze sono così notevoli da far piuttosto pensare ad un contrasto.
Gli A. si presentano come astrazioni etiche in qualche modo personificate, le quali non possono considerarsi semplicemente come ipostasi di proprietà divine, essendo anche qualità degli uomini pii. Tale concezione è diversa da quella degli angeli, i quali hanno una spiccata personalità, non che non possono considerarsi come astrazioni, sono ben distinti da Dio, e per tutte queste ragioni non si prestano ad essere concepiti come sue ipostasi; d'altra parte sono distinti dagli uomini e non possono considerarsi come concretizzazioni di virtù umane. Né si può trarre argomento dal numero sette, che si dice identico in tutte e due le dottrine, per affermare una derivazione dell'una dall'altra; perché il numero sette è assente dall'antica Avesta, e nella recente esso non solo non è costante, ma quando vi si trova è frutto di artificio, formandosi tal numero con l'aggiunta di Ahura-mazdah o di Srao-ša, che non appartengono al gruppo degli A. Il numero quindi non è originario alla dottrina. Né è certo d'altra parte che il numero sette nel Vecchio Testamento (Tob. 12, 15) sia da considerarsi come numero reale e non piuttosto come espressione di una quantità indeterminata, come avviene in altri passi biblici. Se poi si volesse stabilire un confronto fra gli angeli e la loro opera con gli A. e la loro funzione, non si troverebbe il minimo parallelo, essendo la funzione dei due radicalmente diversa.