MATTEO D'ACQUASPARTA. - Detto anche, in antichi documenti, M. Lombardo. Teologo francescano, n. verso il 1240, m. a Roma il 29 ott. 1302, sepolto in Aracoeli. È creduto della famiglia dei Bentivegna, fratello del card. Bentivegna e di Angelario vescovo di Todi. Dal convento di S. Fortunato di Todi passò allo Studio di Parigi, dove fu baccalaureo biblico nel 1268-69 o 1269-70, e baccalaureo delle Sentenze nel 1271-72.
Insegnò qualche tempo nello Studio generale di Bologna. Nel 1279 successe a G. Peckam, eletto arcivescovo di Canterbury, nell'ufficio di lettore del S. Palazzo, e vi rimase fino al 1287 quando divenne generale dell'Ordine. Durante il suo breve generalato riformò gli statuti dello Studio di Parigi, condannò frate Nicolò de Ghistelle, già provinciale di Francia, per il suo opuscolo contro la dichiarazione sulla regola minoritica di Nicolò III, Exiit qui seminat; ridonò libertà agli Spirituali, specialmente a Giovanni da Parma e Pier Giovanni Olivi, che assegnò allo Studio di S. Croce a Firenze. L'atteggiamento di prudente moderazione nel governo dell'Ordine procurò a M. d'A. lo sfavorevole apprezzamento di Dante (Paradiso, XII, 124-26). Creato cardinale prete del titolo
di S. Lorenzo in Damaso il 16 maggio 1288, conservò il governo dell'Ordine fino al Capitolo generale di Rieti, nel 1289. In quest'anno, se non già alla fine del 1288, fu eletto penitenziere maggiore e nel 1291 vescovo di Porto e S. Rufina. Cardinale e legato del Papa, ebbe parte importantissima negli affari ecclesiastici del suo tempo; si adoperò per comporre le discordie fra Guelfi e Ghibellini, e il dissidio fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello, rivendicando al Papa la plenitudo potestatis, anche con discorsi famosi: ad Orvieto l'11 luglio 1297 in occasione della canonizzazione di Luigi IX, re di Francia, e nella Basilica Lateranense il 6 genn. 1300 in occasione del grande Giubileo, e nella risposta in Concistoro ai legati di Filippo il Bello, l'anno 1302.
Né minore è l'importanza di M. d'A. nella storia del pensiero teologico e filosofico del sec. XIII, anche se non ha un proprio sistema. Propende per il Dottore serafico, di cui si dimostra fedele discepolo, e dalle opere di lui spesso attinge letteralmente. Continuatore, così, di quella corrente agostiniana, che nell'Ordine aveva predecessori, oltreché in Bonaventura, in G. de Barlo, in G. di Bruges e in G. Peckam. Profondità di pensiero e straordinaria chiarezza di esposizione fanno di M. d'A. uno dei più insigni maestri della scuola francescana prescotista.
Ricca la sua produzione letteraria, di cui una parte notevole è conservata nei codici autografi delle biblioteche di Assisi e di Todi. Le opere scritturistiche comprendono alcuni Introitus, l'esposizione dell'Ecclesiaste, le Postillae in Ps. 1-50, in Iob. in Apoc. Più numerose le opere a carattere teologico e filosofico: Comment. in I-II, IV Sent., Concordantiae II. Sent. per alphabetum, Breviloquium de S.ma Trinitate, Tract. de aeterna Spiritus S. processione, Quadlibeta VI, ecc. Si conservano pure di lui ca. 200 Sermones dominicales et festivi. Di tutta questa vasta produzione sono edite solo le Quaestiones de fide et de cognition, Quaestiones selectiae de Christo, Quaestiones de Gratia, nella Bibliotheca Franc. Schol. Medii Aevi, I-II, XI (Quaracchi 1903, 1914, 1934) e qualche altra questione pubblicata in studi speciali.