MILITARISMO

MILITARI-

SMO. - Il m. si può definire: la stabile, attuale disposizione di uno Stato alla guerra con il simultaneo decisivo influsso della organizzazione militare sulla direzione dello Stato stesso. Il suo fondamento non è nella immediata minaccia di uno Stato estero o nella necessità di una guerra di difesa imposta da attuali pericoli che mettano a repentaglio la sicurezza dello Stato, ma nel principio che la pace può essere assicurata solo quando si è in assetto di guerra. Da ciò segue che il m. non è altro che una filosofia politica che considera il conflitto sociale come inevitabile e la pace come qualche cosa di irraggiungibile e sporadico. Il principio che solo la forza può risolvere i contrasti politici sprona le nazioni alla gara degli armamenti: se uno Stato è dominato dal principio del m., anche gli altri Stati, per provvedere alla propria sicurezza, sono spinti ad assicurarsi un armamento che possa tener fronte allo sviluppo dimensionale dell'altro. Tale bellicosa dinamica si ripercuoterà nella vita nazionale ed internazionale. La storia dell'Europa, dal sec. XVII - in cui furono introdotti gli eserciti permanenti - narra le tristi conseguenze del m. che condusse alle due grandi guerre mondiali del 1914 e del 1939. Anche nell'antica Sparta e in Roma si trovano i principi del m., ma il suo pieno sviluppo si ebbe solo nei tempi moderni con conseguenze deleterie ancora maggiori per il sistema di guerreggiare che mobilita tutta la vitalità della nazione e non soltanto gli eserciti.

Il m. - specialmente quello prussiano ed hitleriano - non riuscì mai ad appianare i contrasti politici, ma solo li asserà sotto l'egida della forza: questo fallimento va ricercato nella radice del m. che non è altro che nazionalismo ad oltranza, il quale non affratella, ma divide i popoli, rinchiudendoli egoisticamente nel proprio territorio.

Il m. moderno considera, come centro di gravità della vita statale, il costante armamento per la guerra, a cui sacrifica le migliori energie della nazione e conduce inevitabilmente al centralismo statale per coor-

dinare tutte le energie della nazione alla massima produzione militare. Di conseguenza si ha un costante influsso nella direzione statale: aumento enorme delle imposte per coprire gli elevati bilanci dello Stato, che chiedono continui sacrifici alla nazione con rallentamento del benessere materiale; incremento delle industrie militari e degli studi e delle ricerche che promuovono il progresso della scienza militare; generale obbligo del servizio militare; aspirazione

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MILETO, DIOCESI di - Piviale, ricamato in oro su fondo rosso (sec. XVII). Mileto, Cattedrale.
(fot. Gab. fot. nec.)
manente disposizione di guerra e di educazione alla guerra; le alte virtù militari che vengono esaltate in funzione del m. e non in relazione al fine della stessa società; l'istituzione stessa dello Stato che dà maggior peso al sistema militare, che alle necessità ed esigenze dei popoli.

Il sistema contrario a questa dottrina è l'antimilitarismo che si può dividere in due classi: alla prima appartengono coloro che promuovono il disarmo generale di tutte le nazioni come unico rimedio per salvaguardare la pace; nella seconda classe sono coloro che, pur non condannando la tesi del disarmo, ne vedono la sua impossibile realizzazione, ed allora sostengono che le nazioni si debbono armare solo per una eventuale aggressione. Le armi non debbono essere lo sprone della politica dello Stato o impedire il progresso materiale dei popoli: la pace nella convivenza sociale non si conquista con la forza materiale, ma con la reciproca comprensione e distribuzione delle ricchezze e del lavoro.

BIBL.: V. CATHREIN, VIKTOR, Filosofia morale, trad. it., II, Firenze 1920, pp. 701-702; I. Messner, Das Naturrecht, Innsbruck-Vienna 1950, pp. 535, 621-22. Giuseppe Damizia
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“MILITARISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 602. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/militarismo.