MODERNISMO SOCIALE

MODERNISMO SOCIALE. — A somiglianza di quello dogmatico, si può chiamare m. s. quel movimento di idee e di attività che, a riguardo della società politica e professionale, pretende di regolarsi senza tener conto delle norme e dei principi essenziali proclamati dalla Chiesa, o senza dare alla Chiesa il posto che le compete. Esso prende le mosse da un erroneo sconfinamento ideale e pratico, oltre i limiti dottrinali della morale cattolica, con il pretesto di dover camminare con i tempi, quasi che la verità essenziale fosse mobile e soggetta a variazioni.

Tali deviazioni modernistiche furono descritte nell'enciclica. Ubi arcano di Pio XI, del 28 dic. 1922, e si riferiscono alle teorie da taluni professate «intorno alla autorità sociale, al diritto di proprietà, ai rapporti fra capitale e lavoro, ai diritti degli operai, alle relazioni fra Chiesa e Stato, fra religione e politica, fra classe e classe, fra nazione e nazione, ai diritti della S. Sede e alle prerogative del Romano Pontefice e dell'esposito, ai diritti sociali di Gesù Cristo stesso, Creatore e Redentore, signore degli individui e dei popoli» (AAS, 14 [1922], p. 696).

Storicamente, una anticipazione di m. s., sebbene la denominazione sia di data più recente, può dirsi il moto LAMENTAZIONI (v.) e compagni dell'Avvenire, in quanto veniva alterato il concetto di libertà e si metteva in equivalenza il bene e il male: moto prontamente condannato da Gregorio XVI, con le encicli. Mirari vos (1832) e Singulari (1834), seguite poi da altri documenti, come il Silabo di Pio IX (1864), e soprattutto dalle encicliche sociali di Leone XIII, fra cui l'enciclica. Libertas (1888) e la Rerum novarum (1891).

Nel progredire degli studi sociali e con il sorgere della Democrazia Cristiana (concetto sociale volgarizzato

con il favore di Roma e subito sostenuto fervidamente da molti giovani sacerdoti), un gruppo notevole di conservatori e di integristi di Francia e d'Italia, che di fatto ri-pudivano della democrazia e il nome e la sostanza, volle accusare di m. s. tutte le iniziative dei più arditi e schietti sociologi cristiani, in testa ai quali erano, in Francia, Leone Himmel e, in Italia, Giuseppe Toniolo, prendendo a pretesto qualche inesatta espressione sfuggita ai più ardenti propagandisti. La verità è che, né i promotori e fautori della Democrazia Cristiana, né gli abati Lemire, Naudet, Gayrand, Garnier e Marc Sagnier in Francia, né i sacerdoti don Albertario, don Vercesi, don Torregrossa, p. Ghignoni, p. Semeria, don Sturzo ecc. in Italia, con largo seguito di gioventù, possono chiamarsi modernisti sociali. Essi rimasero, anche nella polemica, generalmente ortodosso. Del resto Leone XIII, con la sua encicl. Grates de communi (1901), aveva messo opportunatamente in guardia tutti gli aspiranti al regno sociale di Gesù Cristo, preservando da ogni possibile deviazione, e Pio X, nella sua encicl. Il fermo proposito dell'11 giugno 1905, aveva dato norme pratiche all'Azione Cattolica Sociale.

Intemperanze varie nel senso modernistico avvennero nondimeno, in quel tempo, in Belgio, con l'atteggiamento dell'abate Dancs e la sua Lega democratica; in Francia, con l'organizzazione del Sillon (v.) riprovato da Pio X (1910), e in Italia con la Rivista di cultura, Battaglie d'oggi e l'organizzazione della Lega Murri (v.), propugnante un autonomismo che non poteva essere consentito. Furono momenti pericolosi. In genere però non si può dire che il m. s. abbia posto radici e fatto scuola. Nel momento presente, tanto in Francia che in Italia, e anche nelle altre nazioni, la sociologia cristiana è inquadrata in organismi di Azione Cattolica di piena garanzia. In particolare, le «Settimane sociali» (v.) si mantengono nella più assoluta ortodossia, pur dando luogo a discussioni libere, nelle quali possono anche esprimersi le tesi più ardite.

Non pare opportuno di annoverare in questa classificazione i tentativi di certi cristiani progressisti o comunisti degli ultimi anni, al servizio di una mano tesa troppo palesemente infida, i quali del resto sono rimasti di numero trascurabile e senza seguito alcuno.

Bibl.: hanno valore di fonti a tale proposito alcuni documenti pontifici: Leone XIII, encicl. Libertas (1858); Pio X, encicl. Il fermo proposito (1925); Pio XI, encicl. Ubi arcano (1922); id., encicl. Quadragesimo anno (1931). Cf. inoltre: G. Sacchetti, Movimento cattolico e democrazia cristiana vera e falsa, Firenze 1899; T. Vezzani, Il movimento sociale cristiano nella seconda metà del XIX sec., 2a ed., Vicenza 1902; R. Murri, Battaglie d'oggi, 4 voll., Roma 1903-1904; H. Delassus, L'encyclique Pascendi et la démocratie, Lilla 1905; F. Olgiati, La question sociale, 4a ed., Milano 1921, passim; M. S. Gillet, Le pape Pie XI et les hérésies sociales, Parigi 1939; G. Petrocchi, Romolo Murri e il modernismo, in Il Commento, 1a apr. 1946; C. Iemolo, Chiesa e Stato negli ultimi cent'anni, Roma 1949, pp. 515-26; V. J. Shepherd, Religion and the concept of democracy, Washington 1946.

Guido Anichini