NAVAGERO ANDREA. - Poeta, storiografo, oratore, politico, n. a Venezia da famiglia patrizia, nel 1483, m. a Blois l'8 maggio 1529. All'Università di Padova ebbe maestri M. Musuro nel greco, P. Pomponazzi in filosofia, ed affinò il suo gusto nello studio dei classici. Il Bembo ne ammirò la soavità del verso, il Ramusio la piacevolezza del conversare, Aldo Manuzio lo ebbe amico e collaboratore nella critica dei testi classici.
La Repubblica di Venezia gli affidò le orazioni funebri per Caterina Cornaro, regina di Cipro (1520), per il generale Bartolomeo d'Alviano (1515), per il doge Loredan (1521), e, morto il Sabellico, lo prese alla direzione della Biblioteca di S. Marco, con l'incarico di continuare la *Storia di Venezia*, da lui lasciata incompiuta. Ma i molteplici impegni, le varie missioni diplomatiche in Italia e all'estero (Spagna, Francia), la morte prematura presso Francesco I gli impedirono di portare a termine quanto aveva vagheggiato.
Epistole dedicatorie, in lucido stile ciceroniano, a Leone X, al Bembo, al Sadoleto precedono i testi aldini
di Quintiliano, Virgilio, Lucrezio, Ovidio, Terenzio, Orazio, Cicerone e altri. Movenze classiche e sapore di nudezza cesariana, anche se in volgare, hanno le sue annotazioni sul Viaggio in Spagna e in Francia, e le cinque Epistole al Ramusio, prezioso documentario di notizie storiche e private. Ebbe fama di poeta con le sue liriche latine (Lusus), composte secondo la più pura classicità «antiquae simplicitatis aemulator». Il Fracastoro lo celebrò come uomo, umanista e letterato nel noto dialogo Naugerius.