NIKON, patriarca di Mosca. - Al secolo Nikita Minič, n. nel 1605 nella regione di Nižnij Novgorod, m. il 17 ag. 1681 presso Jaroslavl.
L'origine contadinesca e i maltrattamenti subiti durante l'infanzia contribuirono a sviluppare in N. un carattere forte e duro. Divenne sacerdote (1625) in una parrocchia rurale donde passò nel 1627 a Mosca. Morti i suoi figli si ritirò nell'errò del'isola di Anser nel Mare Bianco e poi nel monastero Kožezeerskij in provincia di Archangelo, di cui divenne abate nel 1643. Nel 1646 N. fu presentato allo zar Alessio, di cui divenne il più influente consigliere. Nel 1649 N. fu nominato metropolita di Novgorod e il 22 luglio 1652 patriarca di Mosca. N. si rivelò pastore zelante. Promosse le missioni in Siberia e la frequente predicazione nelle chiese, esigendo l'osservanza della disciplina ecclesiastica. Amante dello splendore del culto volle portare a termine la revisione dei libri liturgici iniziata dai suoi predecessori. Convocò a questo scopo alcuni sinodi e decise di riformare i testi e la prassi liturgica russa secondo i libri liturgici allora usati dai Greci, sopprimendo anche le numerose particolari usanze russe consacrate dalla lunga e legittima consuetudine, ciò che non mancò di destare una sempre più forte opposizione dei conservatori capeggiati da Avvakum. N. rivendicava la piena indipendenza della Chiesa dallo Stato, anzi sostenne la superiorità della dignità patriarcale sopra quella dello Zar alla maniera di quella papale nell'Impero romano-germanico e finì per assumere il titolo di Gran Sovrano (Veličij Gosudar) riservato allo Zar. Alessio durante le sue frequenti assenze da Mosca affidava al patriarca anche la reggenza dell'Impero. N., altero ed autoritario, trattava senza riguardi i dignitari statali ed ecclesiastici e ciò finì per creargli molti nemici ed alienargli anche l'animo dello stesso Zar.
Il conflitto aperto scoppiò nel 1658 e lo Zar intimò a N. di deporre il titolo di Gran Sovrano. N. si ritirò nel monastero Voskresenskij presso Mosca. Nel 1666 il Sinodo di Mosca, cui parteciparono i patriarchi orientali, riconobbe N. colpevole di arbitrario abbandono del seggio patriarcale, di abuso del titolo di Gran Sovrano, di superbia e di prepotenza e lo depose e degradò. N. fu poi rinchiuso nel lontano monastero di Ferapontov-Bělozerskij. Nel 1676 morì zar Alessio senza che N. si fosse riconciliato con lui. Finalmente nel 1681, per ordine dello zar Teodoro, N. fu trasferito nel suo monastero prediletto di Voskresenskij, ma si spense il 17 ag., durante il viaggio, presso la città di Jaroslavl. Per volontà dello zar, N. fu sepolto con gli onori pontificali e nel 1682, quando giunse postuma l'assoluzione dei patriarchi orientali, il nome di N. fu inserito di nuovo sulla lista dei patriarchi di Mosca. Il Sinodo del 1666-67 approvò definitivamente la riforma liturgica della Chiesa russa, e gli avversari della riforma di N. diedero origine allo scisma detto «Raskol» (v.).