OFFERTORIO

OFFERTORIO. - Il nome deriva dal verbo offerre (offrire, recare) il cui participio oblatum diede origine al vocabolo «oblazione», «oblat» con cui è indicata la cosa offerta. La parola offertorium è usata nel II Ordo Romanus, assente nel Sacramentario gelasian, presente nel gregoriano, ben presto designò la parte della Messa compresa fra la presentazione delle offerte e il Prefazio, e poiché un canto accompagnava tale parte della Messa, anch'esso prese nome di «o» (v. MESSA, III).

L'Ordo Rom. I descrive la prima volta minutarmente il rito della presentazione. Mentre i sacri ministri distendevano la sindone sull'altare, il papa accompagnato dai primicerì, dai notai e dai defensores, discendeva dalla cattedra, andava a baciare l'altare, quindi si recava al recinto dove stavano gli uomini costituiti in autorità (senatorium) a ricevere le offerte; passava quindi a quello delle matrone; il vescovo di turno riceveva le offerte del clero; alcuni sacerdoti quelle del popolo dalla pergola che chiudeva il luogo sacro riservato al presbiterio. Ognuno recava la formella del pane; i vescovi, i preti, i diaconi ed i maggioretti fra i laici, anche ampolle di vino dette amulae, i cantori perché occupati nel canto che accompagnava le cerimonie offertoriali (così spiega Amalario) offrivano l'acqua nella persona di uno dei maestri detto archipapalmonista. Quello che si faceva a Roma, si compiva con i necessari adattamenti cerimoniali nelle altre città.

Già nella descrizione della Messa romana, fatta da un anonimo franco della seconda metà del sec. VIII, il diacono offre al pontefice la patena ed egli «suas proprias duas (oblationes) accipiens in manus suas»: elevans oculis et manibus cum ipsis ad coelum, orat ad Deum secrete et completa oratione, ponit eas super altare» (Ordo XV, 33: ed. M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut moyen d'âge, III, Lovanio 1951, p. 102; V. anche p. 71, n. 1). Il segno della Croce s'introdusse nel sec. XII (Durando, Rationale divinorum officiorum, 4, 30, 17). Il calice invece era collocato senz'altro dal diacono sull'altare alla destra delle oblate, sino a quando, per influsso gallicano (Amalario, De ecclesiasticis officiis, praef. alt.: PL 105, 992) fu collocato dietro l'Ostia. Ed anche quando s'introdusse l'Offertimus, lo recitava soltanto il diacono; Durando di Mende (m. nel 1296) per primo avverte che nella recita si associa il sacerdote che, alla fine del sec. XV, Giovanni Burcardo indica come offerente del calice, accompagnato nel gesto e nelle parole dal diacono; così rimase nel Messale di Pio V. CANTO. - Le cerimonie dell'Offertorium sono accompagnate da un canto detto antiphona ad Offertorium. Tacciono le più antiche testimonianze romane: solo l'Ordo Romanus I vi accenna dicendo che la schola cessava di cantare su invito del pontefice, quando appunto la presentazione delle offerte era terminata; sembra però doversi ritenere almeno del sec. V, comunque prima di s. Gregorio Magno. Era in origine un canto antifonico eseguito da due parti; Milano ha conservato (ancora più nei manoscritti) spesso con l'antifona il versetto, qualche volta anche due; ma questo era pure l'antico uso romano. Lo sviluppo dei riti offertoriali, richiedenti maggior spazio di tempo, trasformò il canto da corale in responsoriale e come tale giunse a Roma, poiché gli offertori vi appaiono già «lussureggianti nella loro ricchissima veste melodica, ed i versetti, dei parafonisti soprattutto, si mostrano ornati con tutta la virtuosità dell'arte del solista» (P. Wagner). Appunto per la loro origine la maggior parte dei testi più antichi è presa dal Salterio: quelli derivati da altre fonti solitamente non sono primitivi, soprattutto se storici. Si deve notare poi come i testi generalmente prescindano dal momento liturgico e spesso anche dalla festa celebrata, per limitarsi a dire la gioia dell'assemblea.

La riforma tridentina tolse ogni ripetizione fuorché negli Offertori della XVI e XXIII domenica dopo Pentecoste.

BIBL.: P. Wagner, Origine e sviluppo del canto gregoriano, Siena 1910; C. Ott, I versetti ambrosiani e gregoriani dell'O., in Rass. gregor., 9 (1909), p. 409; id., Offertoriale sive versus offertorium cantus gregoriani, Berlino 1935; P. Batiffol, Leçons sur la Messe, Parigi 1927, pp. 139-65; J. Coppens, L'offrande des fidèles dans la liturg. Eucharist. ancienne, Mont-César-Lovanio 1927, pp. 99-123; id., Les prières de l'Offertoriale et le rite de l'offrande. Origines et développement, 1912, pp. 185-96; B. Capelle, Quête et Offertoriale, in La Maison-Dieu, 6 (1950), pp. 121-40; O. Heiming, Offertoriale roman gregoriani della liturgia milanese, in Ambrosius, 8 (1939), pp. 83-88; G. J. Booth, The offertory rite in the Ordo rom. primus, Washington 1948; J. A. Jungmann, Misarum sollemnia, II, Vienna 1948, pp. 1-121; A. Clark, The function of the Offertory Rite in the Mass, in Ephém. liturg., 63 (1950), pp. 309-44. Enrico Cattaneo