PENN, WILLIAM. - Quacchero inglese, fondatore della Pennsylvania, n. a Tower Hill (Londra) il 14 ott. 1644, m. a Ruscombe (Inghilterra) il 30 luglio 1718. Cresciuto sotto l'influenza puritana, sin dagli anni studenteschi, a Oxford dove, morto Cromwell, si attuava la restaurazione anglicana, simpatizzato con il movimento quacchero (v. QUACCHERI).
Espulso dall'Università (1662) per il suo non-conformismo religioso, fu inviato nel continente, ove frequentò per qualche tempo l'Accademia ugonotta di Saumur. Avendo aderito al quaccheristo durante un soggiorno in Irlanda (1667), ne divenne pastore e divulgatore al suo ritorno in Inghilterra. La pubblicazione di un opuscolo di polemica religiosa gli valse nove mesi di prigionia nella Torre di Londra (1668-69). In prigione scrisse la principale sua opera No Cross, No Crown, eloquente difesa della sua fede e violento atto d'accusa contro i cattivi costumi. Dopo un periodo di controversie con presbiteriani e battisti e di lotte contro i poteri costituiti, in cui si batté strenuamente in favore della tolleranza religiosa e del liberalismo politico; dopo numerosi arresti e diversi viaggi nel continente a scopo missionario, nel 1681 ottenne dalla Corona, in pagamento di un credito ereditato dal padre, la concessione di un vasto territorio del nuovo mondo, che fu chiamato Pennsylvania. Raggiunta l'America nel 1682, si insediò quale governatore del possedimento e gli diede una costituzione diretta a farne uno «Stato» cristiano secondo i principi del quaccheristo. Instaurati libertà di culto e stabiliti amichevoli rapporti con le tribù indiane confinanti, nel 1684 fece ritorno in Inghilterra, dove prese parte attiva alle vicende politiche e alle lotte religiose del tempo. La sua battaglia in favore della tolleranza, anche nei confronti dei cattolici, fu particolarmente coraggiosa. Esautorato e poi reintegrato nella carica di governatore della Pennsylvania, ritornò nella colonia nel 1699 e ne riorganizzò il governo. Rientrato in patria nel 1701, vi riprese la sua posizione di capo dei dissidenti.