PEPOLI, FAMIGLIA. - Il primo P. di cui si abbia notizia certa è il b. NICCOLÒ,
(come s. Martino di Tours) derivò la casula o planeta, mentre dalla lacerna derivò il piviale (pluvialis). Fu, in seguito, tra i secc. viii e ix che, venute in uso altre specie di vestiario, la paenula e la lacerna divennero indumenti esclusivamente ecclesiastici e liturgici. Tipi vari di paenula sono rappresentati in figurazioni di episcopi e di presbyteri; così è vestito s. Ambrogio (v.) nel musaico milanese del sec. v (A. Ratti, Il più antico ritratto di s. Ambrogio, in Ambrosia-
francescano, vissuto nel sec. xiii; ma solo un po' più tardi questa famiglia cominciò ad intervenire nelle agitate vicende del Comune di Bologna, guidando la fazione dei Geremei e mirando ad ottenere la signoria ai primi del Trecento: il tentativo fu però troncato da tumulti, che portarono alla fuga dei P. dalla città.
Nel 1337 TADDEO P., insinuatosi abilmente fra le fazioni ed approfittando del fallimento dell'opera di Giovanni di Boemia e Bertrando del Poggetto, ottenne di essere acclamato signore durante il Parlamento generale del Comune: assunse poi il significativo titolo di conservatore di pace e giustizia e riuscì perfino ad ottenere il vicariato da Benedetto XII. I figli di Taddeo, GIACOMO e GIOVANNI, non poterono resistere all'avanzata viscontea e, abbandonati da Ettore di Durafort, generale degli Stati della Chiesa, cedettero per 200.000 fiorini la signoria a Giovanni Visconti, rientrando nella vita privata. Nel sec. xv tre P. furono professori a Bologna; durante il sec. xvi, UGO P. militò con Giovanni dei Medici e nel sec. xviii si ebbero notevoli opere letterarie da CORNELIO ed ALESSANDRO (1757-96), il quale ultimo fondò anche una tipografia a Venezia. Nel sec. xix si ricordano: CARLO (1796-1881), per aver partecipato ai moti del '51, insieme ai napoleonidi e per essere stato deputato nella Consulta romana del '48; ANNA (1783-1844), sorella del precedente ed autrice di importanti opere volte alla educazione della donna; GIOACCHINO NAPOLEONE (1825-81), combattente nell'esercito pontificio del '48, cooperatore del Cavour nel rendere Napoleone III benevolo alla politica piemontese, ministro dell'Agricoltura con Rattazzi (1862).