PIETRO D'ALVERNIA. - Discepolo di s. Tommaso a Parigi, fu dapprima maestro nella Facoltà delle arti, poi Enrico di Gand (v.) e Goffredo di Fontaines. Maestro in teologia verso il 1296, a questa data o non molto dopo disputò i suoi Quodlibeta. Vescovo di Clermont dal 1302, morì nel 1304.
Di s. Tommaso completo il commento al De caelo, alla Politica e, parzialmente, alle Meteore. Ma sulla Politica scrisse anche, da maestro delle arti, un proprio commento. Fu autore inoltre di Quartiones in Metaphysicum e sui Parva naturalia. In questo primo periodo del suo insegnamento, egli è sorto l'influenza diretta dell'ariaintetismo (v.) tomistico. In un secondo periodo l'influenza tomistica è neutralizzata in parte da quella dei suoi maestri di teologia e specialmente di Goffredo, p. es., a proposito del principio d'individuazione (v.), della distinzione tra essenza ed esistenza, volontà (v.).
D'accordo con altri pensatori della corrente avicenniano-agostiniana, pone nell'uomo un duplice intelletto agente: uno intrinseco all'anima e molteplice, e un altro separato e unico. Non è un pensatore originale, ma portato ad approfondire le opinioni altrui e conciliarle.