PIJJŪT. - Poesia ebraica sinagogale, coltivata dai « paetani » (da ποιητής), in gran parte liturgica, in cui echeggiano i Salmi biblici, la precettistica (v. HĀLĀKHĀH) e principalmente la narrativa midhrāšica (v. AGGADA). Il p. nacque in Palestina, ca. il sec. v o vi d. C., si diffuse nella diaspora babilonese e poi nella diaspora tutta, raggiunse il suo periodo di fioritura massima in Spagna (750-1250); continua a vivere, sia pure modestamente, ai giorni nostri.
Secondo Jēhūdhāh ben Barzilaj da Barcellona (intorno al 1100) e Samuele ben Jēhūdhāh ibn Ābān da Fēz (sec. XII, convertito all'islam) il sorgere del p. sarebbe dovuto a persecuzioni religiose. Il p. sarebbe stato un componimento cantato al-hizāna (ebr. hazānīth, da hazān, in origine sorvegliante dei ragazzi durante le funzioni religiose, poi ufficiale, e anche dignitario della comunità), a differenza delle antiche preghiere fondamentali (yalā, in arameico yēlōtā), recitate e non cantate. Il p. si sviluppò sotto l'influsso della poesia e cultura araba (dopo il 635), adottando l'uso della rima hārāz, del ritmo e dell'acrostico (detto alfabethā) i cui primi elementi si riscontrano già nella poesia biblica. La melodia che accompagna il p. viene detta nō'am (« soavità »), ta'am (« gusto »), lahīn (dall'arabo lahn, alhān) o niggūn « melodia ». Il metro, sotto influsso arabo, si chiama mīqāl « peso » (quantitativo). Rāhīṣ « chiavistello », indica una poesia che ha per cornice parole e emistichi presi dalla Bibbia; talvolta ricorre il termine greco δρόμος. La poesia finale si chiama

Il p. è fondamentalmente innico. Le composizioni a carattere penitenziale si chiamano sēlḥōth (da sih « perdonare »).
Tra i « paetani » vanno ricordati Jōsē ben Jōsē, detto « l'orfano », probabilmente palestinese (ca. 600-650), e il suo compaesano Jannaj (ca. 700). Il più popolare è l'El'āzār Qālif da Cariathsepher, vissuto intorno al 750. Per tutti i giorni dell'anno religioso scrisse poemetti ricchi di artificio, di giochi, come presso gli altri « paetani », con la polisemia delle parole, di hapax-legomena biblici, di allusioni incessanti a testi della letteratura rabbinica. Tra gli imitatori di Qālif vanno annoverati il gaonita Sa'adhjāh ben Jōsēph (892-942), autore di un rimario (Agrōn), dotto e non poeta. Il primo paetano europeo fu Salomone ben Jēhūdhāh « il babilonese » cioè di Roma (Babele = Roma), 950-980. Altri imitatori: Calonimos (v.) il « vecchio », ca. il 980, suo figlio Calonimos da Lucca e il figlio di questi Mēsāllām di Calonimos. A Jōsēph ben Jishāq ibn Abītūr, o ibn Santas (ca. 970), primo rappresentante del p. in Spagna, è spiritualmente affine Jishāq ben Jēhūdhāh ibn Gajāth (m. nel 1089), rabbino della comunità di Lucena. Le composizioni di Šim'ōn ben Jishāq ben Ābūn da Magonza (ca. 1000) erano diffuse in Germania e in Francia. Rabbēnū Gēršōm ben Jēhūdhāh, il « luminare dell'esilio » (intorno al 1000), fu detto ba'al haš-šēm (« signore del Nome ») perché tratta spesso dei vari nomi divini. Jōsēph ben Šelōmōh da Carcassonne (1ª metà del sec. XI) è il primo fra i « paetani » ad aver attinto al Sēpher jēšīrāh.
Dal 1050 in poi prevale la sēlḥāh, composizione penitenziale. A quest'epoca appartiene il « paetano » francese Elia di Mēnāhēm. Fra gli autori di sēlḥōth fu famoso Elia ben Šēma'jāh da Bari, dotato di grande sensibilità e talora originale. In Germania è noto Mē'ir ben Jishāq. Autore di p. fu anche Rašī. I tristi eventi del 1096 (1ª Crociata) rendono il contenuto della poesia sinagogale di allora quanto mai triste. Modesta di mole, ma ricca di pietà profonda è l'opera poetica di Bahjā (v.) ibn Paquda. Insigni poeti sinagogali furono Šelōmōh ibn Gēbīrōl (v. AVICEBRON), Mosè e Abramo ibn 'Ezrā', Giuda Levita (v.). Famoso « paetano » fu Israele Nagera (sec. XVI) appartenente all'ambiente cabalistico di Safed, autore del noto carme sabbatico Lēhhāh dōdhī (« Vieni, diletto mio »).