PINEDA, JUAN de. - Esegeta spagnolo, n. nel 1558 a Siviglia, m. ivi nel 1637. Gesuita dal 1572, già prima del sacerdozio spiegò Aristotele a Granata e poi a Siviglia.
Sacerdote, espose l'Aquinate per due anni a Siviglia, poi diventò professore d'esegesi nei collegi di Siviglia e di Cordova e nel collegio imperiale di Madrid. Di un'erudizione straordinaria per quel tempo, conosceva bene latino, greco, ebraico, aramaico e siriano. Fu adibito dall'Inquisizione spagnola per comporre, con altri, l'Index expurgatorius dei libri proibiti (nel 1612, di nuovo nel 1632); nel 1628 fu deputato revisore generale di tutte le biblioteche e librerie della Spagna. Morì rettore del collegio di Siviglia. Non si deve confondere con lui il teologo omonimo, non gesuita, m. a Medina del Campo nel 1587. P. è uno dei più grandi astri dell'età aurea dell'esegesi barocca. I suoi commenti, per quanto molto diffusi, hanno pregi ammirati da tutti, anche dai protestanti: raccoglie con somma erudizione le interpretazioni dell'esegesi precedente, le esamina con calma e spirito critico; spiega quindi il testo secondo le regole della filologia; è inesauribile nel paragonare il testo sacro con ciò che sapeva dei costumi e della vita antica; espone le conclusioni teologiche e morali, specialmente in excursus sparsi nel commento: né trascura le altre questioni, come quelle di critica testuale.
Le sue opere, perspicue nella forma e fornite di copiosi indici, ebbero immensi successi. La migliore è Commentarii in librum Iob (2 voll., Madrid 1597-1601, ecc.). Altre opere: Praelectio sacra in Cantica Canticorum (Siviglia 1602); Commentarii in Ecclesiasten (2 voll., ivi 1612); Ad suos in Salomonem commentarios Salomon praevius, sive de rebus Salomonis regis (Lione 1619); scrisse inoltre prediche in spagnolo, specialmente sull'Immacolata.