PIAGHE DI EGITTO. - Portenti punitivi operati da Dio per mezzo di Mosè e Aronne in Egitto in seguito ai reiterati rifiuti del Faraone di lasciare in libertà il popolo d'Israele. Sono dieci e si succedettero nell'ordine descritto in Ex. 7, 14-12, 26. In Ps. 78, 44-52; 105, 27-36, l'ordine è un po' diverso e l'elenco incompleto; un commento ed amplificazione poetica, per gli scopi didattici del libro, è in Sap. 11, 14-20; 16, 1-18, 25, con più ampio riferimento alla nona e decima piaga.
Si possono, in qualche modo, classificare in 5 coppie: p. dall'acqua (fiume rosseggiante, rane: Ex. 7, 14-8, 15); p. dalla terra (zanzare, mosche: ibid. 8, 16-32); p. dal fuoco (?) (peste degli animali e contagio di ulceri: ibid. 9, 1-12); p. dall'aria e dal vento (grandine, cavallette: ibid. 9, 13-10, 20); p. dal cielo (tenebre, morte dei primogeniti: ibid. 10, 21-12, 36).
1) L'acqua del Nilo convertita in sangue (Ex. 7, 14-25). Aronne stese per comando di Dio la sua verga (cf. ibid. 4, 2 sgg.; 7, 8 sgg.) sulle acque del fiume, e queste «si cangiarono in sangue»: ossia presero un colore sanguigno e diventarono mortifere per i pesci. Il flagello durò 7 giorni (v. il prodigio). Può scorgersi un'analogia nel fenomeno del «Nilo rosso», quando il fiume in crescita, verso la fine di giugno, assume un colore rosso-nereggiante (dovuto probabilmente ai sedimenti asportati dalla corrente), colore che peraltro è intenso soltanto nel corso superiore del fiume: ma anche in tal caso le acque non sono affatto nocive a uomini o animali, come invece è supposto nel racconto biblico, ove il fenomeno è presentato con una intensità e misura che oltrepassa ogni limite naturale.
2) Infestazione di rane (ibid. 7, 26-8, 11). Dopo sette giorni, Aronne stese nuovamente la sua mano sul fiume: e dalle acque balzò fuori un esercito di rane che invasero il paese e penetrarono nelle case e nei più segreti ripostigli degli Egiziani. I maghi riuscirono con i loro sortilegi a far venire le rane, ma non a farle sparire (ibid. 8, 3: in seguito si mostrarono impotenti ad imitare gli altri prodigi, e furono costretti a riconoscere «il dito di Dio»): esse morirono dopoché Mosè ebbe supplicato il Signore per la cessazione del flagello. È normale il moltiplicarsi delle rane (o delle zanzare e altri insetti) nelle paludi del Nilo, quando le acque dopo la piena si ritirano. Ma le circostanze fanno chiaramente risaltare (come negli analoghi casi che seguirono: cavallette, tafani, zanzare) il carattere prodigioso del racconto biblico: il fenomeno si verificò in
misura inaudita, forse fuori stagione, sulla semplice parola di Mosè, come poi ad un tratto cessò per ordine del medesimo.
3) Le zanzare (ibid. 8, 12-15; ebr. kinnim, il cui significato non è sicuro; Volg. sciinphes). Sembra trattarsi di minuti insetti simili a zanzare, assai molesti (frequentissimi nelle paludi attorno al Nilo quando il fiume rientra nel suo letto). L'invasione fu tale che la stessa polvere dell'Egitto sembrava cambiata in nugoli d'insetti (ibid. 8, 13).
4) I mosconi o tafani (ibid. 8, 16-28; ebr. 'ārobh, d'incerto significato; Settanta kynomyia; Volg. coenomya «mosca canina»). Preannunziati da Mosè, penetrarono a sciami nelle abitazioni private ed in ogni angolo del paese, ad eccezione della regione di Gessen, abitata dagli Ebrei, e recarono grave danno agli uomini e alle bestie. Anche questo flagello cessò d'improvviso per la preghiera di Mosè, ottenuta dal Faraone la promessa di rilasciare gli Israeliti.
5) Peste epizootica (ibid. 9, 1-7). Una grave epidemia colpì il bestiame, uccidendo un gran numero di cavalli, asini, buoi, pecore e cammelli, mentre il bestiame degli Israeliti fu risparmiato.
6) Contagio di ulceri (ibid. 9, 8-12). Questa p. è analoga alla precedente. Avendo Mosè ed Aronne per comando di Dio lanciato cenere verso il cielo, cominciò subito ad inferire uno spaventoso contagio di pustole o tumori (di natura non accertata: «ulceri» secondo Settanta e Volg.), che fece ulteriore strage di animali e anche di uomini.
7) La grandine (ibid. 9, 13-35). Fu preannunziata da Mosè un giorno prima per dare tempo di ritirare il bestiame dai campi. In Egitto il bestiame è ai pascoli da genn. ad apr.; e la p. della grandine avvenne appunto verso il mese di febbr., quando l'orzo aveva già messo le spighe ed il lino era in fiore: ibid. 9, 31. L'indomani Mosè stese il suo bastone verso il cielo: seguirono tuoni, fulmini ed uno scrosciare di grandine grossi ed impetuosa, quale non si era mai vieta, che schiantò gli alberi, distrusse l'erba e uccise le persone e le bestie che erano nei campi. La grandinata dovette apparire tanto più straordinaria, in quanto nell'Alto Egitto non cade mai pioggia, e nel Basso Egitto, ove avvennero questi fatti, le precipitazioni atmosferiche sono rare. Il flagello, mentre devastò per lungo tratto il territorio d'Egitto (almeno una gran parte del delta del Nilo), risparmiò completamente la regione di Gessen, ove erano gli Ebrei. Lo stesso Faraone ne restò duramente colpito. La settima p. è poeticamente descritta in Sap. 16, 16-19, ove tra l'altro è detto che pioggia e grandine erano accompagnate da un fuoco che conservava, pur in mezzo all'acqua, la sua energia devastatrice e consumava i prodotti dei campi: anche nel racconto lineare di Ex. 9, 29 si parla di un fuoco: lampi e fulmini.
8) Le cavallette (ibid. 10, 1-20). Persistendo il Faraone nella sua ostinazione, Mosè per ordine di Dio stese la sua verga sulla terra e tosto si levò dall'Oriente un impetuoso scirocco, che riversò sul paese uno sterminato numero di cavallette, le quali completarono la devastazione, distruggendo tutta l'erba e i frutti degli alberi che la grandine aveva risparmiati. Questo flagello è abbastanza noto nelle campagne orientali. Favorite dai venti caldi del sud e dell'est, le cavallette si spostano in sciami fittissimi per più lontani pascoli, e, dove piombano, è la desolazione. Ma il carattere prodigioso dell'ottava p. risulta dalle circostanze del racconto biblico.
9) Le tenebre (ibid. 10, 21-28). Continuando Faraone nel solito gioco di promesse non eseguite, Mosè per comando di Dio stese la sua mano verso il cielo, e una fitta tenebre avvolse il paese, a tal segno che nessuno poteva più scorgere le altre persone né muoversi dalla propria dimora; ma non mancò la luce nella zona abitata dagli Ebrei. Si può ravvisare un'analogia nel noto vento del sud, detto hamzin, che non di rado, in primavera, si abbatte sull'Egitto, sollevando nell'aria un immenso nugolio di sabbia e polvere che alle volte ottenebra il cielo in pieno giorno. Ma le tenebre qui descritte furono di una intensità e durata incomparabilmente più grande. Il portento è ampiamente descritto in Sap. 17, 1-21, che offre un bel

(fot. Enit)
10) La morte dei primogeniti (ibid. 11, 1-10; 12, 29-35). Dopo le precedenti nove p., che colpirono gli Egiziani nei loro beni e nel loro bestiame, in parte nelle persone, fu minacciato da Mosè e poi infitto l'ultimo e più tremendo castigo: la morte dei primogeniti. In quella occasione furono date da Dio le prime disposizioni per il sacrificio dell'agnello, del cui sangue dovevano essere segnate le case degli Israeliti (ibid. 12; V. PASQUA).
Il 14° giorno di nisán (che poi in ricordo dell'avvenimento segnò il primo mese dell'anno religioso) l'angelo sterminatore colpì, nottetempo, tutti i primogeniti degli Egiziani, dal figlio del Faraone a quello dell'infima schiava, nonché i primi nati degli animali; ma non entrò nelle case degli Israeliti, le cui porte erano segnate con il sangue dell'agnello. Il Faraone, impressionato per la sorte toccata al suo primogenito e per il grave lutto del paese, concesse finalmente agli Israeliti il permesso di partirne con le loro famiglie e con tutti i loro beni e averi.
Molti di questi portenti (l'infestazione delle rane, zanzare, cavallette e altri insetti, come pure i fenomeni del fiume rosseggiante e della fitta tenebra) presentano indubbie analogie con fenomeni soliti a verificarsi, in determinate circostanze e stagioni, nell'Egitto inferiore. Dio, per punire gli Egiziani, poté servirsi degli elementi e forse della natura, ma in tali circostanze e con tanta gravità che divennero un vero flagello e si vide chiaramente «il dito di Dio» (Ex. 8, 15: Hummelauer, Vigouroux, Mallon, Vaccari, ecc.). Volerli pertanto ridurre a semplici fatti naturali, sia pure di una certa intensità, ma studiosamente amplificati dall'autore per presentare in una cornice di prodigio la liberazione del suo popolo dalla servitù di Egitto, come vogliono molti razionalisti, dopo A. Du Boys (noto membro della spedizione scientifica in Egitto al tempo di Napoleone), è falsare il racconto biblico. È ovvio che nel sacro testo le dieci p. sono presentate come reali portenti, operati da Dio in prova e sostegno della missione di Mosè, e come tali riconosciuti dallo stesso Faraone. Ma se fossero stati semplici fatti naturali, di quelli che si ripresentano con una certa regolarità o periodicità, non avrebbero fatto alcuna impressione né su Faraone né sugli Israeliti, né Mosè avrebbe potuto appellarsi ai medesimi, per comprovare la sua missione, senza rendersi ridicolo (P. Heinisch [V. BIBLICA.], p. 78). Il carattere prodigioso risalta all'evidenza dal fatto che questi portenti vengono preannunciati da Mosè e poi si compiono e cessano al cenno della sua parola o per la sua preghiera; essi sorpassano, per intensità ed estensione, qualunque analogo fenomeno; e mentre colpiscono per lungo tratto il paese, risparmiano la regione abitata dagli Israeliti.
Particolarmente miracolosa la decima p. Si è parlato della mortalità infantile, che nell'antichità era assai più frequente a causa della negligenza dei genitori: ma il racconto biblico precisa che non furono i bambini ad essere colpiti, ma i primogeniti, senza distinzione di età.
Alcuni esegeti, anche cattolici, per l'analogia degli accennati fenomeni naturali, hanno tentato di distribuire le dieci p. (del cui ciclo il racconto biblico non offre chiare indicazioni cronologiche) nello spazio di 9 o 10 mesi, dalla fine di giugno o principio di luglio ad apr. (le prime sei tra luglio e sett.; le altre tre dalla metà di nov. alla metà di marzo; l'ultima al 14 di nisán, verso la fine di marzo). Ma sono semplici congetture; il racconto biblico lascia facilmente supporre una più rapida successione degli eventi.