PHITHOM

PHITHOM. - Città dell'Egitto settentrionale (ebr. Pitôm; egiz. pr-jim; copto pêbôm o pêbôm; Settanta Iêbôm). Secondo Ex. 1, 11 un re egiziano, presumibilmente Ramses II, avrebbe fatto costruire questa città ad uso di magazzino, insieme con altra, dagli Ebrei stanziati in Egitto; Erodoto (II, 58) la ricorderebbe con il nome Πάτουντος 'Αραβίας, perché nelle sue NECHAO (v.) fra il Nilo e il Mar Rosso. La Peregrinatio di Eteria la nomina Patumos o Phitona civitas.

Si è a lungo discusso sulla sua precisa ubicazione: la maggior parte degli studiosi oggi propendono, dopo gli scavi eseguiti da E. Naville (1883), per la località di Tell el-Mashûtah, presso la stazione ferroviaria di Abû Suejr; altri identifica P. con Thou dell'Anonimo Piacentino, ora Tell Abû Sulajmân; altri con Tell ar-Ratâbah.

BIBL.: E. Naville, The store city of P., 4a ed., Londra 1903; J. Lieblein, The Exodus of the Hebrews, in Proc. Soc. bibl. arch., 29 (1907), p. 214 sgg.; C. Sourdille, La durée et l'étendue du voyage d'Hérodote en Egypte, Parigi 1910, p. 3 sgg.; C. Lagier, s. V. in DB, V (1912), col. 322 sgg.; V. L. Trumpier, The route of the Exodus, in Pal. expl. fund. Quarter. stat., 47 (1915), pp. 22 sgg., 152 sgg.; J. Cledat, Notes sur l'isthme de Susz, in Bull. Inst. franc. arch. orient., 18 (1921), p. 175 sgg.; 23 (1924), p. 46 sgg.; P. Mallon, Les Hébreux en Egypte, Roma 1922, p. 131 sgg.; A. H. Gardiner, The geographical history of the Exodus, in Rec. Chem. poll., Parigi 1922, p. 203 sgg.; id., The geographical history of the Exodus, in Ann. survey to prof. Naville and others, in Journ. Egypt. arch., 10 (1924), p. 87 sgg.; H. M. Wiener, P. and Raamses, in Anc. Egypt., 8 (1923), p. 75 sgg.; A. Ermann-H. G.

Hellmann) con il grande re Theglathphalasar (745-727), vero fondatore dell'Impero neo-assiro.

La controversia, più accesa dal 1869 al 1887, può dirsi tramontata. Nel 1887 infatti fu pubblicata a Londra da Pinches la Cronaca neobabilonese, la cui col. I, 17-24 è parallela al Catalogo neobabilonese dei Re, col. IV 5-8: in essa THEGLATHPHALASAR III (v.), a cui nel Catalogo fa riscontro quello di Pulu, assunto però solo dopo la vittoria su Ukin-zér nel 729 quando entrò in Babilonia e a capodanno del 728 è preso le mani di Bel. Si fece re di Babilonia secondo tutti i riti necessari, ma per evitare le suscettibilità della città rivale si contentò di una unione meramente personale e con distinzione dei nomi. Bohl invece, con altri, pensa che Pulu sia stato il suo nome civile, cambiato poi in quello del grande Theglathphalasar il quando usurpò il trono di Assiria (745): la cosa non è certa. Con R. Thiele ed altri può dirsi che I Par. 5, 26 conferma piuttosto l'identificazione di Theglathphalasar con P., essendo il verbo «deportò» al singolare e data la forza esplicativa della congiunzione «waw»: A. Vaccari traduce nello stesso senso: «Il Dio d'Israele eccitò l'animo di Ful, re di Assur, cioè di Telget-Falansar...»; altri pensano che sia una glossa.

Bint... R. Lepsius, Über den chronolog. Wert der asyrischen Eponymen, Berlino 1869, p. 56 (fu il primo a dimostrare l'identificazione); E. Schrader, Die Keilinschriften und das Alte Testament, Lipsia 1872, pp. 124-34 (e nelle altre edizioni e opere); F. Vigouroux, La Bible et les découvertes modernes, 6e éd., Parigi 1896, pp. 497-509 (sotto della controversia); O. Hellmann, De chronolog. Librorum Regum, Roma 1914, pp. 560-62; F. M. T. Böhl, Jäarbücher... ex oriente lux., 4 (1936), p. 264; A. Vaccari, La Sacra Bibbia..., III, Firenze 1948, p. 35; R. Thiele, The mysterious numbers of the Hebrew Kings, Chicago 1951, pp. 75-77.