PORCARI, Stefano. - Nato sul principio del sec. XV a Roma, m. a Roma il 9 genn. 1453. Lo si trova nel 1427 a Firenze, capitano del popolo: cultore entusiasta dell'antichità, in quella città strinse rapporti di amicizia con gli umanisti, e specialmente con il Traversari. Viaggiò poi in Francia e in Germania. Nel 1431 tornò a Roma e l'anno seguente Eugenio IV lo mandò potestà a Bologna, dove riuscì a ristabilire la pace turbata dalle fazioni. Nel 1434 fu potestà a Siena, nel 1435 a Orvieto. Passato al servizio del card. Vitelleschi ebbe da lui il governo di Trani.
Nulla si sa con sicurezza sulle circostanze che influirono sull'animo del P. per indurlo ad atteggiarsi a liberatore dell'Urbe dal dominio pontificio; in fondo egli non faceva che obbedire alle tradizionali rivendicazioni dei suoi concittadini di fronte alla Curia, che portarono

nel 1142 alla ricostituzione del Senato, diedero luogo durante l'esilio avignonese alla creazione dei tribuni, e risorsero durante lo scisma d'Occidente. Lo stesso richiamo alla libertà dell'antica Roma, n
nel 1142 alla ricostituzione del Senato, diedero luogo durante l'esilio avignonese alla creazione dei tribuni, e risorse durante lo scisma d'Occidente. Lo stesso richiamò alla libertà dell'antica Roma, non era una novità del P. ma trovò in lui un sostenitore più dottor e più facondo. Ad ogni modo nel 1447, durante l'ultima malattia di Eugenio IV e il successivo conclave, il P. incitò pubblicamente i Romani a ribellarsi per restaurare l'antica repubblica. Niccolò V tuttavia gli perdonò e poiché il P. non ristava dai suoi maneggi sediziosi lo inviò in Germania e infine lo confinò a Bologna, sotto la sorveglianza del card. Besserione. Da Bologna il P. si mantenne in relazione con gli amici che seguivano le sue idee, finché, rotto ogni indugio, all'8. fine di dic. del 1452 fuggì dalla città e il 2 genn. 1453, giunto a Roma, si nascose in casa del cognato dove completò il piano della rivolta, arruolando mercenari e fissando l'azione per l'Epifania. Si doveva assalire il Vaticano, impadronirsi di Castel S. Angelo, prendere e in caso di resistenza uccidere Papa e cardinali, e proclamare la repubblica, assumendo il P. la carica di tribuno. Informato in tempo il Papa della cosa e superato il primo sgomento, il camerlengo radunò armati e nella notte sul 6 genn. assalì i ribelli nella casa dov'erano radunati; alcuni di essi si batterono energicamente, il P. cercò rifugio altrove. Scoperto e arrestato, il 7 genn. fece ampia confessione, e il 9 fu impiccato con alcuni compagni, senza che il popolo si movesse. Altri congiurati furono condannati i giorni seguenti.
Si conoscono del P. 16 discorsi tramandati in buon numero di codici a Roma e fuori; alcuni di essi furono anche stampati.