RAFFAELE, SANTO

RAFFAELE, santo. -

I. SACRA SCRITTURA

Angelo che si presenta con questo nome simbolico (ebr. Réphá'el « Dio ha sanato » o « risana ») e si definisce

(fot. Felice).

RADIOCOMUNICAZIONI - Il S. Padre osserva il radiotrasmettitore donatogli dai cattolici olandesi (1930).

« uno dei sette angeli che stanno innanzi a Dio ed hanno accesso alla maestà del Signore » in Tob. 12, 15 (cf. Apoc. 8, 2). Solo in testi non biblici R. è chiamato « arcangelo », nome riservato nella Bibbia a s. Michele.

R. ha parte importantissima nella vita di Tobia. Azaria (v.), figlio di Anania, si offre ad accompagnare Rages (v.) nella Media (Tob. 5, 5-21). Durante la sosta della prima sera di viaggio lungo il Tigri, comanda a Tobia, spaventato da un grosso pesce, che tenta di assalirlo, di prendere l'animale e di estrarre il fiele, il cuore ed il fegato (ibid. 6, 3-9). Queste due ultime parti anatomiche verranno usate come suffumigi per Asmodeo (v.). In Ecbatana (ibid. 6, 10-22) R. Raguel (v.) e lo spinge a chiedere in sposa la figlia Sara, che gli spettava di diritto come parente prossimo, assicurando che un'unione contratta innanzi tutto per il fine voluto da Dio e l'abbruciamento del cuore e del fegato del pesce avrebbero impedito il ripetersi di una morte misteriosa, toccata già a sette pretendenti di Sara nella prima notte di matrimonio. Mentre si celebrano le nozze per 14 giorni (ibid. 8, 23), R. si reca a Rages a riscuotere la somma depositata presso Gabelo. Al ritorno a Ninive, spiega a Tobia il modo di curare la cecità del padre per mezzo del fiele del pesce (ibid. 11, 4-17). Al vecchio Tobia, che non sapeva come ricompensare il presunto Azaria, figlio di Anania, R. si dà a conoscere e quindi scompare, dopo aver mostrato il dovere di lodare e benedire Dio ed il valore morale del digiuno e dell'elemosina (ibid. 12, 6-14).

Negli scritti apocrifi si parla spesso di R. nel libro di Enoch (9,1; 10, 4; 20, 3; 22, 3, 6; 32, 6; 40, 9; 54, 6; 68, 2 sgg.; 71, 8 sgg.), che gli attribuisce una parte notevole nella lotta contro il demonio Azazel e nell'ultimo giudizio. Si dice che egli « presiede agli spiriti degli uomini » (20, 3) e « su tutte le malattie e le ferite dei figli degli uomini » (40, 9). Anche nella Chiesa, che ne celebra la festa il 24 ott., R. è invocato quale intercessore per la salute dell'anima e del corpo e come protettore nei viaggi.

BIBL.: M. Schwab, Vocabulaire de l'angélologie, Parigi 1897, p. 249; L. Fillion, Raphaël, in DB, V, col. 975; L. Blau, Raphaël, in Jew. Enc., XI, col. 317 sgg. Angelo Penna

II. LITURGIA

La festa di s. R. arcangelo si celebra il 24 ott. con rito doppio maggiore.

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(fot. Alinari) RAFFAELE, santo - L'arcangelo R. Smalto della «Pala d'Oro» (sec. XI) - Venezia, basilica di S. Marco.
Le celebrazioni liturgiche in suo onore appariscono
tardi e di rado. Manca assolutamente nei Sacramentari e
Martirologi fino ai secc. X-XI; poi lo si trova isolatamente
e alle date più disparate: a Venezia al 22 apr., nella
Spagna al 7 maggio, in breviari francesi del medioevo
al 9 o 15 luglio o alla feria II della terza settimana di
sett. I Mercedari ne hanno la festa al 18 sett. Pietro de
Natalibus lo presenta insieme a s. Michele all'8 maggio,
finalmente i Martirologi popolari del Molano, Canisio
e Ferraris hanno il suo nome al 20 ott. In un Sacramen-
tario di Ivrea, scritto fra il 1075 e il 1090, si trova la
festa di s. R. al 3 genn., come anche in un messale della
Bibl. Marciana di Venezia, del 1392 (Cod. lat. III,
XLVIII), ma come aggiunta posteriore; in un sacramen-
tario della Bibl. capitolare di Verona (IX, fol. 103) del
sec. XII la festa di s. R. segue quella di s. Michele, 29
sett. Ben nota è la chiesa dell'angelo R. a Venezia, del
sec. VII, ma rifatta nel 1618. Dopo il sec. XV la festa di
s. R. entra in molti Propri diocesani e anche nell'appen-
dice pro aliquibus locis del Messale romano. Ma soltanto Be-
edetto XV la prescrisse a tutta la Chiesa insieme con quella
di s. Gabriele, il 26 ott. 1921 (AAS, 13 [1921], 543-44), fis-
sandola alla data che si era andata stabilendo, cioè il
24 ott.

Da notare però che, a parte la festa vera e propria,
il nome del s. R. si trova già in antico nelle litanie dei
santi e nelle preci dell'Itinerarium clericorum.

BIBL.: Benedetto XIV, De Serv. Dei Beatificatione et Beat. Canonis., lib. IV, p. 2°, cap. 30; I. Catalani, Rituale Rom... perpetuis comment. exorn., Padova 1760, pp. 36-43; M. Schwab, Vocabul. de l'angéologie, Parigi 1807; K. A. H. Kellner, L'anno liturgico, trad. it., 2ª ed. Roma 1914, p. 283; L. Eisenhofer, Handb. der Kath. Liturgh, I, Friburgo 1932, p. 602. Giuseppe Löw

III. ARTE

S. R. è il meno rappresentato dei tre più noti arcangeli: AMARI, MICHELE (v.), Gabriele (v.) e R. Rari sono gli esempi di sue figurazioni nella primitiva arte cristiana, dove ha sempre il proprio nome scritto vicino; ciò serviva di distinzione anche per gli altri arcangeli, che

eccezion fatta per Michele, non erano distinti da partico-
lari attributi. Appare così in alcuni vetri dorati, in un
sarcofago di Poitiers, in un frammento di pietra calcarea
trovato nel 1884 presso Geminy, evidentemente una ma-
trice, come attestano i nomi scritti a rovescio; entro tondi
erano rappresentati gli arcangeli, ognuno col proprio nome
accanto, e nel centro il Salvatore,

Compare ancora una figura isolata nella chiesa dei
SS. Trasone e Saturnino a Roma. Il medioevo non ha
neppure molte raffigurazioni di R.; lo si trova nella chiesa
di Münster, a Essen, e, assieme agli altri arcangeli, negli
smalti della Pala d'oro nella basilica di S. Marco a Ve-
nezia (sec. XI).

Dal Quattrocento in poi si fanno più numerose le
rappresentazioni di R. sia come accompagnatore di
Tobiolo che, genericamente, come compagno e protec-
tore di viaggi, e in questa sua funzione gli vennero
offerte molte immagini votive. È rappresentato talvolta
accanto alla Vergine col Figlio assieme a vari santi, come
nella tavola del Ghirlandaio agli Uffizi e in quella di pit-
tore fiorentino del sec. XV nella sacrestia di S. M. No-
vella o nella lunetta ad affresco del Melanzio nel Museo
di Montefalco; Andrea della Robbia unisce R. e Tobiolo
a s. Francesco che riceve le stimmate in una terracotta
invetriata in S. Croce a Firenze; e così lo uniscono ad
altri santi: B. Gozzoli (S. Gimignano, S. Agostino) e
Raffaellino del Garbo (Firenze, S. Ambrogio). Molto
più frequentemente gli artisti lo dipingono assieme a
Tobiolo, e solo raramente intervengono anche gli altri
arcangeli (Botticini, Firenze, Uffizi); oltre al notissimo
quadro del Pollaiolo a Torino sono da ricordare quelli
del Torbido nel Museo del Castelvecchio a Verona, del
Palmezzano nella Pinacoteca di Faenza, del Savoldo nella
Galleria Borghese a Roma, di Rembrandt al Louvre, e
per il Settecento la decorazione bellissima dell'organo
della chiesa di S. R. a Venezia; ancora nell'800 questa
stessa iconografia è ripetuta da Amos Cassioli nel cimi-
tero di Antella. È conservato anche un gruppo marmoreo
di G. Baratta a S. Spirito a Firenze; nel Museo delle

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(fot. Alinari) RAFFAELE, santo - Gli arcangeli Michele, Gabriele e R. trionfatori di Satana. Dipinto di Marco d'Oggiono (primi del sec. XVI). Milano, Pinacoteca di Brera.
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ceramiche di Pesaro c'è un piatto decorato nel 1522 da Mastro Giorgio con R. e Tobiolo.

Un cenno a parte merita il dipinto di Marco d'Oggiono nella Pinacoteca di Imera a Milano per la novità iconografica di R. unito a Michele e Gabriele come trionfatori di Satana - Vedi tav. XV.

BIBL.: H. Leclercq, Augst, in DACL, I, II, coll. 2080 sgg.; K. Kunstle, Ikonographie der christl. Kunst, I, Friburgo 1928, pp. 246-47 e 250-51.
Cite this article

“RAFFAELE, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 281. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/raffaele-santo.