RENATO, CAMILLO

RENATO, CAMILLO. - Pseudonimo di eretico antitrinitario e anabattista italiano, n. in Sicilia all'inizio del sec. XV, m. dopo il 1571 a Casparo. Con tutta probabilità è il minorita Paolo Ricci, noto anche quale Lisia Fileno. Nel 1542 lo si trova in esilio in Valtellina con il Curione; nel 1545 era maestro di scuola a Chiavenna.

Come lo Stancaro e Lelio Socini, svolse in modo proprio e radicale, sulla base di un'interpretazione filologico-razionalistica della Bibbia, la dottrina cristiana, particolarmente quanto al Battesimo e alla Cena, sotto l'influsso del simbolismo zuingliano. Ritenne il Battesimo semplice professione di fede e pertanto valido esclusivamente negli adulti, anzi addirittura puro segno della rinascita nello Spirito già avvenuta e per sé non necessario. Nella Cena non vide uno speciale pegno di Grazia e neppure una fonte di rinvigorimento spirituale, ma solo una testimonianza della fede dei credenti nel Regno di Dio. Una tale rinascita spirituale, con giustificazioni e sviluppi procedenti dall'influsso platonico, in contaminazione con motivi avversistici, si presenta nella dottrina del R. circa il sonno delle anime dopo la morte e la vera vita riservata alle anime salve al loro risorgere dopo il Giudizio universale. Per queste idee, espresse per una cerchia ristretta in un Trattato del Battesimo e della Cena, e in una professione di fede inviata a un amico, il R. fu presto attaccato da Agostino Mainardi (v.) e da Pier Paolo Vergerio (v.). Per sollecitazione del Mainardi, intervenne nella controversia il Sinodo del Cantone dei Grigioni (Coira, 1547, 1549-50), che dapprima si limitò a riconoscere come ortodossa la professione di fede del Mainardi; in seguito impose ai seguaci del R. di sottoscriverla e al R. di non più predicare e insegnare; infine lo scomunicò. Per intervento del Vergerio il R. nel 1551 firmò un'abitare e una sottomissione al credo zuingliano (Confessio raetica). Però non rimase a lungo tranquillo; SEGRETO (v.) gli suggerì un lungo carme latino a difesa della libertà di coscienza; Calvino gli rispose trattandolo da libertino. Senza più compromettersi in manifestazioni pubbliche, coltivò intensamente relazioni personali con gli esuli italiani non disposti ad accettare senza riserve le dottrine d'altra parte, particolarmente con Lelio Socini, il quale derivò probabilmente dal R. non pochi spunti del suo antiritmismo. Nonostante l'abitare non venne ammesso ai Sinodi dei Grigioni; anzi nel 1570 fu dalla Dieta comunale espulso dal territorio.

BIBL.: F. Trechsel, Die protest. Antitrinitarier vor F. Socin, I. Heidelberg 1839, p. 321; F. Church, Riformatori it., trad. it., Firenze 1935; D. Cantimori, Eretici ital. del '500, ivi 1939, pp. 71-87 e passim; per i testi del R. V. id., Per la storia degli eretici ital. nel sec. XVI, Roma 1936, p. 49 sq. Mario Bendiscoli