RODRIGUEZ, ALONSO

RODRIGUEZ, ALONSO. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Valladolid ca. il 15 apr. 1538, m. a Siviglia il 21 febbr. 1616.

Entrato nell'Ordine nel 1557, insegnò parecchi anni teologia morale nel Collegio di Monterrey, dove fu anche rettore; indi passò 30 anni nella carica di maestro dei novizi e rettore del noviziato a Montilla.

L'opera, che rese la sua fama così diffusa fino ai nostri giorni, è Emerico de perfección y virtudes cristianas (3 voll., Siviglia 1609), ripubblicata innumerevoli volte, tradotta in molte lingue (la prima vers. II. è del 1617; riadattata al CIC nel 1910) e ultimamente anche concordata con il CIC. La diffusione dell'opera è paragonabile soltanto a quella dell'Initiazione di Cristo, del Combattimento spirituale di L. Scuopoli, della Filotea di S. Francesco di Sales. Pio XI nella sua lettera apost. ai superiori generali degli Istituti religiosi, del 19 marzo 1924 (AAS, 16 [1924], p. 142), mette come terzo autore da leggersi dai novizi, dopo s. Bernardo e s. Bonaventura, il R. facendo coro, in questo, alla stima universale di cui il R. ha goduto da parte anche di molti santi e di tutti i fondatori di istituti religiosi.

Carattere distintivo dell'opera è la lindura dello stile, la chiarezza e la spontaneità del conversare, la solidità con cui l'autore costruisce l'edificio della perfezione sul terreno della vita pratica, presentando le virtù come in azione, senza artifici drammatici, ma con la semplice constatazione di ciò che avviene nella vita. Qualche difetto non manca, e cioè qualche esagerazione, qualche non esatta applicazione dei testi scritturali, parecchi esempi, che non reggono ad una critica storica profonda.

BIBL.: Sommervogel, VI, 1946-63; X. 813; E. Reyero, El grande asceta español, p. A. R., Valladolid 1916; A. de Vassal, Un maître de la vie spirituelle, in Etudes, 150 (1917), pp. 297-321; A. Pottier, Louis Lallement et les grands spirituels de son temps, I, Parigi 1927, p. 257; S. G. C. A. Kneller, A. R., Der Aszet, in Zeitschrift für Asze und Mystik, 9 (1934), pp. 289-306 (dove l'ascetica del R. viene paragonata a quella di altre scuole e difesa da accuse recenti, specialmente di H. Bremond).