Diplomatosi nel 1810, affrontò il pubblico di Venezia con la Cambiale di matrimonio, a cui seguirono ben 39 opere, altrettante gloriose tappe della storia dell'opera buffa. Il periodo veneziano-milanese della pro-duzione rossiniana va dal 1813 al 1815, poi si apre il periodo napoletano-romano, fino al 1823, quando R. viaggiò all'estero: Vienna lo accolse con grande entusiasmo e così pure, dopo un breve soggiorno londinese, Parigi, che gli affidò la direzione del «Théâtre italien» (1824). Tornato a Bologna nel 1836, andò a Firenze e dal maggio 1855 si ritirò a Parigi. Le opere di genere sacro da lui composte non sono poche, ma si avvicinano, come era naturale nel suo stile, più al genere della musica da teatro che a quello della musica da chiesa. Com-pose uno Stabat Mater per 4 voci, cori e orchestra nel 1831-41, una Ave Maria a 4 voci, e 3 messe: una per voci da uomo (Bologna 1808), una «solenne» (Napoli 1819), ed infine, la Petite Messe solennelle, per 4 soli e cori con accompagnamento d'orchestra, 2 pianoforti (Parigi 1863-64), a cui aggiunse, nell'ultima pagina, il famoso congedo in forma di preghiera, umile e scherzosa: «Bon Dieu, la voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique sacrée que je viens de faire, ou bien de la sacrée musique? J'étais né pour l'opéra buffa, tu le sais bien! Peu de science, un peu de coeur, tout est là. Sois donc béni et accorde moi le Paradis. Passy, 1863. G. Rossini».
ROSSO FIORENTINO, Giovanni Battista di Jacopo di Gaspare, detto il. - Pittore, n. a Firenze nel 1495, m. a Fontainebleau nel 1540.
La formazione del R. difficilmente definibile, si svolse nell'ambito della scuola di Andrea del Sarto, con derivazioni da Piero di Cosimo, dal Dürer e, successivamente, con riprese marginali da Michelangelo, arrivando spesso a soluzioni parallele a quelle del Beccafumi. Prima sua opera documentata superstite è l'affresco con l'Assunzione nel chiostrino dell'Annunziata a Firenze, commissionato nel 1517, che mostra evidenti desunzioni, oltre che da Fra' Bartolomeo, dal Dürer: indice della posizione eccentrica dell'artista nei confronti della cultura figurativa contemporanea e combattente. Del 1518 la Madonna e quattro santi per l'ospedale di S. Maria Nuova, ora agli Uffizi, che quasi spaventò il committente per l'interpretazione bizzarra del tema sacro, mentre proprio in essa appaiono particolarmente apprezzabili al gusto attuale il fondamento espressionistico dello stile e la sorprendente libertà mentale. Ugualmente agli Uffizi si conserva l'angelo musicante qui riprodotto a colori. Nel 1521 il R. firma la Deposizione ora nella Pinacoteca di Volterra, altra opera capitale di acceso slancio patetico. Dello stesso anno

ROSSINI, GIOACCHINO. - Musica n. a Pesaro il 29 febbr. 1792, m. a Passy (Parigi) il 13 nov. 1868. Studiò a Bologna e a Lugo; tornato a Bologna, frequentò al Liceo musicale i corsi del p. Mattei.
Diplomatosi nel 1810, affrontò il pubblico di Venezia con la Cambiale di matrimonio, a cui seguirono ben 39 opere, altrettante gloriose tappe della storia dell'opera buffa. Il periodo veneziano-milanese della pro-duzione rossiniana va dal 1813 al 1815, poi si apre il periodo napoletano-romano, fino al 1823, quando R. viaggiò all'estero: Vienna lo accolse con grande entusiasmo e così pure, dopo un breve soggiorno londinese, Parigi, che gli affidò la direzione del «Théâtre italien» (1824). Tornato a Bologna nel 1836, andò a Firenze e dal maggio 1855 si ritirò a Parigi. Le opere di genere sacro da lui composte non sono poche, ma si avvicinano, come era naturale nel suo stile, più al genere della musica da teatro che a quello della musica da chiesa. Com-pose uno Stabat Mater per 4 voci, cori e orchestra nel 1831-41, una Ave Maria a 4 voci, e 3 messe: una per voci da uomo (Bologna 1808), una «solenne» (Napoli 1819), ed infine, la Petite Messe solennelle, per 4 soli e cori con accompagnamento d'orchestra, 2 pianoforti (Parigi 1863-64), a cui aggiunse, nell'ultima pagina, il famoso congedo in forma di preghiera, umile e scherzosa: «Bon Dieu, la voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique sacrée que je viens de faire, ou bien de la sacrée musique? J'étais né pour l'opéra buffa, tu le sais bien! Peu de science, un peu de coeur, tutto es
- 1.
di Suez (Sinus Arabicus) a ovest, e del golfo di el-Aqabah (Sinus Aelanticus) a est. L'appellativo ebraico jām sūph "mare delle alghe" o "canne" (Ex. 10, 19; 13, 18; 15, 4) è di origine incerta; ma l'identificazione non è dubbia, poiché ne è indicata l'estremità (Ex. 23, 31; I Reg. 9, 26; Ier. 49, 21) nel Golfo Elanitico o di el-Aqabah.
L'opinione generale, appoggiata dai testi biblici, è che il miracoloso passaggio degli Ebrei attraversò il M. R. (Ex. 15, 4-22) avvenne nel Golfo di Suez, che in quel tempo, mediante canali naturali, era riunito al bacino dei Laghi Amari. Qui crescono anche oggi i canneti, e non è escluso che vi abbondassero anche al tempo dell'esodo, giustificando così l'appellativo ebraico.
Il punto preciso del passaggio è stato variamente determinato: per il Serapeum fra il Lago Timsah e i Laghi Amari; per Saluf tra i Laghi Amari e Suez; o per il guado che anticamente univa Clysma (Suez) a el-Satt. L'opinione più probabile, presentata dal Bourdon e basata sulla geografia, archeologia e lo studio dei papiri, mette il passaggio fra Ġebel Ġeneffef e Ġebel Ħasan per la pista che conduceva al guado situato nella parte meridionale del Piccolo Lago Amaro.
Gli Ebrei, obbligati a cambiare direzione nella marcia verso la Palestina, dal Serapeum si diressero lungo la via ad ovest del Grande Lago Amaro che conduceva a Suez e, lasciando a destra il terreno paludoso che si estende fra la via ed il lago, chiamato in un papiro con il nome egiziano equivalente a Phihahiroth (a pantani), si accamparono ai piedi di Ġebel Hasan, dove, fin dai tempi di Seti I, era un fortino (Magdal) di fronte alla stele di Beelsephon (Ex. 1, 1-2), con guarnigione per sorvegliare sia la via che conduceva a Suez, sia la pista per il guado dei Laghi Amari.
