RUSSIA

RUSSIA - I ss. principi Boris e Gleb. Icone della scuola di Novgorod (fine sec. XV) - Novgorod, chiesa omonima.

tatto con l'arte dei paesi occidentali, particolarmente con l'arte romanica. Gli architetti di Novgorod si trovarono di fronte al problema della copertura a travature di legno e adottarono la stessa soluzione dei loro colleghi occidentali ossia la copertura con volte a botte e pilastri a fascio; le pareti esterne furono spartite da lesene, da arcate cieche e ornate da eleganti archetti pensili. Le chiese di Novgorod e di Pskov mostrarono la tendenza al gotico solo verso il sec. XV. La più antica chiesa di Novgorod è la cattedrale di S. Sofia (1045-52). Opera dei maestri bizantini, era nota per le sue tre porte in bronzo, di cui la «Korsunskaja» è opera di un maestro di Magdeburgo, come risulta dalle iscrizioni. Si distinsero anche molti maestri-architetti locali, tra i quali Pietro, Mironez ed altri. Si parla pure di un Andrea Romano che avrebbe eretto la chiesa della Natività della Vergine.

L'architettura di Novgorod raggiunse il suo massimo sviluppo nel sec. XIV, con l'erezione delle celebri chiese di S. Teodoro (1360) e della Trasfigurazione (1374), affrescate dal maestro bizantino detto Teofano il Greco. Pskov introdusse alcune varianti: la costruzione diffusa delle gallerie coperte, attorno al corpo centrale della chiesa, e la maggiore organicità e pesantezza della forma.

Lo sviluppo architettonico fu accompagnato da un vero risorgere della pittura e dell'arte decorativa. I dipinti russi presentarono per secoli le caratteristiche stilistiche e iconografiche dell'arte bizantina, solo più tardi attinsero alla feconda fonte dell'arte italiana, in occasione cioè della IV Crociata, quando europei raggiunsero la R. meridionale. L'arte italiana si diffuse nella R. attraverso la Dalmazia, la Serbia e la Polonia particolarmente nel sec. XVI. Teofano il Greco creò a Novgorod una vasta scuola pittorica dalla quale uscì un astro della pittura religiosa russa: Andrea Rublev, che influenzò il nord della Russia ed anche l'arte di Vladimir-Suzdal. Gli affreschi del convento di Ferapont (1500), eseguiti dal maestro Dionigi e figli, rievocano, con il loro ricco ciclo iconografico le opere insigni dei trecentisti italiani ed in specie quelle di Giotto, di Duccio Boninsegna e di Simone Martini. Alla fine del sec. XVI, l'arte moscovita detronizzò la scuola pittorica di Novgorod, diventandone nello stesso tempo erede.

Le prime costruzioni religiose sorsero a Mosca sin dalla fine del sec. XIV e si perfezionarono durante il regno di Ivan III (1462-1505), il quale cercò di ridare omogeneità alle fabbriche religiose e controllò quelle civili. Il suo matrimonio con Zoë Paleologa, educata a Roma sotto la protezione di papa Sisto IV, diede occasione alla chiamata a Mosca di architetti ed artisti italiani. Essi adornarono la città di stupendi monumenti architettonici, i migliori del periodo fra la seconda metà del sec. XV e la prima metà del sec. XVI, fra i quali il famoso Cremlino. Però gli artisti italiani dovettero piegare la loro genialità alle pretese dei committenti, che nella costruzione della chiese si seguisse il prototipo della cattedrale di Vladimir, a pianta rettangolare, con molte absidi e sormontata da cinque o più cupole. Sotto questa ispirazione, infatti, Ridolfo Fioravanti, soprannominato in R. « Aristotele », costruì a Mosca (tra il 1475 ed il 1479) la famosa cattedrale dell'Assunzione, introducendovi però importanti innovazioni nei portali e nelle decorazioni esterne e profondendo ovunque il ricco ornato italiano. Furono i maestri italiani ad insegnare ai Russi a conoscere i mattoni, a preparare la calce e a servirsi di travi di ferro nel collegamento delle mura. L'impiego dei mattoni intensificò il gusto dell'ornato. Alvisio Novi, detto il « maestro di mura », nel costruire a Mosca la cattedrale dell'arcangelo Michele introdusse pienamente la tendenza artistica del Rinascimento. Egli costruì anche il famoso Palazzo « Terem », che servì di residenza al principe. Le chiese costruite in legno, nei più svariati tipi architettonici, rimasero però sempre una caratteristica dell'arte sacra russa.

Riguardo alla pittura, l'arte moscovita ereditò la tradizione della scuola di Novgorod; più tardi cercò nuovi elementi e creò il cosiddetto « stile Stroganov », dal nome dei grandi mecenati di origine settentrionale. Si formò una specie di « bottega » di artisti e di artigiani, che si prefisse di raggiungere la ricchezza dei dettagli e dell'ornamentazione. Il lato formale divenne esclusivo. Scomparvero la potenza e la forza, proprie dei primitivi dipinti di Novgorod e di Pskov, come pure l'unità e l'organicità dell'insieme, prevalse il contenuto illustrativo e narrativo. Più tardi il governo volle direttamente regolarne le manifestazioni, incaricando il clero di compilare i manuali tecnici, obbligando gli artisti all'osservanza dei relativi canoni.

Mentre la pittura religiosa nazionale di Mosca era in piena decadenza e prima del sorgere di Pietro il Grande, che lasciò libertà alla cultura occidentale di penetrare in R., vi fu una breve ma brillante parentesi di rifornimento dell'arte nazionale russa, a Rostov ed a Jaroslavl. A partire dal 1620 in poi a Jaroslavl furono costruite ben quaranta chiese in pietra, le quali formarono gruppo a sé, pur conservando la solita pianta rettangolare. Però le loro dimensioni aumentarono, l'interno fu reso più gaio dalla maggiore luminosità ottenuta, come nelle primitive basiliche paleocristiane, con larghe finestre e con la ricca fioritura degli affreschi nelle navate e nelle absidi. La produzione artistica assunse il carattere collettivo. I pittori lavorarono a squadre, dirette da capomastri obbligati ad attenersi ai canoni prescritti dalle autorità ecclesiastiche. Una delle fonti dell'ispirazione dei pittori di Jaroslavl furono le raccolte delle stampe tedesche ed olandesi, le quali cedettero alla pittura russa gli elementi iconografici occidentali. Fra le chiese sorte a Jaroslavl si distinsero quella del profeta Elia (1647-50), quella di S. Giovanni Crisostomo in Korovniki (1649-54), quella di S. Giovanni Battista di Tolchkovo (1671-81). Nei pressi di Jaroslavl, a Romanov Borisoglebsk fu eretta la chiesa della Resurrezione, potente esempio del bizantinismo con reminiscenze del romanico occidentale nelle sue gallerie intorno al corpo centrale dell'edificio, negli archetti pensili e nella decorazione a carattere geometrico.

Rostov, sino dal principio del sec. XIII, godeva la fama di una Montecassino russa, per la grandiosità delle sue chiese, dei suoi monasteri e per la ricchezza delle sue biblioteche. Perduta nel sec. XIV l'indipendenza politica, rimase ancora focolare culturale e religioso di tutta la R. nord-orientale; i suoi vescovi ebbero potenza di veri sovrani. Il famoso metropolita Jona Sisoith, che governò Rostov per quasi quarant'anni (1652-90), diede

grande impulso in ogni campo, compreso quello delle belle arti; fece costruire il Cremlino di Rostov, fortezza monastica e testimonianza dei tempi in cui l'autorità religiosa era investita anche dei poteri civili. Delle cinque chiese nell'interno del Cremlino, tutte affiancate da due torrioni laterali, la più antica è quella della Resurrezione (1670), riccamente adorna all'esterno di maioliche e mattoni messi a coltello. La chiesa di S. Giovanni Evangelista dà esempio di maggiore maturità nella tecnica. Nella chiesa del Salvatore predomina la decorazione interna ad affresco, ispirata a soggetti di storia sacra; detti affreschi sono chiusi entro l'ornato floreale di origine orientale. Il periodo aureo di Rostov fu di breve durata; le riforme di Pietro il Grande privarono Rostov di molte sue risorse, e, nel 1788, il trasferimento a Jaroslavl del seggio del metropolita fu inizio della decadenza. L'arte di Jaroslavl e di Rostov chiusero degnamente il periodo veramente nazionale dell'arte religiosa russa. L'influenza straniera, già forte a Mosca dopo il 1650, divenne potente con la fondazione della nuova capitale, Pietroburgo, che segnò l'era nuova ed il sorgere dei nuovi problemi di un'arte a carattere prevalentemente laico. - Vedi tavv. LXXXIX-XCII.

BIBL: Archimandrita Makarij, Descriz. archeol. delle antichità religiose di Novgorod (in russo), Mosca 1860; E. Viollet-Le Duc, L'art russe, Parigi 1877; N. P. Kondakov - I. Tolstoi, Antichità russe nei monum. dell'arte (in russo), Pietroburgo 1889-99; I. Gabar, Stor. dell'arte russa (in russo), 6 voll., Mosca 1909; D. W. Ainalov, La pittura bizantina del sec. XIV (in russo), Pietroburgo 1918; P. Mouratov, L'ancienne peinture russe, Praga-Roma 1925; N. P. Kondakov, L'icône russe, Praga 1931; T. Uspenskij, L'art byzantin chez les slaves, Parigi 1932; M. Krasceninnicowa-Gibellino, Storia dell'arte russa, I, Roma 1935; M. de Taube, Rome et la Russie avant l'invasion des Tatars, Parigi 1948. Maria Krasceninnicowa Gibellino

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“RUSSIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 875. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/russia-2.