SAINT-BENOÎT-SUR-LOIRE. - L'Abbazia di St-Benoît-sur-Loire di Fleury (dall'antico nome di una cilla Floriacum appartenuta a un Florus o Florius) sorge presso l'omonima cittadina in Val de Loire nel dipartimento del Loiret e in diocesi di Orléans.
La posizione centrale, all'incrocio delle grandi vie di comunicazione, rese questa valle centro dei popoli dell'antica Gallia; in essa sorgeva l'omphalan, l'ombelico sacro: vi si tenevano assemblee periodiche; vi si praticavano anche sacrifici espiatori per tutta la nazione, nel tempio del dio Radiobus dove accorrevano pellegrini da ogni parte sotto la guida dei druidi. Tale carattere sacro si conservò anche nell'epoca gallo-romana, come dimostrano importanti resti archeologici, e passò poi ai popoli germanici che si stabilirono nella Gallia.
Il cristianesimo incontrò difficoltà in questo centro pagano, dove trionfò nel sec. IV, forse per opera di s. Martino, al quale sono dedicate varie chiese nella valle. Probabilmente alla stessa epoca bisogna risalire per trovare le prime tracce cristiane a Fleury. Si sa solo che alla metà del sec. VI un oratorio dedicato alla Vergine era annesso alla villa, di cui era proprietario il re Clodoveo II. Il Re, che condivideva con la consorte s. Batilde la sollecitudine per la propagazione della vita monastica, cedette la villa, in cambio di altre podere, all'abate di S. Pietro di Orléans, Leodebodo. Questi, attratto dalla fama della Regola di s. Benedetto, aveva deciso di fondare un nuovo monastero per introdurvene l'osservanza. Ora poteva attuare il suo piano a Fleury dove ben presto la villa fu trasformata in abbazia, che egli stesso con atto del 27 giugno 651 dotava di molti beni. La scelta del luogo, le condiscendenze del re Clodoveo e il proposito di trasportarvi le reliquie di s. Agnano, caro al popolo per aver salvato Orléans da Attila, rivelano l'intento di creare nella valle un centro sacro cristiano, capace di potente attrattiva, non inferiore a quella esercitata dal precedente centro di carattere pagano, verosimilmente allora non del tutto scomparso. Rapido fu perciò lo sviluppo dell'abbazia di Fleury: la traslazione del corpo

In seguito alla riforma cluniacense Fleury divenne un monastero modello, dal quale partirono varie colonie per altre case, anche fuori della Francia. Nello stesso tempo la scuola toccava il suo apogeo per opera dell'abate Abbone (v.), che governò il monastero dal 998 al 1004. Gravi incendi subiti dall'abbazia negli aa. 974, 1002 e 1026 interruppero il fervore di vita e di studio; quello del 1026 distrusse tutti gli edifici. I monaci, guidati dall'abate Gauslino (1004-30), ne intrapresero presto la ricostruzione. Mentre però le cripte vennero restaurate poco dopo e ricostruiti gli altari della Madonna e di S. Benedetto insieme al coro a due transetti, la chiesa, danneggiata da un nuovo incendio nel 1184, fu consacrata solo nel 1218. In questo periodo e nel secolo seguente intensa come l'attività artistica fu la vita spirituale del monastero, che non diminuì neppure a causa delle difficoltà materiali e del regresso della scuola. Minore fu anche l'affluenza dei pellegrini. Stato di cose che si protrasse a lungo e si aggravò sempre più per le scorrerie che funestarono la zona, in modo particolare durante la guerra dei Cento anni; inoltre gli agenti fiscali alla morte dei singoli abati tentavano di impadronirsi dei beni temporali dell'abbazia, che nel 1363 subì anche per due anni l'occupazione di una compagnia bretone. Altre prepotenze e nuovi intrighi nelle elezioni abbaziali portarono al governo del monastero persone per lo più indegne, peggiorando la situazione fino al punto che anche Fleury dovette assoggettarsi alla commenda (1486). Veniva meno ormai anche la disciplina regolare, lo spirito individualistico aveva distrutto la vita comune, né valsero i vari tentativi a ricondurre l'osservanza. L'abate commendatario De Coligny, dichiaratosi apertamente favorevole al calvinismo, completò l'impoverimento dell'abbazia asportandone i migliori tesori e abbandonandola al saccheggio degli ugonotti nel 1562.
Pochi anni dopo Fleury entrava a far parte della Congregazione gallicana degli Esenti, ma solo con la sua
annessione alla Congregazione dei Maurini nel 1627 essa ebbe una riforma che le ridonò un periodo di fioritura religiosa e culturale. Ma nel secolo seguente si nota un nuovo rilassamento. Nel 1789 il monastero fu venduto, nel 1806 demolito: rimase solo la chiesa che dal 1865 fu custodita da alcuni monaci di S. Maria de la Pierre-qui-vire. Nel 1944 con un gruppo sciamato dalla stessa abbazia si ricostituiva la comunità monastica a Fleury.
La scuola di Fleury oltre che da Teodulfo, collaboratore di Alcuino nella rinascita carolingia, fu illustrata da Abbone nel sec. X: si è fatto salire a 5000 il numero dei suoi allievi. Dal sec. IX al XII vari autori compilarono i Miracula s. Benedicti. Scrittori degni di ricordo sono pure: Aimone, Ugo di S. Maria, Gauslino, Andrea, Rodolfo, Teoderico. Le scienze più coltivate erano quelle bibliche, storiche e liturgiche, e la patristica, ma larga parte vi avevano le letterature classiche; numerose furono le opere agiografiche. Particolare ricordo merita anche lo scriptorium nel quale si sviluppò un tipo di scrittura noto appunto con l'appellativo di scrittura di Fleury.
Strettamente legata alla scuola era la Biblioteca. I suoi fondi andarono distrutti o dispersi all'epoca della guerra degli ugonotti. Pochi resti sono ora a Orléans, a Berna e in Vaticano.