SAVONA E NOLI, DIOCESI DI

SAVONA E NOLI, DIOCESI di. - Diocesi unite «aeque principaliter», nella provincia ecclesiastica ligure.
SAVONA E NOLI, DIOCESI di. - Diocesi unite «aeque principaliter», nella provincia ecclesiastica ligure.

Hanno una superficie di 400 kmq., con 130.978 ab. di cui 699 non cattolici. Contano 65 parrocchie e vicarie autonomie, 15 chiese pubbliche non parrocchiali. 144 oratori pubblici, 5 santuari, 4 basiliche, 3 collegiate, 164 sacerdoti diocesani e 127 regolari; hanno 1 seminario, 17 sacerdoti diocesani con 154 religiosi professi e 51 sacerdoti religiosi femminili con 870 religiose professe, 5 case generalizie femminili, di cui 3 di diritto pontificio, 3 collegi e scuole maschili con 1120 alunni, 5 collegi e scuole femminili con 870 alunne, 5 istituti di carità con 358 ricoverati.

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Savona e Noli, diocesi di - La torre Pancaldo (avanza della cinta muraria del sec. xiv) - Savona.

I. ORIGINE E SVILUPPO DELLE DUE DIOCESI

Quando i Romani consolidarono il loro dominio sulla Liguria, «Vada Sabatia» («Sabata») fu stazione terminale della Via Emilia di Scauro, continuata successivamente verso Occidente dalla Via «Iulia Augusta». A qualche chilometro, Savo era il porto della città (cf. E. Forcellini, Lexicon totius latinitatis, VI, Padova 1940, p. 598). Sull'evangelizzazione cristiana non si hanno particolari oltre quanto si Liguria (v.). La sede vescovile del paese doveva trovarsi a Vado, ma non è nominata nell'antichità cristiana; forse subì distruzione durante l'invasione del re Rotari in Liguria, nel sec. VII. Vado doveva avere importanza quando l'imperatore Lotario la ricorda in occasione dell'Editto a proposito delle scuole (828). Il vescovo dovette estendere la propria giurisdizione a tutto il territorio vandese, pressa poco negli attuali confini della diocesi di S.; tuttavia notizie certe si hanno solo dalla seconda metà del sec. IX e, mentre per tutto il sec. X il vescovo si intitola ora «vadese», ora «savonese», con l'inizio del sec. XI la sede è definitivamente stabilita nel castello di S., venuto in possesso dei vescovi e posto in località più salubre e sicura. Nel periodo degli Ottoni i vescovi di S. esercitano il loro dominio anche temporale non solo sulla città, ma su un vasto territorio e lo conservano anche quando nella regione si consolida il potere degli alearnici marchesi Del Carretto, talché sotto l'egida dei vescovi gli uomini di S. preparano l'avvento del libero Comune. Ma subito si inizia un periodo di aspre lotte con Genova, che pretende l'egemonia su tutta la Liguria; e poiché Genova era guelfa, S. militò sempre con i ghibellini. Per intervento di Genova sorse la diocesi di N., costituita nel 1239, a danno di quella di S. Anche gli uomini di N., arricchiti nei traffici d'oltremare, s'erano costituiti a libero Comune, ma, in opposizione ai Savonesi, si erano nel 1202 messi con Genova, ricevendo in cambio protezione e franchigie. Unita dapprima a quella di Brugnato, la sede di N. ebbe totale autonomia da Innocenzo IV nel 1245; per dotare la mensa le fu annessa l'abbazia di S. Eugenio dell'isola di Bergeggi, fondata nel 992 da Bernardo vescovo di S. La diocesi

di N. fu suffragante dell'arcivescovo di Genova, mentre quella di S. rimase fino al 1806 suffragante di Milano. Come tardo compenso Sisto IV annetteva a S. l'abbazia di S. Quintino di Spigno, con un esteso feudo, l'ultimo residuo del quale, il borgo di Lodisio, fu nel 1784 ceduto al re di Sardegna in compenso di un assegno e del titolo di principe al vescovo di S.

Dal 1809 al 1812 e nuovamente nel 1814 a S. fu relegato Pio VII prigioniero di Napoleone. Nel vescovado di S. si conserva ancora l'appartamento che ospitò il Pontefice. In memoria di questa vicenda, Benedetto XV concesse ai vescovi di S. il privilegio del pallio. Cessate le ragioni politiche da cui era nata la diocesi di N., Pio VII, con bolla del 9 ott. 1820, la uni «aeque principaliter» a quella di S.: in questa città hanno ora sede la Curia e il Seminario per le due diocesi, mentre a N. è rimasto il Capitolo cattedrale.

II. VESCOVI E PERSONAGGI INSIGNI

Nella lunga serie dei vescovi savonesi è tuttora oggetto di viva venerazione popolare il b. Ottaviano (1119-28), monaco benedettino, che sorresse i Savonesi con eroica carità e ispirò i primi liberi ordinamenti comunali. Dopo la rovina della città, caduta in potere dei Genovesi nel 1528 e distrutta in gran parte, si rese particolarmente benemerito mons. Pietro Francesco Costa (1587-1624), al quale si deve la costruzione della nuova grandiosa Cattedrale. Nel secolo scorso lasciò un'orma profonda mons. Agostino M. De Mari (1833-40), promotore della Cassa di risparmio e della Società di incoraggiamento all'industria, fondatore della Biblioteca civica, ispiratore della Congregazione degli operai evangelici e di tre congregazioni religiose femminili tra cui quella delle Figlie di N. Signora della Misericordia, fondata nel 1837 da s. Maria Giuseppa Rossello e rapidamente diffusa in Italia e nelle due Americhe. La Rossello fu poi particolarmente sostenuta da mons. Ottaviano Alessandro Riccardi di Netro (1842-67), prelato di singolare intelligenza e di sentimenti sanamente patriottici, che il Gioberti inviò nel 1848 ambasciatore straordinario a Pio IX, esule in Gaeta, per offrirgli la mediazione del Piemonte. Gli ultimi vescovi, mons. Giuseppe Salvatore Scatti (1898-1926) e mons. Pasquale Righetti (1926-48), diedero fulgido esempio di carità e di virtù pastorali in tempi difficilissimi. Tra i vescovi di N. meritano menzione mons. Antonio M. Arduini (1746-77), che dotò la città di ospedale e acquedotto, e mons. Benedetto Solari (1778-1814), il cui nome è legato alle vicende del Sinodo di Pistoia e del vescovo Scipione de' Ricci. Si diede alla Chiesa due papi, Sisto IV e Giulio II, intorno ai quali fiorì una pleiade di cardinali, prelati, principi e capitani della loro famiglia. Nacque e visse quasi sempre in S. il poeta Gabriello Chiabrera, caro a Urbano VIII. Nel secolo scorso S. fu teatro dell'opera carità di s. Maria Giuseppa Rossello.

III. SANTUARI E MONUMENTI PIÙ INSIGNI

Nella diocesi savonese è il santuario di N. Signora della Misericordia, che deve l'origine all'apparizione della Vergine al contadino Antonio Botta (18 marzo 1536) ed attravere folle di pellegrini al venerato Santuario, immediatamente soggetto alla S. Sede, ricco di opere d'arte, affiancato da ospizi per i pellegrini, gli orfani, i poveri. Pio VII prigioniero implorò ai piedi della Vergine la liberazione e il 10 maggio 1815 scioglieva il voto, incoronandone con le sue mani il simulacro. Pio X nel 1904 concesse al Santuario la dignità di Basilica.

Nella cattedrale-basilica di S. è veneratissima l'immagine di N. Signora della Colonna, affresco staccatosi il 14 marzo 1601 da una colonna in demolizione. La primitiva cattedrale di N. conserva un miracoloso Volto Santo ed è dedicata al concittadino s. Paragorio, martire, come si vuole, con tre compagni nella legione Tebe. Abbandonata nel 1572 perché posta in luogo malsicuro fuori le mura della città, fu sostituita dall'attuale cattedrale di S. Pietro, nella quale si venerano le spoglie di s. Eugenio, vescovo africano esiliato dai Vandali e morto nell'isola di Bergeggi.

A Finalmarina furono di recente scoperti i resti dell'antica pieve del sec. V. Finalpia, accanto a un venerato