SHAW, GEORGE BERNARD. - Commediografo irlandese, n. a Dublino il 26 luglio 1856, m. a Ayot Saint Lawrence (Londra), il 2 nov. 1950. Iniziò la sua carriera a Londra come critico musicale e teatrale e su di lui inizialmente influirono Wagner, Nietzsche, Ibsen e, tra gli inglesi, Samuel Butler

Fu eretta in vicariato apostolico il 13 dic. 1933 con territorio smembrato dal vicariato apost. Nanchino (v.) e che risultò diviso in due parti, una a sud e l'altra AMIENS (v.); il 9 giugno 1949 la parte nord de
(l'autore di Erewhon). Svolgeva contemporaneamente un'intensa attività di polemista critico e sociale, avendo dato la propria adesione al fabianesimo (1889) di cui stese il Manifesto.
Scrisse, anche in gioventù, alcuni romanzi, ma la sua vocazione era per il teatro, al quale lavorò ininterrotta mente fino alla morte, ottenendo consensi e successi che pochi scrittori han conosciuto. Sì, si servì del teatro come di un mezzo e pretesto per inculcare in un pubblico bendisposto i propri principi sociali e politici. Come s'è osservato, egli predica dal palcoscenico e le lunghe introduzioni alle sue commedie sono anche altrettanti sermoni laici. Ma il segreto del suo successo si deve alla brillante struttura del suo dialogo e alla felicità del paradosso estroso, che conquistarono le platee di tutto il mondo. Prescindendo dalla sua attività di socialista, la teoria più matura da lui elaborata e più accanitamente difesa in tutto il suo teatro, che è sempre un teatro a tesi, è quella della life-force, teoria che appare la prima volta in Man and Superman (1913). C'è, secondo S., un'energia insita nell'uomo la quale ne garantisce l'evoluzione, un'evoluzione diversa da quella meccanica prospettata da Darwin di cui S. si professa avversario. Di essa è depositaria la donna più dell'uomo, in quanto la funzione della donna è intesa alla procreazione. La teoria, in parte derivata dal principio bergsoniano dell'élan vital, venne sostenuta da S. per tutta la sua lunga vita e i suoi principi igienici, il suo vegetarianismo, ecc. vanno posti in relazione con essa. S. e Wells furono detti i campioni del «modernismo» e contrapposti ai campioni del «medievalismo»: Chesterton e Belloc. Fu proprio il Chesterton, che propugnava idee opposte a quelle di S., a scrivere la più interessante tra le biografie dell'irlandese. L'audacia, la combattività e l'estro di S. non impediscono che egli appaia oggi ai nostri occhi come molto legato a un'epoca positivistica che non è più la nostra.