SIMONE, APOSTOLO, santo - S. S. con l'istrumento del martirio. Ministra di André Beauneveu. Salterio del Duca di Berry (fine sec. XIV) - Parigi, Bibl. naz. ms. franc. 13091, f. 26.
turgiche. Con una certa elasticità si assegnano per il sommo sacerdorio di S. gli aa. 219-199 a. C. Tobiadi (v.) rifugiatisi in Gerusalemme dopo la rottura con il proprio fratellastro Ircano (Flavio Giuseppe, loc. cit., 229). A S. successe il figlio Onia III (II Mach. 3, 1 sgg.).
S., confuso con il nonno omonimo denominato « il Giusto » (Flavio Giuseppe, loc. cit., 43), rimase celebre nella tradizione rabbinica, che lo fece protagonista di non pochi racconti leggendari e talvolta fantastici. Nel trattato 'Abhôth (I, 2) a lui viene attribuita fra l'altro la bella frase: « Il mondo è basato su tre cose: la legge, il servizio divino e la pratica della giustizia », che compendia l'ideale più sublime del giudaismo nell'ultimo periodo del Vecchio Testamento.