TREVISANO, LODOVICO

TREVISANO, LODOVICO. — Cardinale, figlio di maestro Biagio, dottore in arti e medicina, n. a Venezia nel nov. 1401, m. a Roma il 22 marzo 1465.
TREVISANO, LODOVICO. — Cardinale, figlio di maestro Biagio, dottore in arti e medicina, n. a Venezia nel nov. 1401, m. a Roma il 22 marzo 1465.

TREVISANO, LODOVICO. — Cardinale, figlio di maestro Biagio, dottore in arti e medicina, n. a Venezia nel nov. 1401, m. a Roma il 22 marzo 1465.

Si laureò in arti e medicina a Padova il 9 luglio 1425; cominciò come medico del card. Gabriele Condulmer e fu suo famigliare quando divenne papa Eugenio IV. Scrittore delle lettere apostoliche, divenne vescovo di Traù il 24 ott. 1435, poi arcivescovo di Firenze il 6 ag. 1437 e come tale sottoscrisse al Concilio nel 1439. In questo stesso anno fu nominato patriarca di Aquileia, dove non risiedette quasi mai e fu nominato camerlengo l'11 genn. 1440. Nel marzo 1440 prese il comando delle milizie della Chiesa quale legato, dopo l'uccisione del card.

gine meridionale delle risorgive del Brenta, Tarvisium ebbe la facies paleoetnografica e il nome, probabilmente, dalla tribù illirica dei Taurisiani. Latercoli militari, iscrizioni e monete la assicurano municipium di ius latinum (forse dal 91 a. C.), ascritto alla tribù Claudia, ingrandito alla caduta di Altino.

La tarda e contaminata leggenda (sec. XII) della missione apostolica di S. Pietro, e dei prototiposcopato patavino di S. Prosdocimo (titoli rispettivamente della Cattedrale e d'un antico attiguo sacello), non può esser accettata, non risultando esser di fatto esistita a T. una sede episcopale anteriore al sec. IV (vescovo Giovanni, 396), quando dalla metropoli aquileense probabilmente occorse fronteggiare, con più frazionate giurisdizioni, l'istanza ariana: a questa infatti si allacciano anche le tradizioni altinati della predicazione e del culto ai corpi di S. Liberale confessore (m. nel 434) e degli itineranti martiri goti, Teonisto vescovo e Tabra e Tabrata diaconi (m. nel 396), accolti come patroni principali della diocesi.

L'incerto catalogo dei primi vescovi (lacunoso dal 541 al 564 e dal 590 al 743) e i discordi travestimenti di cronache posteriori impediscono un quadro sufficiente della vita religiosa diocesana nell'alto medioevo, quando T. fu successivamente fondato e caposaldo comitale gotico (Cassiodoro, Procopio), sede (con zecca) di ducato longobardo (Paolo Diacono, Venanzio Fortunato) e comitato franco della Marca Forogiliense (815), della Veronese e della Trevigiana (867).

Gli sconvolgimenti circoscrizionali dei limitrofi episcopati di Padova occupata (il vescovo di T. dal 605 al 743 riunì anche quel titolo) e di Altino e Oderzo distrutte dai Longobardi (647; 671); le investiture feudali a vescovi di nazionalità tedesca e di fede imperiale (1047-1124), in opposizione a simultanei apostolici e ai danni specialmente del comitato (ereditario fin dalle origini [958] nei Collato); e inoltre le incorporate temporalità dell'antico (589-827) e cessato episcopato di Asolo (diploma di Ottone I, 969), non solo allargarono i confini della giurisdizione spirituale del vescovo (bolla di Eugenio III a Bonifacio, 1152), ma ne elevarono la potenza feudale al grado (non al titolo) di dominus dux comes et marchio, con un vasto sistema difensivo e una considerevole massa dei beni allodiali e feudali e di diritti fiscali, dai quali storicamente e giuridicamente ripetono la natura dominica anche gli attuali cosiddetti «quartesi» parrocchiali (Statuto del 1231). Risalgono pure a questo periodo le più antiche vestige e memorie degli scomparsi monasteri dei SS. Pietro e Teonisto di Casier (777, zeniano), di S. Fosca, di S. Paolo di Lanzago (898, nonantolani); delle abbazie campestri cassinesi di S. Maria di Mogliano (995), di S. Maria del Pero di Monastier (1017), di S. Eustachio di Nervosa (1062), di S. Eufemia di Villanova (1085); dei lebbrosari di S. Pietro e Vito in Foro (991) e di S. Giacomo dello Schirial (sec. XI); della prima Biblioteca capitolare (catalogo del 1135); delle più antiche pievi.

La presenza della sola feudalità ecclesiastica minore e della borghesia forense nelle più antiche testimonianze di partecipazione cittadina al governo; e, d'altra parte, l'origine quasi universale del Comune rurale dalla prassi specialmente ecclesiastica delle concessioni livellarie e giudiziarie a collettività del distretto (plebi, vicinie, ecc.), non consentono di stabilire con esattezza la parte indubbiamente avuta dalla Chiesa nella costituzione e nel riconoscimento legale del primo Comune cittadino (inizio sec. XII). Indiretta, comunque, e ufficialmente non testimoniata fu l'influenza della gerarchia sugli indirizzi e ordinamenti del Comune già pienamente autonomo, a regime potestari (1176) e tutto intento a sostituire la giurisdizione propria alle varie particolari, specialmente del conte e del vescovo (Statuti Pusterla, 1193-94): così, almeno, a giudicare dal fatto che nella più antica compilazione statutaria (cod. orig. 1207-18) non si trova alcuna regolazione dei rapporti con la Chiesa; dalla grave crisi finanziaria che, sotto Ambrogio (1199-1207) e Tiso (1209-1245), attraversarono le temporalità del vescovo, gradualmente confiscate o coloratamente cedute al Comune (1218) e ridotte, da 322 fedi del 1178, a 63 nel 1189 e a 15 nel 1200.

Article illustration
(per cortesia di S. E. mens. P. Paschini
Trevisono, Lodovico - Ritrotto del card. L. T. (già creduto della famiglia Scarampi), opera di A. Mantegna (ca. il 1429). Berlino, Friedrich Museum.

1209; e, infine, da un significativo orientarsi del sentimento religioso del tempo verso forme e istituti extragerarchici e di maggior spiritualità, quali i nuovi Ordini mendicanti dei Domenicani e dei Minori, allora invitati e sovvenzionati dal Comune (statuto 1231) a costruire in città le grandi chiese e conventi di S. Niccolò e di S. Francesco. L'ambiziosa politica espansionistica del Comune oligarchico ed anticorporativistico (statuto 1231) e le lotte fra Caminesi ed Ezzelini per la prevalenza nel governo e per la signoria sulla città e sul distretto ridussero la cosiddetta «marca gioiosa», dapprima nella mani di Ezzelino IV, lo scomunicato vicario imperiale (1237), poi sotto la cupa ed efferata tirannide del dissidente fratello Alberico (1239-60), dalla quale il Comune non riuscì a liberarsi se non con la crociata bandita in Venezia dall'esule vescovo Alberto (1257) e con la macabra giustizia popolare del 24 agosto al castello di S. Zenone: occasioni non ultime ai movimenti penitenziali (1262) da cui più tardi originarono la scuola e l'ospedale di S. Maria dei Battuti (statuto 1299), e l'ordine laico dei Cavalieri Gaudenti (1261); avendo esercitato fino allora grande influsso spirituale in tutta la regione anche il minorita s. Antonio da Padova (Camposampiero, 1231), il benedettino b. Giordano Frozatè (ostaggio di Ezzelino in S. Zenone, 1237-38), il cardinale s. Parisio di Bologna (in a. T. nel 1267) e la benedettina b. Giuliana da Collalto (in a. Venezia nel 1264). La fossa e fastosa signoria guelfa del «buon Gherardo» da Camino in cambio dell'indipendenza politica (statuto originale 1284), dette allo Stato splendida prosperità ed anche pubblico ossequio religioso, non sempre sincero (cf. G. Biscaro, La correità di Gherardo e Rizzardo da Camino nell'uccisione di Jacopo del Cassero, 1298, vesc. di Feltre, Venezia 1915; id., Eretici e inquisitori nella Marca Trivignana, 1280-1308, Torino 1921), e un conterraneo al pontificato: il b. Benedetto XI (Niccolò Boccasini, domenicano).

La diocesi, allora retta da Tolberto Calza ed estesa quanto oggi, contava 35 monasteri e ospedali, 56 pievi, 208 cappelle (cf. Rationes decimarum Italiae, Venetiae [Studi e testi, 132], Città del Vaticano 1941, 129, 1295). Caduto il feroce Rizzardo nella ignobile «ragna» (1312) – il sontuoso mausoleo dei Caminesi in S. Francesco fu distrutto nel 1612 – un'incruenta rivoluzione del vescovo Salomone Castellano (1310-22) salvò la città dal tradimento del fratello Guccellone a Can Grande della Scala: T. visse allora la breve esistenza del restituto Comune delle Arti (1313-18), fiero dei suoi incomparabili Statuta, d'una ricercata Universitas studiorum, di frequentati Studi pubblici di filosofia, teologia e diritto, presso gli Eremitani, i Conventuali e i Domenicani (1313-1797); e conobbe la straordinaria morte, la grande amnistia e il culto popolare subito fiorito sulle spoglie taumaturgiche del b. legnaiolo Enrico da Bolzano (10 ott. 1315): cui la città dedicava una scolpita arca nella Cattedrale e il Boccaccio una scettica novella del Decamerone. Durante le successive dominazioni goriaiana (1318-28), scaligera (nell'episcopio morì Can Grande nel 1329), veneta (1338-81) e austriaca (1381-84) si ebbero: la fondazione della certosa del Montello (1340); l'ultima elezione episcopale da parte del clero (P. Paolo Dalla Costa, 1336); e il lungo e operoso episcopato di Fr. Dom. da Baone (1359-84), famigliare al Petrarca, testimone della morte e autore di una Vita b. Henrici, fondatore di una confraternita e scuola-convitto di S. Liberale (1365) per istituendi sacerdoti e notai. Violenta, rapace e sacrilega fu la quinquennale occupazione carrarese che circuì il vecchio Da Baone, sequestro a Padova il successore, Nic. Beruti (1386-94), e non lasciò a T. che nobili propaggini petrarchesche e la spoglia di Francesco Petrarca interrata in S. Francesco: dove anche è ricomposto ora il monumento sepolcrale di Pietro di Dante, qui pure deceduto nel 1364.

Con la seconda dedizione a Venezia (1389), T. perde ogni importanza politica e, anche dal punto di vista religioso, risente, oltre a indiscutibili vantaggi (difesa dell'ortodossia e della pubblica moralità), anche gli effetti negativi del giurisdizionalismo veneto: indirizzo umanistico e secolaresco della cultura e della vita dei chierici; alucitati, nepotismo e non residenza dei vescovi, in gran parte di origine ed elezione veneziana; politica ecclesia

Article illustration

stica di Udine, la Chiesa godette libertà e protezione dallo Stato, anche nel carico delle pubbliche scuole (uniche esistenti, prima delle riforme napoleoniche), affidate ai Somaschi (grammatica e retorica, 1624-1806) e al Seminario (umanità e filosofia, 1668-1797); e, grazie anche alla personalità del b. Barbarigo e dei vescovi Morosini, Zacco, De Luca e P. Giustiniani (1710-87), ultimo vescovo veneto, rimase immune quasi completamente da influssi giansenistici. La meteora municipalista del 1796-97 inaugurò la serie delle secolarizzazioni e demaniazioni, perfezionate poi, durante l'anticipate governo episcopale di Bernardino Marini (1788-1817), da Napoleone (1806) e dal Regno italico (1810). La restaurazione austriaca (1813), riservatosi il diritto alla nomina del vescovo (1818-80) e inflitta alla diocesi una sessennale vacanza per la fallita candidatura imperiale Jappelli, vide con favore la soda reggenza del vescovo G. Grasser (1822-29), sorvegliò in vano Sebastiano Soldati (1829-49), non s'adornò del pio barone G. A. Farina (1850-60) e non trovò lo sperato «instrumentum regni» nell'«austriacante e temporalista» teologo della Basilica Marciana – relatore della Commissione «de Fide» del Concilio Vaticano – Federico Zinelli (1861-79): vescovi del Risorgimento; riuscito, quest'ultimo, con la dottrina e con la carità, a far dimenticare perfino al locale settarismo le baionette austriache e le macchine infernali fra le quali era entrato in diocesi; benemerito, soprattutto, d'aver dato alla gerarchia, nella persona del suo più fedele interprete e collaboratore, canonico Giuseppe Sarto, il b. Pio X.

II. SANTUARI

S. M. Maggiore (Assunta): di origini antichissime; nel 780 in mano dei Nonantolani, poi dei Can. Reg. di S. Salvatore, ora dei Somaschi, per avervi s. Gerolamo Emiliani deposto il 27 sett. 1511 i ceppi e la chiave della fortezza di Quero. Ricostruito nel 1474, in gotico veneziano, conserva un'immagine della Vergine (la terza), restaurata da Tomaso da Modena (1352). È basilica dal 1917 e il più frequentato santuario della diocesi.

III. PERSONAGGI ILLUSTRI

Rambaldo dei conti Azzoni Avogadro (n. 12 nov. 1719, m. 12 sett. 1790), munifico primicerio della Cattedrale, eruditissimo bibliotecario della Capitolare, da lui in gran parte ricadificata, accresciuta e dotata, autore di 33 opere a stampa, fra cui: Memorie del b. Enrico; Trattato della zecca e delle monete che ebbero corso in Trevigli; Considerazioni sopra le prime notizie di Trevigli; di una monumentale Raccolta manoscritta di spogli dell'Arch. capitolare, in 20 voll.; e di un Carteggio originale con i più illustri contemporanei, in 27 voll. (Bibl. capit.).

IV. ARTE

Sul modesto panorama edilizio della città s'eleva incontrastata la mole gotica di S. Niccolò (m. 88 x 27, 50 x 33,35), spiccando per l'accentuata verticalità della sua massa a paramento in mattoni, leggermente listata in pietra. Iniziata per pubblico decreto, su più modesto disegno, alla metà del sec. XIII, e proseguita a rilento per tutto il secolo successivo sul modello attuale – forse con i soccorsi del card. Niccolò Boccassino (1305) di cui vi è nel presbiterio il monumento, opera di G. Comin – la costruzione rimase incompiuta nell'altezza della nave centrale, fino al 1858. Come le contemporanee di S. Francesco e di S. Margherita, e i loro chiostri, S. Niccolò fu, a lungo, tempio di sepolture illustri e chiesa delle grandi occasioni e delle affollate predicazioni domenicane.

L'attuale fabbrica del Duomo risulta da elementi saldati insieme in epoche diverse: la cripta dell'antica cattedrale romanica con l'urna dei ss. Fiorenzo e Vendemmiale; le ricostruzioni rinascimentali (cappella dell'Immacolata, dei Lombardi, 1481-88) col cenotafio al vescovo Zanetto, di P. Lombardo, e ad Alessandro VIII, del Bonazza; cappella del Sacramento, dei Bregno, col monumento lombardesco al vescovo Niccolò Franco (1501-1514); cappella dell'Annunziata (1519-23) con gli affreschi del Pordenone e la tavola del Tiziano: munificenze del can. vic. Broc. Malchilostro, ivi sepolto; e il corpo settecentesco, adattato alle cappelle terminali da G. Riccati, in sostituzione delle ormai fatiscenti tre navi romaniche (l'atrio è del 1836). Gli affreschi agiografici (corso) sono del Seitz; l'apoteosi di Pio X (presbiterio), del Biagetti.

La più antica testimonianza pittorica, a T., è data

Article illustration
(fot. G. Fini)
Treviso, diocesi di - S. Caterina, reggente in mano la città di T. : la Santa proferisce le parole : a Hacc est civitas Tarvisina pro qua Deum meum rogo a. Affresco attribuito a Tomaso da Modena (1352), scoperto nel 1946 - Treviso, chiesa di S. Caterina.

dagli affresci bizantino-romanici dell'abside di S. Vito (Cristo e gli Apostoli, sec. XII); ma T. conserva la maggiore e più caratteristica parte dell'opera di Tommaso da Modena (1349-60): i freschi delle chiese di S. Francesco, S. Maria Maggiore, S. Lucia, S. Niccolò, S. Caterina, ex S. Margherita (Storie di s. Orsola, ora alla Pinacoteca), e - stupenda per verità e varietà di studi psicologici e per realismo espressivo - la galleria dei Quaranta personaggi illustri dell'Ordine domenicano, nell'ex Capitolo di S. Nicolò (Seminario). Nell'attiguo monastero di S. Teo-nisto (Benedettino), trovavasi fino al 1692 l'enorme lunettone (7,60 x 3,79) delle Nozze di Cana di P. Veronese (1580), che ora è a Montecitorio; e dalla medesima chiesa è recentemente trasmigrato alla Pinacoteca il Calvatrio di J. Bassano.

Considerevole è il patrimonio artistico della diocesi: pitture e sculture, anche di sommi; paramenti, suppellettili, e oreficerie dei secc. XIII-XVIII (Tesoro della Cattedrale).

L'arte della carta, importata da Fabriano, fece fiorire assai per tempo a T. quella della stampa, grazie anche alla discesa di valenti maestri stranieri (Gerardo de Lisa, fiammingo, 1460-86), che arricchirono le biblioteche cittadine del tempo (ora la Capitolare e la Comunale) di splendide edizioni anche xilografate e alluminate.

Gloriose tradizioni vanta pure la Cappella musicale del Duomo, sorta alla metà del '300 e divenuta famosa, specialmente fra il 1500 e il 1633, per maestri compositori, organisti e cantori (Gabrieli, Anerio), per esecuzioni polifoniche e orchestrali, in patria e fuori, e per il ricco repertorio di codici inediti ed edizioni rare che andarono in parte perdute nell'incendio della Biblioteca e dell'Archivio capitolari (bombardamento 7 apr. 1944). Fra la Biblioteca Capitolare e la Comunale sono spartite altre preziose collezioni di codici e pergamene dei secc. X-XVI; fra cui la più completa serie originale di antichi statuti comunali d'Italia (1207-1555). - Vedi tav. LI.

Bibl.: oltre alle bibl. in L. Coletti, T. (Italia artistica, 90), Bergamo 1928 e id., Catal. delle cose d'arte e di antichità d'Italia, T., Roma 1935, e in A. Micholi, Stor. di T., Firenze 1938, pp. 223-38, cf. C. Agnoletti, Il culto di Maria V. M. nella dioc. tivigiana, Treviso 1884; id., Intorno alla domenicalità delle decime in dioc. di T., ivi 1891-92; G. Benvenuti, Le decime ed i quarti nella storia, nella legislazione, nella giurisprudenza, ivi 1930; C. Chimenton, E. ruinis pulchriores, 28 opuscoli sul Semin. di T., ivi 1931 e seg.; id., Formazione dei chierici in T., prima del Concilio di Trento, Vedelago 1945; P. Paschini, St. del Friuli, Udine 1934; id., Le origini della chiesa di Ceneda, Città del Vaticano 1946; A. De Bon, La colonizzazione romana dal Brenta al Piave, Bassano del Grappa 1933; G. Barbiero, Le confraternite del S.mo Sacramento prima del 1939, Vedelago 1941; V. DUHR, BERNARD, Cento anni di filos. e teol. (Semin. di T.), ivi 1943; P. Pigato, La Madonna grande, Rapallo 1943; A. A. Michieli, Una famiglia di matematici e di poligrafi trevigiani: i Riccati, in Atti dell'Ist. ven. di sc. lett. e arti, 102-104 (1943-46); id., Francesco Papini e i suoi Zibaldoni (1819-94), ibid., 108 (1949-50), pp. 129-53; G. Liberali, Legislazione, scolast. e problemi edilizi del centenario (Semin. di T. 1842-1942), Vedelago 1944; id., Gli statuti del Comune di T., I (1207-18), Treviso 1951, II (1231-63), ivi 1951; G. Mazzotti, Una scoperta. Gli affreschi della chiesa di S. Caterina e della cappella degli Innocenti in T., ivi 1947; L. Baiolo, Il monumento di Pietro di Dante, ivi 1947; M. Botter, La chiesa e il convento di S. Caterina in T., Udine 1947; David da Portogruaro, L'abbaia benedett. di Monasteri di T., Monasteri 1948; A. Lizier, Prodromi e primi momenti del '48 a T., Venezia 1949; V. LAZZARO, Il maestro cartaro Pace da Fabriano a T., Città del Vaticano 1951; L. Coletti, Storiografia artisti, trevigiana, Venezia 1951; F. Forlati, Il Palazzo dei Trecento di T., ivi 1952; L. Comacchio, L'ospedale di Noale nella sua storia, I, Origini, Vedelago 1952.