TRIVULZIO, FAMIGLIA

TRIVULZIO, FAMIGLIA. - Di origine milanese si hanno le prime notizie nei secc. XI-XII.
TRIVULZIO, FAMIGLIA. - Di origine milanese si hanno le prime notizie nei secc. XI-XII.

Suoi principali membri furono: ERASMO, condottiero, vissuto nel sec. XV, m. nel 1459. GIACOMETTO, dei T. di Castelidone, giurista, partecipò ai negoziati per la Pace di Lodi. Suo figlio ERASMO fu ambasciatore di Ludovico il Moro. TEODORO, n. nel 1474, m. nel 1551, militò nell'esercito francese, raggiungendovi il grado di maresciallo di Francia; fu inviato da Francesco I a governare Genova (1527). PIETRO, dei T. di Borgomanero, m. nel 1522, arcivescovo di Reggio Calabria (10 ott. 1520). FILIPPO, m. nel 1543, fratello di Pietro, fu anche egli arcivescovo di Reggio Calabria, cui rinunciò; aveva ricevuto l'arcivescovo dal fratello AGOSTINO, n. a Milano, m. nel 1548 a Roma, che lo aveva dal 24 ott. 1520. Questi fu nominato cardinale nel 1517, fu legato in Francia, protonotario apostolico, protettore dell'Ordine cistercense, ebbe i vescovati di Alessandria (1525), Asti (1528-29). Bobbio (1522-24); nel 1524, a richiesta di Francesco I, Tolone, nel 1531 Bayeux e nel 1537 Gratz; in occasione del sacco di Roma fu in ostaggio presso Carlo V e trattenuto a Napoli, prigioniero in Castel Nuovo. GIAN GIACOMO T., dei T. di Vigevano, conti di Mesocco, n. a Milano nel 1441, m. a Chartres nel 1518; fece parte del Consiglio di reggenza di Gian Galeazzo Sforza, partecipò alla guerra del Piemonte con la Borgogna (1476), fu in Terra Santa, intervenne in aiuto di Ferrante d'Aragona, re di Napoli, dopo l'episodio della congiura dei baroni e si fermò alla sua corte, ma dopo l'impresa di Carlo VIII aderì ai Francesi, si recò in Francia e ritornò a Milano con le truppe di Luigi XII, governò il Ducato per conto del Re e ne fu rimosso nel 1500; partecipò alla battaglia di Novara (1513) ove fu sconfitto, invece riportava un successo contro gli Svizzeri e Massimiliano Sforza a Marignano. (1515). AMBROGIO, figlio di Gian Giacomo, m. nel 1546, fu vescovo di Bobbio il 27 maggio 1524. GIAN FRANCESCO, n. nel 1504, m. nel 1573, fece parte dell'esercito di Francesco I, nel 1573 divenne generale della cavalleria pontificia. ANTONIO, dei T. di Melzo, n. intorno al 1470, m. nel 1522, vescovo di Asti (26 luglio 1499-1508), Como (1487), Piacenza (31 luglio 1508-19 genn. 1509); fu legato di Gian Galeazzo Sforza a Venezia, uditore di Rota ed il 28 sett. 1500, a richiesta di Luigi XII, nominato cardinale fu sempre fautore dei Francesi; m. a Roma e fu sepolto in S. Maria del Popolo. SCARAMUZZA, m. a Verona nel 1527, giurista, consigliere di Stato di Luigi XII, vescovo di Como (1508) e di Piacenza (26 sett. 1519-25); sostenne il Papa in occasione del Concilio di Pisa e partecipò al successivo Concilio Lateranense; il 19 luglio 1517 fu nominato cardinale del titolo di S. Ciriaco; curò gli interessi francesi presso le S. Sede e allontanati i Francesi da Milano ebbe confiscate dal duca Francesco II le sue rendite nel Ducato. CATALANO, n. nel 1508, m. nel 1559, fu vescovo di Piacenza, per rinunzia di Scaramuzza suo zio, dal 3 maggio 1525 al 1559. ANTONIO, n. a Milano, m. nel 1559, studioso di diritto, nel 1528 ebbe l'amministrazione del vescovato di Tolone, fu governatore di Perugia, vicelegato ad Avignone (1544), nunzio in Francia, internunzio a Venezia, prefetto della Segnatura, cardinale del titolo dei SS. Giovanni e Paolo il 15 marzo 1557, legato a latere in Francia nel 1559 per la pace tra Enrico II e Filippo II. CESARE, vescovo di Como (1527-48), nunzio in Francia, nel genn. 1536 fu, per poco, governatore di Perugia, ebbe parte nelle trattative tra Carlo V e Francesco I (1536). GIAN GIACOMO TEODORO, n. a Milano nel 1596, m. ivi nel 1657, fece parte dell'esercito di Filippo III di Spagna, fu ambasciatore del Re di Spagna, che rappresentò a Roma, e dell'Imperatore, da cui ebbe la carica di commissario imperiale; sposò la primogenita del principe di Monaco, che prestò morti lasciandogli un figlio, anch'egli Teodoro. Datosi, poi, alla vita ecclesiastica, fu cardinale del titolo di S. Cesareo il 19 nov. 1629, fu legato nelle Marche, governatore generale dell'esercito milanese, viceré di Aragona, di Sicilia, ove nel 1647 cercò di sedare i tumulti scoppiativi, di Sardegna (1649) e governatore di Milano (1656). Fu commendatario dell'abbazia di S. Celso, protettore dell'Ordine gerosolimitano.

BIBL.: A. Porro, Oratio in funere card. Theodori T., Milano 1656; C. Rosmini, Dell'istoria intorno alle militari imprese e alla vita di Gian Jacopo T. detto il Magno, ivi 1815; Corrispondenza segreta di Giove, Matteo Giberti datario di Clemente VII col card. Agostino T. dell'anno 1527, Torino 1845; Moroni, LXXXI, pp. 81-84; S. Tagliabue, La Signoria dei T. in Mesolcina, Rheinwald e Safiental, Milano 1927. Cf. pure la bibli. di SIGNORE e PRINCIPATI e Pastor, I, III e sgg. (v. indici). Giuseppe Coniglio