TROYA, CARLO. - Storico, n. a Napoli il 7 giugno 1784, m. ivi il 28 luglio 1858.
«Uno dei più poderosi campioni della nuova storiografia» (Croce [cf. bibl.]), p. 3) che in opposizione alla superficiale storiografia volteriana, intendeva rifarsi all'esame dei documenti. Per questo viaggiò per l'Italia nel 1824-26 e poi nel 1828-31. Cominciò con il trattare dei tempi di Dante nell'opera: Del vento allegorico di Dante (Napoli 1826) seguita dal Veltro allegorico dei Ghibellini (1832 e 1855); il Veltro sarebbe per lui Uguccione della Faggiuola. Ben presto si volse a trattare della
storia d'Italia sotto i Goti e particolarmente sotto i Longobardi nel suo Apparato alla Storia d'Italia, in 5 voll. (Napoli 1839-43) e l'opera sua più celebrata fu il Codice diplomatico longobardo, arricchito di note storiche ed osservazioni (Napoli 1852-55). Fu in relazione con Gino Capponi e con Cesare Balbo (il suo carteggio con questo fu pubblicato a Napoli nel 1869).
Di sentire profondamente cristiano, ammirò l'opera dei papi per la salvezza della civiltà; nel medesimo tempo nemico della reazione, fu capo dei ministri nel breve periodo costituzionale di Ferdinando II (3 apr.-15 maggio 1848); dopo, fu lasciato ai suoi studi.