UGOFFINNICI. - Speciale famiglia linguistica distinta in due rami: l'orientale o ugrico e l'occidentale o finnico.
Appartengono al primo l'ungherese, il vogulo e l'ostiaco, al secondo il sirienco, vaticano, ceremisso, mordivino, le lingue finniche propriamente dette (livone, vepso, voto, estone, carelico, finnico) e il lappone. Loro sede originaria fu l'Europa nord-orientale e precisamente i territori boscosi tra il Volga e gli Urali, lungo i fiumi Kama e Bjelaja. Cola si verificarono i loro primi contatti con i popoli indoeuropei come attestano vocaboli comuni a tutte le lingue ugofinniche risalenti al protoindoeuropeo (es.: ungh. néw = nome, vog. nam. ost. nem. sir. him. finn. nimi, lapp. namma di fronte ad ant. ind. nāman-, avesta nāma, greco δώμα, lat. nomen, got. namó ecc.). Più numerose le testimonianze di rapporti tra u. e il ramo ariano degli Indoeuropei (es.: ungh. szdz = cento, vog. sat, ost. söt, sir. sö, vot. sü, cer. šūdō, mord. šada, finn. sata e ant. ind. sūtām, avesta satam, lituano szimtas, ant. slavo eccl. sto, ecc.). La loro primitiva ma relativa unità si ruppe verso la metà del 11 millennio a.C. Con lo sviluppo distinto del gruppo ugrico da quello finnico. Si distaccarono i progenitori degli attuali Ungheresi i quali trovati vicini al popolo molto più numeroso e forte dei Bulgara-Turchi, vissuto nella Siberia occidentale, insieme con esso, negli anni 460-70 d.C., si spostarono verso il Caucaso, restando per secoli in un ambiente turco che grandemente contribuì a trasformare la loro civiltà. Autonomi gli Ungheresi incominciarono ad essere quando, non potendo più trovare difesa in seno all'Impero bulgaro-turco contro i ripetuti attacchi dei Peceneghi, dovettero volgersi verso Occidente. Il comando delle sette tribù ungheresi, allora, era già nelle mani della tribù centrale chiamata Magyar, che diede poi il nome al popolo, e la prima tappa fu Lebedia, tra il Don e il Dnieper, la seconda Etelköz (terra racchiusa da fiumi), tra il Dnieper e il Danubio inferiore. Qui

UGOFFINNICI. - Gruppo di donne Mordva del Volga, con caratteri baltici e uralidi.
avvenne la definitiva unione delle tribù sotto il duce Árpád che guidò il popolo magiaro nelle nuove sedi tra i Carpazi e il Danubio, il Drava e le Prealpi austriache; ciò avvenne nell'ultimo decennio del sec. IX (v. UNGHERIA).
Gli altri due componenti il gruppo ugrico, cioè i Voguli e gli Ostiachi, rimasti nel territorio degli Urali, continuarono a vivere insieme e la loro migrazione dalle antiche sedi europee verso quelle odierne nei pressi del fiume Ob, avvenne in tempi non molto lontani. Voguli e Ostiachi sono ridotti ormai a scarsi relitti: nel 1926 il loro numero era rispettivamente di 5200 e 18.000.
Il nome ugrico, ugro, termine tecnico dotto, però deriva da denominazioni ricorrenti nelle fonti storiche da più di un millennio. Le parole ugri, ungar, hongrois, Ungarn, Hungaria risalgono all'antico nome dei Bulgaro-Turchi: onogur che nelle forme di *ongur, *ongr passò, attraverso le lingue slave (ugre, ugry, ugré, úgrin, úgrin, ecc.), nel latino medievale (plur. ungri), tedesco (ungar) e, rilatinizzato in ungarus, diventò francese Hungri, Hungaria ecc. Nel greco bizantino si trova fin dal sec. X: δύγγρο. D'altra parte i nomi Ugra, Jugra, Jugria, usati dalle antiche fonti russe, dai geografi arabi e dagli scrittori europei dei secc. XV-XVI per denominare il territorio abitato dai Voguli e dagli Ostiachi, sono pure derivazioni di onogur-*ongur.
Rotta l'antica unità ugrofinna, il complesso occidentale percorse per lungo tempo ancora la stessa strada dell'evoluzione e mantenne più che il gruppo ugrico, frequentati rapporti con popoli indoeuropei. La sua scissione in ulteriori due rami avvenne intorno al 1000 a.C. Il ramo finnico (Ceremissi, Mordvini, Finnici e Lapponi) si spostò verso Occidente, mentre i Sirieni e Votiachi (chiamati popoli di Perm) rimasero nelle loro sedi orientali tra i fiumi Vjatka e Kama.
I Sirieni, fin dal sec. XIII tributari dei Russi, si convertirono al cristianesimo alla fine del sec. XIV per opera di s. Stefano di Perm, creatore dell'alfabeto sirienco, che tradusse nella sua lingua molti testi religiosi, i quali, accanto a quelli ungheresi dei secc. XI, XII e XIII, costituirono i più antichi monumenti ugrofinne. Secondo una statistica sovietica del 1926, il numero dei Sirieni ammontava a 364.000, la maggiore parte dei quali si occupa di agricoltura e commercio.
I Votiachi, poco più numerosi, abitano a sud dei Sirieni in un territorio che fino al 1236 faceva parte dell'Impero bulgaro-turco distrutto in quell'anno dai Tartari. Dopo una lunga e pacifica convivenza con i Bulgaro-Turchi, i Votiachi caddero sotto il dominio dei khan tartari, che durò fino al 1552, quando i Russi resero tributari di Mosca anche i Votiachi. Nel 1920 il
territorio da essi abitato ricevette un aspetto autonomo. La giovanissima letteratura votica in parte si alimenta della ricca poesia popolare, in parte riflette, come pure quella siriana, la letteratura sovietica.
Gli antenati degli odierni Ceremissi e Mordvini si staccarono dai Finnici propriamente detti non prima del sec. II a. C. e continuarono a formare un solo popolo finché la divisione, svoltasi lentamente, divenne complessa nel sec. VII d.C. Nella storia dei Ceremissi e Mordvini si distinguono tre epoche principali: 1) influsso bulgaro turco (700-1236); 2) dominazione tartara (1236-1552); 3) dominazione russa (dal 1552).
L'idioma dei Ceremissi è imbevuto, più che qualunque altra lingua ugofinna, di elementi turchi. Oggi i Ceremissi, in numero di ca. 425.000, vivono in due gruppi a nord-ovest e nord-est dell'ansa del Volga. I Mordvini, a sud dei Ceremissi e dei Votichi, sono dispersi lungo le due sponde del Volga e frammischiati con Russi e Turco-Tartari. Nonostante il loro numero relativamente alto (nel 1926: 1.267.000), essi resistono assai debolmente all'influsso culturale e linguistico russo.
I Lapponi vivono da tempi remotissimi nelle regioni settentrionali della Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Il loro numero complessivo ammonta ad appena 35.000. Parlano dialetti diversi, i quali appartengono senza dubbio alla famiglia ugofinna, mentre antropologicamente i Lapponi, secondo studi recenti, rappresentano il residuo di un'antichissimo tipo mongoloide nordico. La lingua odierna non è certamente il loro idioma originario, ma la parlata dei Finnici adottata negli ultimi secoli a.C., nel tempo, cioè, della scissione del ramo occidentale ugofinna nei gruppi finnici e mordvinore ceremisso. Anche il loro nome deriva dal finnico, dove lappi, lappi significa «luogo appartato», e lappalainen «abitante di luoghi fuori mano» che, in senso traslato, vuol dire «arretrato, primitivo, incivile». I Norvegesi, che da tempi antichi avevano contatti con i Lapponi, li chiamavano sempre «finnici» e questa parola (fennici), tramandata per la prima volta da Tacito (Gemania, cap. 46), nel medioevo serviva a denominare ora i Lapponi ora i veri e propri Finni (suomalainen).
Le unità etniche dei Finni, Estoni, Carelici, Veps, Voti e Livoni, si vennero formando dopo il distacco di quel gruppo ugofinna, che partendo dalle antiche sedi del Volga si spostò verso Occidente per stabilire infine nel territorio a sud del golfo Finnico e del lago Ladoga. I suoi componenti linguisticamente ancora oggi sono molto vicini. Negli ultimi secoli a. C., tale gruppo giunse nelle vicinanze di popoli baltici (Lituani, Lët-toni, antichi Prussiani), dai quali apprese l'agricoltura l'allevamento del bestiame e la costruzione delle case. Nei primi secoli dell'era cristiana ebbe inizio l'influenza germanica, che fu decisiva per l'ulteriore sviluppo culturale di quel gruppo e soltanto verso il sec. VIII d.C. i suoi membri cominciarono a prendere contorni più o meno netti di nuove individualità etniche.
I Finnici presero possesso dell'attuale loro patria (Suomi) fra il III ed il VII sec. d.C. (v. FINLANDIA).
I Carelici, un tempo i più progrediti tra gli abitanti dei dintorni del Ladoga e Onega, verso la metà del Duce, cento soccombettore ai Russi e, convertiti all'ortodossia, perdettero ogni contatto culturale con i Finnici. Il sentimento di fratellanza rincaque in seguito alla scoperta in Carelia del comune antico tesoro poetico. Oggi i Carelici (non più di 300.000) vivono nella Carelia russa e più a sud, nella regione di Tver e Novgorod. I Veps (appena 30.000 anime) sono dispersi nel territorio a sud dell'Onega e ad est del Lagoda. La loro civiltà arretrata e una istintiva riservatezza si salvarono dalla russa-ficazione, che, però, di recente progredisce sempre più. Il gruppetto più esiguo delle genti finniche è rappresentato dai Voti, che in alcune località sperdute dell'Ingermanland stentano gli ultimi giorni della loro vita. Quasi del tutto estinta è pure la lingua dei Livoni i quali diedero il nome alla Livlandia da loro abitata fin dal sec. XII.
Il popolo estone, uscito dalla servitù russa, che non riuscì a spogliarlo della sua individualità e lingua, nel 1918 si organizzò in Stato indipendente, l'Estonia, che nel 1934 aveva 1.125.000 ab. I due principali dialetti del-l'estero, le parlare di Tallin e di Tartu, sono molto dis-simili e ognuno di essi sviluppò una propria lingua letteraria: la loro unificazione è di data recente. Attualmente l'Estonia è incorporata nello Stato sovietico.