ULTRAMONTANISMO. - Parola di significato generico ed impreciso, creata ed usata oltralpe (Francia, Germania, Inghilterra, Paesi Bassi) per designare, più che una vera corrente di pensiero, quell'adesione agli indirizzi ed al contegno della Chiesa romana nei rapporti teologici e giurisdizionali od anche negli interessi politici.
Erano perciò chiamati ultramontani in quei paesi quegli scrittori, uomini politici, personaggi ecclesiastici cattolici che seguivano tale linea di condotta e naturalmente tutti gli Italiani fedeli agli insegnamenti della S. Sede. Si cominciò col chiamare ultramontani quei cittadini o quei religiosi che tenevano in Germania le parti di Gregorio VII durante la lotta per le investiture. Nel sec. XVII in Francia furono chiamati con lo stesso nome dai giansenisti e dai regalisti i giuristi ed i teologi che combattevano le loro dottrine. Per i giuseppinisti, gli illuministi, i febromiani erano pure ultramontani i loro avversari. La parola continuò ad essere usata durante il sec. XIX da tutti i liberali e gli acattolici che nel campo religioso seguirono teorie nuove od assunsero atteggiamenti pratici vessatori nei rapporti col cattolicesimo. Particolarmente durante i dibattiti svoltisi in occasione del Concilio Vaticano, ultramontani venivano chiamati volentieri i sostenitori dell'infallibilità pontificia.
Ed anche oggi non si è perduto l'uso di tale parola nelle polemiche politico-religiose, conservando sempre un tono se non di vero disprezzo, per lo meno di discredito.