ULRICO di STRASBURGO. - Teologo e filosofo domenicano, n. a Strasburgo all'inizio del sec. XIII, m. a Parigi nel 1278.
Alunno di s. Alberto Magno in Colonia, insegnò a Strasburgo filosofia e teologia, fu provinciale della Teutonia (1272-77) indi professore a Parigi.
Scrisse un commento al Librum metheorum e al De anima di Aristotele. Commentò in parte anche le Sentenze. Ma di queste e di altre opere, che con minore probabilità gli si attribuiscono, non resta traccia alcuna. Di lui si conservano invece 25 lettere del periodo del suo provincialato (ed. da H. Finke, Ungedruckte Dominikanerbriefe des 13. Jahrhunderts, Paderborn 1891, nn. 47-59, 66-78, 81), una predica scritta in tedesco antico (ed. da J. Daguillon, U. de S. prédicateur, in La vie spirituelle, suppl., 17 [1927], pp. 90-94), e il Liber de Summo Bono. Scritto contemporaneamente alla Sum. Theol. di s. Tommaso, il Liber non ha l'unità e la sistematicità delle opere dell'Aquinate; tuttavia rappresenta un notevole progresso sulle Somme anteriori per organicità della materia trattata e originalità del piano di composizione. È evidente l'indirizzo neoplatonico che U. eredita da s. Alberto Magno, di cui sfrutta specialmente il commento al De Divinis nominibus. U. dipende pure da altre opere neoplatoniche, come il Liber de Causis e la Metaphysica di Avicenna. Dio, secondo U., è l'esse formale di tutti gli enti, non in senso panteistico, ma perché
che già indossava le insegne episcopali senza essere stato consacrato, furono attaccati violentemente nel Sinodo di Ingelheim (20 sett. 972). Adalberone, prevenuto dalla morte, non poté succedere allo zio, che a breve distanza lo seguì nella tomba. Fu sepolto nella chiesa collegiale di S. Afra, più tardi chiesa benedettina con il titolo dei SS. Ulrico e Afra. Fu iscritto solennemente nel catalogo dei santi da Giovanni XV (31 genn. 993), la bolla di canonizzazione del 3 febbr. di quello stesso anno è la prima che sia stata emanata per simile circostanza (Jaffé-Wattenbach, 3848). È patrono principale della città e della diocesi di Augusta, e se ne celebra la festa il 4 luglio.
A torto gli si attribuisce un Sermo synodalis (PL 135, 1071-74) ed una Epi-
è causa efficiente ed esemplare e perché è luce di tutte le intelligenze. L'azione divina raggiunge gli esseri inferiori mediante il concorso delle intelligenze, informate dalla luce increata, le quali regolano il movimento dei corpi celesti. L'intelletto possibile ha naturalmente una conoscenza abituale e confusa di Dio, che a contatto con le cose diventa immediatamente sine probatione attuale e determinata. L'esse è la prima emanatio del primo Essere. La comunicazione di questo esse, che Dio conferisce a tutte le creature, è una diffusione di luce: Dio è pura luce formale e intellettuale e, poiché causa per suam essentiam, gli effetti sono necessariamente una diffusione di quella luce. U. è l'anello di congiunzione tra il neoplatonismo di s. Alberto Magno e i teologi e specialmente i mistici domenicani tedeschi dei secoli seguenti, da Taulero a Giovanni Nider.